Pd, liste e malcontento: Amati e Mennea presentano il ricorso per l'annullamento

Pd, liste e malcontento: Amati e Mennea presentano il ricorso per l'annullamento
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Giovedì 18 Agosto 2022, 11:04 - Ultimo aggiornamento: 20:07

Un'ondata di malcontento rischia di travolgere il Pd pugliese dove iscritti e big non hanno digerito le liste sfornate dalla direzione nazionale e dopo le minacce, sono passati ai fatti: Amati e Mennea hanno presentato un ricorso per chiedere l'annullamento delle liste Pd in Puglia.


Se la presidente del Consiglio regionale, Loredana Capone, solo al quarto posto nel plurinominale al Senato dopo Francesco Boccia (e i due catapultati da Campania e Lombardia Valente e Misiani), non ha ancora sciolto la riserva sull'accettare o meno la candidatura, si alza invece da più parti la richiesta di modificare le liste perché violano gli statuti nazionali e regionali.

Il ricorso per annullare le liste del Pd

Intanto però, mentre il dibattito prosegue, i consiglieri regionali Ruggiero Mennea e Fabiano Amati hanno presentato il ricorso per annullare le liste del Pd in Puglia. "Abbiamo presentato un ricorso urgente alla Commissione nazionale di garanzia per annullare le liste del PD Puglia e modificarle. Se sei un partito che in Parlamento va per difendere la legalità - si legge nella nota - non puoi nominare i parlamentari con atti illegali e modalità sessiste".

Secondo i due firmatari del ricorso, infatti, le liste del PD Puglia, "sono state composte in violazione delle seguenti regole: parità di genere perché composte con soli capilista uomini; mancanza di elezioni primarie o sistema di ampia consultazione (contendibilità); uguaglianza di tutti gli iscritti; designazioni collegiali; rappresentatività politica e territoriale; pubblicità della procedura di selezione; modalità democratica di approvazione delle candidature attraverso organi rappresentativi; rinunce e sostituzioni senza riconvocare la direzione nazionale. Numerose violazioni, dunque, in grado di determinare l’annullamento delle liste dei candidati dei collegi plurinominali e uninominali per Camera e Senato della circoscrizione Puglia, così da permettere la ricomposizione delle liste con modalità legali, ossia in conformità agli Statuti del partito. Auspichiamo un’immediata convocazione della Commissione nazionale di garanzia per la decisione del ricorso e senza alcuna esitazione. E nessuno venga a dire che la questione è politica, perché la prima questione politica negli Stati democratici è la legalità: togli il diritto e lo Stato diventa una banda di briganti, avrebbe detto qualcuno molto più importante e più santo di noi”.

Il dibattito

A sollevare il problema erano stati, nelle ultime ore, vari esponenti del partito. L'ex parlamentare Federico Massa la chiama «una gravissima violazione dei principi, dei valori e della statuto del Pd», ma il consigliere regionale Fabiano Amati, presidente della commissione Bilancio in Regione, impacchetta un'operazione verità, mostrando in video le interviste in cui Enrico Letta, Francesco Boccia e Michele Emiliano definiscono imprescindibile la presenza delle donne: «Le liste del Pd Puglia non sono solo invotabili, ma pure illegali - aveva già spiegato Amati -. Violano infatti una gran quantità di norme statutarie e in particolare quelle sulla parità di genere e quelle sulla contendibilità delle cariche». Nel video Enrico Letta descrive la parità di genere come precondizione della politica. Francesco Boccia, che ha materialmente composto le liste pugliesi ai microfoni parla di «femminismo parte del Dna del Pd».

E sulla vicenda interviene anche la coordinatrice regionale delle Donne democratiche Lucia Sileo, che ha rifiutato clamorosamente la candidatura in Basilicata: «Non si può parlare di un partito femminista se in Puglia, Campania e Basilicata non ci sono capilista donne».


Intanto dalla Conferenza Regionale Donne Democratiche di Puglia, che sta pensando di impugnare le candidature, aggiungono: «Davanti a un'esclusione sistemica delle donne, davanti alla negazione del principio di parità democratica nella scelta dei capilista facciamo appello al Segretario Letta e a tutto il partito affinché in Puglia almeno 2 capilista dei proporzionali siano assegnati a donne scelte dai nostri territori».

La richiesta di dimissioni


La crescente protesta nei confronti del partito, ha portato nelle scorse ore anche alla formalizzazione da parte del Pd salentino della richiesta di dimissioni del segretario regionale Marco Lacarra, capolista del listino bloccato della Camera a Bari. Durante la conferenza dei segretari aperta ai rappresentanti istituzionali e dirigenti, nella federazione di Lecce, l'assemblea ha approvato all'unanimità la richiesta di dimissioni nel numero uno pugliese. A quell'assemblea erano presenti anche una serie di big del partito salentino, dal presidente della Provincia Stefano Minerva al consigliere regionale Donato Metallo, che su Facebook si sfoga: «Non lasciamo il Partito anzi lo presidiamo, lo dobbiamo cambiare e partendo dai vertici regionali, di cui abbiamo richiesto le dimissioni immediate. Non succederà - prosegue Metallo - e allora bisognerà lavorare e far sì che le cose cambino». E dal Tarantino il consigliere regionale Michele Mazzarano protesta non solo per la scelta «retrograda, antimoderna, tipica delle forze politiche conservatrici» di escludere le donne. La decisione di relegare al quarto posto della lista del Senato Loredana Capone - prosegue Mazzarano -, aggrava questo quadro e mette in grande sofferenza il Salento. Tra i capilista - prosegue Mazzarano - mancano inoltre rappresentanti di Brindisi e Taranto. Tenere fuori un rappresentante jonico dal Parlamento negli anni cruciali della sua transizione verso un nuovo modello di sviluppo, è un errore politico imperdonabile di cui il Pd dovrà rispondere ai cittadini». Poi l'accusa al commissario Misiani: «Taranto - prosegue Mazzarano - è stata beffata due volte perché chi doveva rappresentare gli interessi del territorio e del Pd jonico, ha pensato solo agli interessi propri. I catapultati da altre regioni nella lista del Senato infatti non solo rischiano di bruciare la possibilità di elezione di Loredana Capone, ma hanno impedito l'indicazione di candidati della provincia di Taranto». Alla squadra degli entusiasti del lavoro per le liste si aggiunge invece oggi Raffaele Piemontese. Il vice di Emiliano in giunta, che correrà nel listino bloccato foggiano si complimenta per il «lavoro ottimo e difficile» di Letta. «Questo connubio Pd-civismo in Puglia ci ha fatto vincere tante elezioni, a livello regionale e comunale. Quindi candidare Claudio Stefanazzi è stata un'operazione politica intelligente». Poi il passaggio sula Capone: «Loredana è una mia amica e mi auguro che al Senato, dopo Boccia, i due esterni nazionali candidati in altri collegi possano scattare lì e quindi permetterle di stare dentro».
 

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