Lezzi: Poseidon si può fermare Ed Emiliano cerca l'alleanza

Lezzi: Poseidon si può fermare Ed Emiliano cerca l'alleanza
Non piace all'una, non piace all'altro, i motivi sono di varia natura ed estrazione e allora è un attimo: si salda l'involontario asse tra Barbara Lezzi e Michele Emiliano, nel nome del no al gasdotto bis - con approdo stavolta a Otranto. La ministra pentastellata e salentina si sbilancia (anche stavolta) e spiega che sì, «non è necessario portare avanti il gasdotto Poseidon»: i cinque stelle, scottati dal dossier Tap, stanno facendo di tutto per stoppare l'altra infrastruttura e recuperare terreno nel Salento. Il governatore pugliese intravede il nuovo fronte di battaglia da prima linea e s'incunea: «La mia posizione è molto simile a quella del governo», «così non si può andare avanti».
Cosa ha in mente il governo? Passo indietro e sintesi. Poseidon collega Grecia e costa salentina, il progetto (portata 10 miliardi di metri cubi di gas all'anno) è frutto della joint venture tra l'italofrancese Edison e la greca Depa ed è stato autorizzato nel 2011, ma fino al 2017 era del tutto sprovvisto di gas. Poi è stato Carlo Calenda - all'epoca ministro dello Sviluppo economico - a sottoscrivere il memorandum d'intesa con Grecia, Cipro e Israele per agganciare il Poseidon alla direttrice Eastmed (gas dal Bacino di Levante, tra Cipro e Israele).
Ora però il governo temporeggia, almeno nella porzione pentastellata. E la sottoscrizione dell'accordo internazionale slitta. Tra palazzo Chigi e il ministero dello Sviluppo economico si immaginano strategie alternative: unendo i puntini (cioè le dichiarazioni del premier Giuseppe Conte e del sottosegretario Davide Crippa) viene fuori l'idea di un stop a Poseidon, ma non al gas di EastMed, che verrebbe convogliato su Tap (raddoppiandone la portata a 20 miliardi di metri cubi di gas all'anno).
Ha aggiunto ieri Lezzi da Bari, in Regione: «Stiamo facendo un approfondimento in virtù anche di una proroga che è stata chiesta da Poseidon per l'inizio dei lavori, che di fatto non sono ancora iniziati, ma non essendoci, a nostro avviso, come ha detto il presidente Conte, la necessità di portare avanti quest'opera, stiamo appunto verificando tutte le condizioni prima di dare una risposta definitiva. Questa è una posizione ormai nota da parte del Movimento 5 Stelle». In effetti, Poseidon dovrebbe far partire i lavori (come da autorizzazione unica) entro il 6 giugno, ma ha chiesto un'ulteriore proroga al Mise: un'opportunità - è la tesi dei pentastellati di governo - per ripassare al setaccio il progetto, rallentare la marcia e abbozzare soluzioni alternative. Possibilmente da esplicitare e praticare solo dopo le Europee.
Ed Emiliano? Nei giorni scorsi il governatore pugliese si è accorto del gasdotto Poseidon, che prima del 2011 aveva comunque incassato il disco verde anche della Regione (amministrazione Vendola) oltre che di Provincia, Comune di Otranto, vigili del fuoco. Ora Emiliano vuol alzare la maginot per sbarrare il passo a Poseidon. «La mia posizione - ha detto ieri - è molto simile a quella del Governo, nel senso che, al di là di alcune discussioni anche legittime del passato, dobbiamo capire di quanti gasdotti ha bisogno il mondo e quanti di questi gasdotti devono passare dalla Puglia, perché così evidentemente non si può andare avanti. Quindi la posizione del Governo mi rassicura e mi auguro che ovviamente tutto vada bene questa volta, perché mi sarebbe piaciuto, ma ovviamente si tratta di questioni ormai superate, trovare soluzioni diverse anche sull'altro gasdotto. Adesso cerchiamo di fare insieme questo percorso sul Poseidon». Insomma: stoccate al governo, ma la volontà esplicita di giocare di sponda. Anche accennando la fuga in solitaria, com'è successo venerdì, quando Emiliano ha annunciato il presunto scoop: l'avvio dei lavori a Otranto. Si trattava però solamente di lavori di pulizia da rovi ed erbacce nell'area dei monitoraggi preliminari (una prescrizione imposta a Poseidon dal decreto autorizzativo). Lavori peraltro comunicati dall'azienda alla Regione, che tuttavia sostiene di non essere in possesso del «progetto esecutivo a cui riferire la bozza di progetto di monitoraggio ambientale». Potrebbe essere solo un primo tassello di un lungo carteggio, nel tentativo della Regione di ritagliarsi voce e ruolo in una partita giocata in solitaria dal governo.
F.G.G.
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Martedì 16 Aprile 2019 - Ultimo aggiornamento: 17:56