Tfm, la bocciatura di Conte e Letta: «Meglio ripensarci»

Giuseppe Conte ieri in Puglia
Giuseppe Conte ieri in Puglia
di Antonio BUCCI
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Lunedì 20 Settembre 2021, 05:00

Ci sono le Comunali ma pure la norma «da abrogare» sull’assegno di fine mandato in Regione. In un tam tam crescente, che vede la staffilata di Antonella Laricchia e costringe persino Enrico Letta ad intervenire sulla questione e richiamare i suoi. 

CONTE
Nella domenica di Giuseppe Conte ci sono le Politiche che verranno - ma senza fretta né spallate all’inquilino di Palazzo Chigi - le alleanze giallorosse da benedire sui territori e il Movimento da rafforzare: «É stato descritto come un partito di incompetenti, ne ho trovati di più in altri ambienti», difende. Torna in Puglia e detta la linea, partendo da quello che definisce «il mio Gargano, l’isola monte». Da Sannicandro, nello specifico, dove il laboratorio tra dem e pentastellati si è concretizzato a sostegno di Matteo Vocale. L’ex presidente di Volturara tiene il punto: niente discussione sulla leadership del centrosinistra, dopo le urne di ottobre, né totonomi sul Quirinale: «Non è all’ordine del giorno la mia candidatura a premier né quella di altri», sgombra il campo. Adesso, c’è da tirare la volata ai suoi. «Abbiamo bisogno di essere nei comuni e nei territori, dando vita ad una rete istituzionale che sia la nostra forza», gli fa eco la titolare del Welfare regionale, Rosa Barone, come anche la capogruppo Grazia Di Bari dai social: «Tutti ricordano molto bene il lavoro fatto dal suo Governo, come ci ha tenuto uniti nel periodo più duro della pandemia e come ci ha difeso in Europa». Il tour, ma la definizione non gli piace troppo, ha le tappe serrate: Cerignola e poi Melfi, nel potentino. Nel pomeriggio, Massafra e Grottaglie e poi la chiusura a Noicattaro, al fianco dell’uscente Raimondo Innamorato. Nella sua Capitanata, ad attenderlo ci sono anche “le bimbe di Conte”, dal gruppo social nato durante il lockdown. Di quel periodo rivendica le misure assunte «di grande coraggio, con manovre in deficit mentre tutti parlavano di rigore». Altra storia, altro tempo. E anche quando dalla platea gli urlano che avrebbero preferito lui a gestire i fondi del Pnrr, risponde che i tempi saranno lunghi e loro ci saranno, anche dopo il 2023. Il Movimento ci pensa, lui racconta il restyling, con gruppi territoriali e forum tematici. La faccenda, però, si complica sul trattamento di fine mandato per i titolari degli scranni in via Gentile. Questione tutta pugliese ma non tale da non arrivare fin nella Capitale, tanto più in quella che sembrava dover essere vigilia del ritorno in Aula della misura, che pare slittare: «Il M5s sarà in prima fila per eliminare quella norma e introdurre una norma che sia compatibile anche con i nostri principi e valori». Sulla carta, una conferma della posizione iniziale dei pentastellati, che però ha dovuto fare i conti con il passaggio in settima commissione, con l’abbandono della strada del colpo di spugna e il nuovo iter della modifica: «Ci siamo resi conto – spiega lui - che quell’emendamento, per le implicazioni che comportava, non era accettabile, quindi abbiamo convenuto tutti che venga abrogato quel trattamento di fine mandato così come era stato da ultimo approvato. Va, invece, reimpostato un discorso completamente nuovo». 

LE REAZIONI
La prima a riaprire il fuoco è l’ex candidata Presidente, proprio sotto le insegne a 5 Stelle: «Ci sta prendendo in giro o è stato preso in giro dai 4 eletti del M5S in maggioranza? Il 16 settembre la mia proposta di abrogazione è stata bocciata da tutti in Commissione, destra, sinistra e dai due commissari del M5S, smentendo dunque le parole di Giuseppe Conte», mette giù dura Antonella Laricchia, a trasferta del leader ancora in corso. Arriva subito la sponda dei “vendoliani” di Sinistra Italiana: «Pensavamo che dopo il polverone sollevatosi, ci sarebbe stato un moto di orgoglio e di buon senso da parte dei consiglieri regionali. Purtroppo non è così. Tornano alla carica, rivedendo i tetti dell’assegno di fine mandato», bacchetta Nico Bavaro, che poi se la prende con i titolari degli scranni in maggioranza, ai quali ricorda «che la storia del centrosinistra pugliese è riconosciuta in tutto il Paese per la sua sobrietà. Questa sarebbe una brutta pagina, cui non vogliamo credere e su cui non intendiamo tacere». 

LETTA
A fine giornata, il Segretario nazionale Pd Enrico Letta affida ad un tweet la scomunica: «Mi chiedono cosa pensi della scelta del Consiglio Regionale della Puglia. Semplice, sarebbe bene che il gruppo del Pd pugliese tornasse sui suoi passi e che il Consiglio si occupasse di altri problemi». In via Gentile sono avvisati. 
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