Il caso Royal preoccupa le aziende: «Temiamo per il nostro futuro»

Lo stabilimento Royal
Lo stabilimento Royal
di Pierpaolo SPADA
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Giovedì 22 Settembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 11:20

Il caso “Royal gelati” scuote il mondo dell’industria ma anche dell’artigianato pugliese già sul piede di guerra. «Ora dopo ora l’intero sistema delle imprese rallenterà ulteriormente o fermerà le produzioni e non potrà più permettersi di non licenziare. Qualsiasi governo subentri ha il dovere di proseguire gli impegni assunti da quello ancora in carica e di implementare gli aiuti». 

Le imprese


Si esprimono così le associazioni degli imprenditori, il giorno dopo aver appreso del coraggio dell’amministratore di Royal, Spiridione Strafino, di non mettere mano al personale bensì al processo (riconversione impianti) e al prodotto (blocco della produzione di vaschette) per contenere il costo energetico che per l’intero periodo di produzione dell’azienda - da febbraio a settembre - l’inflazione ha portato da 320mila a oltre 1 milione di euro. «Prepariamoci a conoscere tante di queste storie già a partire dai prossimi giorni, ma con la differenza - avverte il presidente di Confindustria Puglia, Sergio Fontana - che a esser sospesi saranno anche i posti di lavoro, perché a queste condizioni le aziende energivore non ce la possono fare. Dai caseifici ai pastifici, passando per ceramisti e vetrai: arriverà un punto che non ci saranno più i soldi per pagare gli stipendi. Per questo, noi chiediamo al governo attuale e futuro di trovare risposte immediate». Quali? «Bisogna far pagare agli imprenditori le bollette allo stesso livello in cui le pagavano prima della crisi energetica. Ci vuole l’intervento statale: lo Stato - dice Fontana - deve fare per forza nuovo debito perché se non paga le bollette alle imprese succede che dovrà pagare la cassa integrazione anche per quell’imprenditore salentino che sta andando avanti nonostante tutto», dice il numero uno degli imprenditori pugliesi. Che, con sguardo al lungo medio-lungo periodo, aggiunge: «Serve una seria politica energetica che faccia leva sulle rinnovabili ma anche sui rigassificatori, perché l’Italia è la seconda potenza manifatturiera d’Europa e ha bisogno di energia».

Le reazioni


Un punto di vista al quale quello del collega salentino, Nicola Delle Donne, aderisce appieno. Il presidente reggente di Confindustria Lecce sostiene che la storia di Royal è quella che purtroppo tutte le imprese energivore, con maggiore o minore intensità, sono o saranno presto costrette a raccontare: «Perché i costi dell’energia sono quintuplicati. Quindi, se il nuovo governo non partirà dal presupposto che deve combattere anche la speculazione non ne usciremo». Più in generale, l’auspicio dell’imprenditore è che «quanto prima si mettano in campo interventi strutturali con progettualità di breve, medio e lungo periodo per consentire a tutte le imprese di lavorare e alle famiglie di sostentarsi». La variazione degli equilibri internazionali, la scarsità e il rincaro delle materie prime, unite alla speculazione e alla nuova contrattazione dell’anno termico «destano - dice - notevoli preoccupazioni sulla tenuta dell’intero sistema produttivo». «E per i piccoli i disagi sono ancor meno sopportabili che per i grandi», incalza, interpellato, il presidente di Confartigianato imprese Lecce, Luigi Derniolo, titolare di una pasticceria nel capoluogo salentino. «Se un’industria come Royal può permettersi di andare avanti senza toccare il personale e, nel frattempo, progettare l’installazione di impianto fotovoltaico e acquisto di grandi gruppi elettrogeni a gasolio, per piccole attività artigianali e commerciali come la mia l’incremento di una bolletta da 2mila a 8-10mila euro equivale all’imperativo: chiudi e manda tutti a casa subito. Forse di ciò non ci sta rendendo ancora conto. La crisi energetica sta vanificando tutto il lavoro che stiamo facendo da due anni per uscire dalla crisi imposta dalla pandemia». La necessità di immediate soluzione sta diventando drammatica: «Quella di rateizzare i pagamenti delle bollette è una non-soluzione, perché si rateizza una fattura dopo l’altra e si capisce bene quanto questo sistema rischi di portare il piccolo imprenditore con l’acqua alla gola», dice,. con la paura di chi non sa se riuscirà ad arrivare al prossimo Natale. «C’è chi sta sta riducendo il personale, chi l’orario d’apertura. In molti - avverte Derniolo - si stanno già fermando».

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