La spesa dopo i rincari: i conti in tasca alle famiglie di Puglia. Ecco quanto si spende e come risparmiare

La spesa dopo i rincari: i conti in tasca alle famiglie di Puglia. Ecco quanto si spende e come risparmiare
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Sabato 9 Aprile 2022, 07:31 - Ultimo aggiornamento: 14:15

Riempire il carrello della spesa diventa sempre più un esercizio da equilibristi. I rincari costringono le famiglie di Puglia a manovre ardite per far quadrare i conti. Gli ultimi dati forniti da Coldiretti raccontano di impennate a tre cifre persino per i prodotti di una cucina povera come rape o cavolo, per non parlare di pasta, prodotti caseari o latte. Certo, come fa notare Confesercenti Puglia, un minimo di ottimismo futuro si può intravedere nelle misure governative che hanno frenato la corsa impazzita dell'inflazione.

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«Il taglio delle accise sui carburanti e la fine delle limitazioni potrebbero favorire l'incoming turistico straniero durante la settimana di Pasqua in Puglia» spiega Benny Campobasso, presidente di Confesercenti regionale. Nonostante il continuo aumento dei prezzi internazionali delle materie prime, si prevede - per il trimestre corrente - un calo del 10,2% per l'elettricità e del 10% per il gas. Attenzione: l'aggravio per i cittadini e le imprese è ancora notevole (430 euro annui per l'elettricità e 686 euro per il gas/famiglia-tipo), ma si può considerare il primo segnale di distensione dopo quasi 18 mesi di aumenti. Intanto, nei minimarket e nei negozi di alimentari pugliesi, famiglie e negozianti combattono la loro personale battaglia al rincaro.


LECCE: SI TORNA A MANGIARE IL PANE DI PIÙ GIORNI


A Lecce come in provincia: nei piccoli market e nei supermercati lo scontrino pesa sempre di più. I prodotti che hanno subito i maggiori rincari sono la pasta, la farina e i suoi derivati, come cereali e biscotti per la colazione. E ancora il latte e il caffè, le mozzarelle e l'olio di semi di girasole, addirittura in alcuni periodi introvabile. L'effetto immediato e tangibile dei caro prezzi però è una contrazione della spesa, ormai razionata. «Sono 40 anni che faccio questo mestiere - commenta Giuseppe Quarta, titolare di uno storico market in piazza a Carmiano - ne abbiamo visti di periodi difficili, ma non così. Adesso è davvero dura, l'olio di girasole è arrivato a costare a noi 3,29 euro più Iva. I clienti fanno una spesa più razionata, il pane magari lo mangiano anche di due o tre giorni e alcune cose non le acquistano più».

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Sulla stessa linea Luigi Caiffa, titolare di cinque market tra Gallipoli, Parabita e Matino. «È aumentato quasi tutto, anche i materiali di consumo - spiega. Finché riusciamo a gestire il margine di guadagno cerchiamo di non aumentare i prezzi, ma oltre una certa soglia siamo costretti ad adeguarci. Nell'ultima settimana di marzo c'è stata una flessione drastica della spesa media. Le persone non ce la fanno più ad arrivare a fine mese, gli stipendi sono sempre gli stessi». Qualcuno invece per far fronte ai rincari cambia strategia: «Prodotti di medio livello, come alcune paste - dice Mariagrazia Occhilupo, proprietaria di un minimarket di quartiere - sono aumentati a dismisura. A quel punto preferiamo orientarci su prodotti di più alta qualità che paradossalmente hanno prezzi più stabili». Anche nel capoluogo, a Lecce, i consumatori compilano con più cura la lista della spesa. «Stiamo provando a mantenere quasi invariati i prezzi dei nostri prodotti alla clientela nonostante le difficoltà - spiega Emanuele Epicochi di Golosità del Salento - ma sia i cittadini che i turisti spendono sempre meno. La battuta media dello scontrino è precipitata da 15 a 8 euro a persona. Gli aumenti sono, in media, pari a 15 centesimi in più a settimana per quasi tutti i prodotti». La crisi si fa sentire in tutte le attività di generi alimentari di Lecce. «È aumentata anche la carne di maiale di 50 centesimi al chilo - dice Vito Catanzaro della salumeria Levoni in via Gabriele D'Annunzio -. Un rincaro che purtroppo si rifletterà su tutti gli affettati. Farina e olio sono saliti alle stelle». Tra i consumatori intanto regna sovrana la frustrazione. «Fare la spesa è diventato un incubo - afferma Marco Anastasia -. E non si riesce a risparmiare. Per riempire il carrello della spesa non basta uno stipendio».

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BRINDISI: BENI RAZIONATI NEI MARKET


Ancora più difficile è arrivare alla fine del mese per le famiglie che possono contare su uno stipendio soltanto. «Il Covid prima e la guerra poi, ci hanno portato a misurarci con aumenti continui» si sfoga Giovanna Lamarina, madre di due bambini. «Carburanti, energia e materie prime sono sicuramente le voci che pesano di più, ma anche pasta, olio e caffè non sono da meno e la spesa, così, diventa un fardello pesante da portare». «In alcuni supermercati ci sono beni razionati, come l'olio di semi. Sembra di essere tornati indietro, al primo periodo della pandemia da Covid, quando l'assalto ai lieviti sembrava paradossale» racconta un'altra signora. «I rincari, purtroppo, sono evidenti. E pesano. Qualche esempio? Pomodori a 3,50 euro al chilo, anziché 2; i peperoni a 3 euro anziché 2; le arance a 1,8 anziché 1; i mandarini 1,4 anziché 1; il pane da 2 euro a 2,5. Anche l'olio di semi è aumentato e si possono acquistare al massimo 2 bottiglie in alcuni supermercati, spiega Giada Petrachi.


TARANTO: OLIO E POLLO LE MERCI PIÙ CARE


Il grande assente dagli scaffali dei supermercati è, senza dubbio, l'olio di semi di girasole. Introvabile e quelle poche bottiglie in giro si vendono a prezzi altissimi. Se solo fino qualche mese fa, si poteva acquistare a 2,50 euro al litro, ora supera i 4 euro. Un problema che riguarda, in particolare, le imprese alimentari, in quanto si tratta di un ingrediente alla base di numerosi prodotti, come il tonno, i biscotti, le fritture e sughi. La causa di tutto questo risiede nel fatto che l'Ucraina è il maggiore coltivatore di girasoli al mondo, con il 60% della produzione. Ciò significa che le scorte di olio di semi di girasole sono destinate ad esaurirsi e così, i consumatori vengono orientati verso altre tipologie di olio con caratteristiche simili. Ma i rincari riguardano anche tanti altri alimenti e i carrelli della spesa, come confermano clienti e commercianti, sono meno pieni anche se si spende il doppio di due mesi fa. Matilde Contento, vice presidente settore food di Confcommercio, gestisce tre supermercati a Palagiano: «I rincari a cui stiamo assistendo in questi giorni sono fuori da ogni previsione. L'olio di semi tocca il 23% in più rispetto all'anno scorso, le verdure +15%, le farine +25/30%, le carni e soprattutto pollame che, tra l'altro non si trova per via dei mangimi e per un problema di aviaria, costano molto. Siamo di fronte a prezzi improponibili e se un pezzo di focaccia si vendeva prima a 1,50, ora a non meno di 3 euro».

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Preoccupato anche Gigi Scarciglia, titolare di Gastronomia&Salsamenteria a Taranto, referente food di Casa Impresa. «La farina e l'olio sono alle stelle. Le carni sono aumentate del 40%, per via del mangime, il pollame scarseggia». Scarciglia si sofferma anche sull'atteggiamento dei consumatori. «I clienti sono diminuiti, c'è una stagflazione in corso. Non se la prendono con noi, anzi sono solidali e molti colleghi, a dire il vero, provano a mantenere i prezzi bassi con grande sacrificio, ma questo può farlo solo chi ha le spalle larghe. Di pomeriggio comunque, non c'è nessuno in giro. Questa incertezza fa male a tutti». Massimo Buzzacchino, legale rappresentante di supermercati a Statte, Crispiano, Montemesola e Martina Franca corre ai ripari sul fronte dell'informazione alla clientela. «Abbiamo affisso dei cartelli in cui si spiega quanto sta accadendo. La gente è dalla nostra parte, però compra meno e punta verso i prodotti essenziali. In alcuni casi, l'olio di semi di girasole che è aumentato ed irreperibile viene sostituito con quello alto oleico. Gli aumenti riguardano anche la farina, che costa ora almeno 0.20 centesimi in più, e quindi la pasta, il pane. Di recente, abbiamo registrato prezzi più alti nei latticini. Gli stessi produttori ci hanno comunicato questi aumenti perché non riescono a coprire i costi. Non si può andare avanti cosi».


BARI: SI COMPRA L'INDISPENSABILE


Rabbia e preoccupazione serpeggiano nel capoluogo della Puglia, fra chi vende e chi acquista prodotti alimentari. Perché i rincari, in un modo o nell'altro, colpiscono tutti. «Sono aumentati i beni di prima necessità spiega Antonio Loseto, titolare di una gastronomia in via Saverio Lioce -. Latte, olio, pane, mozzarelle, farina e tutti i prodotti che abbiamo al banco. Ormai i clienti comprano solo l'indispensabile». Non mancano i problemi legati al caro energia. «Lo scorso anno in questo periodo ho pagato una bolletta di 500 euro, quest'anno di 1.000. E lo stesso è avvenuto per quella di casa», si sfoga Loseto. Marilena, in attesa di pagare il conto alla cassa, racconta infatti che ormai non acquista più la mozzarella, «costa fino a 10 euro al chilo». Un'impennata imprevedibile è stata quella del riso. Lo racconta Shrin Fatema Johra, titolare di una piccola attività in via Carulli: «È aumentato quasi di tre euro a busta, indipendentemente se lo compriamo da cinque, dieci o quindici chili. Anche la frutta è salita, le banane prima le compravamo a 15 euro al cartone. Ora ne sborsiamo 22». Ma non aumenta solo la spesa alimentare. «Solo qualche settimana fa compravo anche tre pacchi di tovaglioli a due euro racconta Giovanna, cliente storica del negozio Detersivi - ora o costano un euro di più oppure non si trovano perché probabilmente non conviene acquistarli neanche a chi me li deve vendere». Giuseppe Cirillo, titolare di una gastronomia: «Ho modificato tutti i frigoriferi e i forni, magari risparmiando sull'elettricità riusciamo a fare la nostra parte».
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