Fiumi di denaro per pilotare inchieste e sentenze: l'ex pm Nardi condannato a 16 anni e 9 mesi. L'accusa ne aveva chiesti 20. I nomi e le pene inflitte

Mercoledì 18 Novembre 2020
Michele Nardi

Sentenze pilotate in cambio di denaro e favori. Sedici anni e 9 mesi di reclusione per l'ex sostituto procuratore di Trani Michele Nardi, 54 anni, del posto, accusato di essere al centro di un lucrosissimo giro d'affari legato alla gestione del suo ufficio. E' la condanna decisa dai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce nella sentenza pronunciata questa sera (la Procura salentina è competente per i reati compiuti da magistrati del distretto della Corte d'appello di Bari). Per l'imputato l'accusa aveva proposto 19 anni e 10 mesi di reclusione. Nel dispositivo, poi, gli stessi giudici hanno inflitto 9 anni e 7 mesi all’ispettore di polizia del Commissariato di Corato Vincenzo Di Chiaro, 59 anni, di Corato (10 anni ed 8 mesi la richiesta); 5 anni e mezzo (come da richiesta) a Gianluigi Patruno, 45 anni, di Corato; 4 anni e 3 mesi (tre mesi in meno rispetto alla richiesta) a Savino Zagaria, 56 anni, di Barletta, ex cognato del giudice Antonio Savasta (quest'ultimo condannato a dieci anni di reclusione nel processo con rito abbreviato); infine sei anni e 4 mesi (come chiesto dal pm) all’avvocatessa Simona Cuomo, 44 anni, di Bari. 

Disposta l'interdizione dai pubblici uffici per tutti gli imputati e dalla professione per l'avvocatessa. Quanto alla richiesta di confisca per equivalente, quantificata in requisitoria dalla Procura per un totale di nove milioni e mezzo, il Tribunale ha disposto la confisca per ciascun condannato della somma di due milioni e 237mila euro. Le motivazioni della sentenza arriveranno entro 90 giorni.

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Il conto della pubblica accusa era arrivato nell'udienza dell'11 novembre, dopo quasi 16 ore di requisitoria. Ed  era stato pesantissimo. I pubblici ministeri della Procura di Lecce (competente per i reati riguardanti i magistrati del distretto di Corte d’Appello di Bari), Roberta Licci ed Alessandro Prontera, non hanno lesinato fatti, circostanze e ricostruzioni nell’esporre le verità ravvisate nel processo che vede come principale imputato l’ex sostituto procuratore di Trani, Nardi: per il magistrato arrestato a gennaio dell’anno scorso con l’accusa di avere svenduto la giustizia in cambio di denaro, viaggi, lavori di ristrutturazione ed altro ancora, erano stati chiesti 19 anni e 10 mesi di reclusione. Dello stesso tenore le richieste di confisca del denaro che avrebbe percepito fra il 2014 ed il 2018, periodo oggetto dell’indagine condotta con i carabinieri della Compagnia di Barletta: tre milioni, 78mila e 500 euro.

In un clima di tensioni con il collegio difensivo (ha abbandonato l’aula quando la pm Licci ha iniziato la requisitoria), le altre richieste presentate ai giudici della seconda sezione penale composta da Pietro Baffa (presidente), Valeria Fedele (relatore) e Silvia Saracino (a latere).

La richiesta dei pm di una confisca per equivalente di 9 milioni 425mila e 500 euro per tutti gli imputati era da considerare come la somma delle dazioni di denaro contestate nei capi di imputazione ad ogni imputato, la richiesta è finalizzata al recupero delle somme in caso di condanna definitiva. Nel dettaglio 3.078.500 euro a Nardi, 2.173.000 a Di Chiaro ed altrettanti all’avvocatessa Cuomo, 1.117.000 a Zagaria e 284mila euro a Patruno.

L’accusa è quella contestata nel blitz dell’anno scorso: associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari e falso. «Perché quel che risulta confermato all’esito dell’istruttoria è l’esistenza di un accordo che coinvolge i cinque protagonisti principali avente ad oggetto la programmazione di una pluralità di delitti contro la pubblica amministrazione, contro la giustizia, contro la fede pubblica, un accordo il cui promotore è da individuarsi certamente in Michele Nardi», uno stralcio delle requisitorie. «Il cui obiettivo è quello di realizzare un sistema in virtù del quale la macchina della giustizia funziona solo se opportunamente oliata da fiumi di denaro, da regali, da utilità destinate ai pubblici ufficiali coinvolti, secondo la lezione impartita da Nardi al coindagato Flavio D’Introno (l’imprenditore che ha denunciato, ndr) allorquando, in occasione dei primi contatti intercorsi tra i due – ed inaugurati da un viaggio a Dubai offerto da D’Introno a Nardi – il magistrato istruì D’Introno, rappresentandogli che soltanto attraverso il pagamento di tangenti avrebbe potuto sperare in una positiva soluzione di tutte le sue vicende giudiziarie.

Nel processo si è discusso di numerose cessioni di denaro, anche milionarie, finalizzate a modificare l’esito dei processi o a pilotare le inchieste. Si è parlato anche di regali costosi fatti dall’imprenditore a Nardi: un orologio Daytona da 34.500 euro e due diamanti da 27mila, un viaggio a Dubai da 10mila, la ristrutturazione della casa romana per 130mila euro e la costruzione della villa di Trani per 600mila euro. Poi ancora mazzette da 600mila euro pagate a Savasta, oltre a cene, regali di vario genere. Al momento dell’arresto Nardi era in servizio al Tribunale di Roma. Nardi, e Savasta, sono anche accusati di aver promesso denaro all’imprenditore Flavio D’Introno, consigliandogli di non rivelare il sistema di cui aveva fatto parte. Gli avrebbero anche proposto di fuggire all’estero: «Una rappresentazione desolante del sistema giudiziario, un sistema alterato nelle sua fondamenta, nella rappresentazione offerta e praticata da Nardi, in cui l’esercizio della funzione giurisdizionale costituisce pretesto per accaparrarsi guadagni illeciti», un altro stralcio delle requisitorie.

«Un sistema nel quale D’Introno viene coinvolto da Michele Nardi – come risulta assolutamente chiaro dalle dichiarazioni rese tanto da Flavio D’Introno quanto da Antonio Savasta in sede di incidente probatorio - il quale, in virtù di rapporti coltivati e radicati nel tempo nel corso del pluridecennale esercizio delle funzioni presso lo stesso Tribunale di Trani, ha mantenuto una capacità di influenza e di condizionamento, dovuta anche agli oscuri legami con ambienti massonici vantati dallo stesso Nardi ed in effetti documentati con la presente indagine, che gli ha consentito di avvalersi di una rete di sicure complicità nell’ambito del contesto giudiziario tranese, ed in primis con il collega Antonio Savasta, ma anche con il collega Luigi Scimè (condannato a quattro anni in abbreviato), il quale diviene, nel complesso disegno elaborato da Nardi, il principale esecutore del programma delittuoso».

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