L'appello di Abdol, giovane afgano che fa il cuoco ad Alberobello. «Mia moglie e mia figlia sono a Kabul e rischiano la vita. Aiutatemi a farle arrivare in Puglia»

Abdol Khaleq Fayazi
Abdol Khaleq Fayazi
di Maria Claudia MINERVA
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Martedì 7 Settembre 2021, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 11:13

«Mia moglie e mia figlia, sono in Afghanistan, aiutatemi a portarle in Italia». Abdol Khaleq Fayazi è un giovane afghano di 28 anni, da più di 10 anni trapiantato in Puglia - ora vive ad Alberobello, dopo brevi soggiorni a Bari e Putignano - dove lavora e studia alla scuola alberghiera per diventare chef. Dopo il ritorno dei talebani cerca disperatamente il modo per far arrivare in Italia le persone che più ama al mondo, sua moglie e sua figlia, uno scricciolo di 2 anni e 9 mesi, che ormai non vede il suo papà da molti mesi.

Il tweet al ministro

Nei giorni scorsi Abdol ha scritto un tweet al ministro della Difesa che ha avuto migliaia di visualizzazioni e nessuna risposta concreta. Ha contattato anche il sindaco della sua città, l’ambasciata, diversi politici e numerose organizzazioni no profit, ognuno ha promesso che si sarebbe interessato ma i giorni sono passati senza notizie confortanti e lui ora ha sempre più paura. «Nel mio paese ti tagliano la gola per niente, era così anche quando sono scappato io, non posso vivere con l’angoscia che possa accadere qualcosa alla mia famiglia, ho bisogno che qualcuno mi aiuti». 
Dopo gli ultimi voli delle forze alleate partiti da Kabul nel tentativo di portare in salvo più persone possibili, soprattutto donne e bambini, per chi non è riuscito a imbarcarsi è tornato l’incubo di rimanere per sempre in balia dei talebani e dei terroristi dell’Isis. Una situazione drammatica che vede coinvolti anche la moglie 22enne e la figlia di Abdol. Anche lui è stato un clandestino, è fuggito quando era ancora minorenne e contro il volere dei suoi genitori. «Dovevo farlo - racconta - rimanere a Kabul e vivere sempre nel terrore di essere ammazzati era terribile, volevo scappare, andarmene il più lontano possibile». Per farlo Abdol, dodici anni fa ha dovuto camminare per chilometri a piedi, nascondersi nei cofani delle macchine, imbarcarsi su battelli di fortuna, con scafisti senza scrupoli. «È stato difficilissimo, ma ora sono libero e vorrei che lo fossero anche mia moglie, che ho sposato sei anni fa, e la mia bambina. Sono anni che preparo documenti, ma non sono mai riuscito a raggiungere l’obiettivo di portarle qui. Poi c’è stato il Covid e il divieto di spostarsi, e quando tutto sembrava ritornare alla normalità nel mio Paese è scoppiato l’inferno, con i talebani che hanno preso il potere. Mia moglie sta cercando disperatamente delle soluzioni per imbarcarsi su uno dei C-130 dell’Aeronautica Italiana. Ma finora tutto è risultato inutile».

L'appello

Adbol è costantemente in contatto con sua moglie, con la disperazione che prende il sopravvento ogni ora che passa. «La situazione lì è drammatica - dice con voce quasi tremante - la mia famiglia da giorni è chiusa in casa senza mai uscire per paura di rappresaglie da parte dei talebani. Mia sorella e mio fratello portano cibo e altre cose necessarie ma la paura è tanta. Il problema riguarda soprattutto gli afghani di origine etnica hazara di religione sciita, loro picchiano la gente, sono violenti e la mia famiglia rischia moltissimo a livello di rappresaglie. La speranza è che arrivi il visto e possano prendere una aereo militare per lasciare il Paese. Personalmente ho chiesto aiuto fin da subito contattando l’ambasciata italiana a Kabul così come il ministro Di Maio e altri politici italiani che mi hanno risposto di inviare i documenti necessari ma intanto il tempo passa e le speranze di rivederle sono ridotte al minimo. Francamente mi sento anche un po’ preso in giro, spero possiate aiutarmi almeno voi diffondendo questa mia richiesta».
L’ultima volta che Abdol ha visto moglie e figlia è stato a febbraio, dopo avere trascorso qualche mese a Kabul. Da allora lo scenario politico è cambiato velocemente con i talebani che hanno conquistato Kabul e gran parte dell’Afghanistan. E con loro sono tornate le ferree leggi coraniche, spazzando via, di colpo, vent’anni di cambiamenti (se pur timidi) culturali, sociali e politici. Sono cinque anni che Abdol cerca di ricongiungersi con la famiglia, ma c’è sempre qualche ostacolo. «Ho rifatto tre volte i documenti, come mai va sempre tutto storto? Aiutatemi, vi prego, non posso vivere sapendo che la mia famiglia è in costante pericolo». La paura di Abdol, che in fondo ha solo 28 anni, è di non rivedere più sua moglie e la sua bimba adorata. 

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