L'Ue bacchetta la Regione: «Psr, la spesa è ferma. Così fondi da restituire»

Mercoledì 20 Novembre 2019 di Francesco G.GIOFFREDI
«Pochi progressi» nella spesa del Psr, intralciata da «difficoltà strutturali» che richiedono «un rafforzamento significativo della capacità amministrativa delle strutture coinvolte». Il rischio palpabile e concreto della procedura di restituzione automatica delle risorse, e quello - «non meno importante» - di «perdita di fiducia nelle politiche agricole dell'Ue». Infine un monitoraggio di Bruxelles sulla Regione che promette d'essere sempre più stringente e sistematico. In due pagine e quattro punti chiave, il commissario europeo per l'Agricoltura e lo sviluppo rurale esce allo scoperto e bacchetta duramente l'amministrazione di Michele Emiliano. I toni sono perentori e i contenuti inequivocabili.

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La lettera è stata inviata al governatore e a Gianluca Nardone, direttore del Dipartimento Agricoltura della Regione, è firmata dal commissario Jerzy Plewa ed è interamente imbastita sul Programma di sviluppo rurale 2014-2020: 1,6 miliardi la complessiva dotazione sul piatto, 364 milioni la spesa totale (dato della Regione), ma ad allarmare a stretto giro sono soprattutto le risorse su cui pende la spada del cosiddetto disimpegno automatico. Tradotto: se non si spende entro un dato limite temporale, allora bisogna restituire a Bruxelles (il Psr, come tutti i programmi europei, è cadenzato in target e tappe intermedie). «Si rende necessario - scrive il commissario - disporre pagamenti nell'ultimo trimestre dell'anno per circa 246 milioni di euro di spesa pubblica (cioè comprensiva anche del cofinanziamento, ndr), di cui 148,8 milioni del Feasr», che è una delle principali fonti d'approvvigionamento di risorse europee per le Regioni dell'Obiettivo coesione (cioè del Mezzogiorno).

Il Programma di sviluppo rurale della Puglia non è certo nuove alle cronache regionali. E, purtroppo, non lo è per ragioni edificanti: più volte sono stati segnalati i ritardi nell'erogazione delle risorse soprattutto per alcune misure, numerose sono state le stoccate e gli appelli agli uffici regionali da parte del mondo agricolo e delle associazioni di categoria, e persino Emiliano ha ammesso qualche errore su stesura dei bandi e governance del programma. Tanto da procedere, nel tempo, con cambi al vertice dell'Autorità di gestione. Il Psr è finito inevitabilmente anche nel tritacarne della giustizia amministrativa, tra ricorsi al Tar delle imprese agricole escluse dalle graduatorie, stop ai pagamenti, correttivi in corsa della Regione bocciati dai magistrati. Basti prendere la misura 4.1: graduatoria stoppata in attesa della decisione di merito, nel mirino i criteri di attribuzione dei punteggi. Una boccata d'ossigeno arriverà forse grazie alla xylella: in queste settimane gli uffici regionali sperano di erogare le risorse del Psr destinate al contrasto della batteriosi e alla ricostruzione del paesaggio agricolo.

La lettera del commissario Plewa è netta già nelle prime righe: «Le cifre recentemente certificate dalle autorità italiane mostrano pochi progressi della spesa del terzo trimestre 2019, che è stata pari a circa 22,6 milioni, di cui 13,7 del Feasr. Pertanto, il notevole divario tra gli importi da spendere entro la fine del 2019 per evitare il disimpegno automatico e gli importi effettivamente erogati è diminuito solo marginalmente». Da qui, la necessità di correre con la spesa entro il 31 dicembre nei termini già detti. «La consistenza di tale importo, unitamente all'andamento delle spese registrato finora, sembra rendere difficile il conseguimento, alla fine del 2019, dell'obiettivo di spesa». Anche perché «per molte misure o sottomisure il livello di spesa è attualmente estremamente ridotto o pari a zero». Il commissario, pur «a conoscenza del temporaneo rafforzamento delle risorse umane realizzato nelle strutture regionali per accelerare la spesa del programma», ritiene «essenziale compiere ulteriori e più consistenti sforzi per ridurre al minimo gli importi di eventuali disimpegni», un peccato alla luce «delle importanti necessità di interventi di sviluppo rurale nel territorio pugliese».

Secondo Plewa non ci sono poi solo i guasti finanziari: i ritardi si riflettono anche «in una minore efficacia dell'attuazione del programma» e nel «rischio di perdita di fiducia nelle politiche agricole». Le già accennate «difficoltà strutturali potrebbero così avere «conseguenze negative anche per il resto del periodo di programmazione», dunque oltre questo trimestre, anche perché il prossimo anno scatta «un obbligo supplementare di pagamenti entro il 30 giugno». Il commissario s'aspetta ora «entro la fine di gennaio» una specie di informativa «sulle principali azioni che la Regione intende intraprendere per risolvere le criticità e sulla relativa tempistica». Non solo: «ogni due mesi» sarà necessaria «una relazione sui progressi compiuti». © RIPRODUZIONE RISERVATA