L'Arif, ma non solo: Di Gioia lascia. Emiliano ora ha il rebus assessorato

Mercoledì 3 Luglio 2019 di Vincenzo DAMIANI
Questa volta non ci saranno ripensamenti e le dimissioni da assessore all'Agricoltura di Leo Di Gioia - anticipate da Nuovo Quotidiano di Puglia - potrebbero segnare anche la fine del matrimonio politico con Michele Emiliano. A sei mesi di distanza dalla prima uscita dalla giunta regionale, Di Gioia concede il bis: la goccia che ha fatto traboccare un vaso già colmo, dopo il suo endorsement per un candidato della Lega alle scorse Europee, sono state le nomine dei due sub commissari all'Arif, l'agenzia che dovrà occuparsi, tra le altre cose, di combattere la Xylella. L'ex assessore avrebbe voluto due tecnici o comunque figure a lui vicine, Emiliano, invece, durante la riunione di giunta di lunedì scorso ha imposto Vito Damiani e Francesco Ferraro, quest'ultimo molto vicino all'ex senatore di Forza Italia, Rocco Palese e criticato dall'associazione C-entra il futuro per alcune sue posizioni assunte in passato sulla gestione della batteriosi.

Ma, come detto, le nomine Arif sono state solamente l'ultima tappa di un rapporto ormai logoro, soprattutto tra Di Gioia e il centrosinistra pugliese e, più nel dettaglio, con il Pd foggiano. Il governatore aveva, sino a ieri, sempre cercato di ricucire gli strappi, andando persino contro la sua stessa maggioranza che, invece, invocava da ormai due mesi le dimissioni di Di Gioia. Probabilmente le nomine Arif sono state un pretesto per ufficializzare un divorzio cercato e voluto e che ormai era nell'aria e, soprattutto, appariva a tutti come l'epilogo naturale di mesi di frizioni, litigi, incomprensioni. Tanto più che il risultato elettorale a Foggia della lista civica che faceva riferimento a Di Gioia non era stato esaltante. Di Gioia si era già dimesso dall'incarico lo scorso gennaio, ma qualche giorno dopo era stato convinto dal governatore Emiliano a riaccettare la delega all'Agricoltura dietro alcune rassicurazioni. Queste dimissioni sono invece irrevocabili e potrebbero precludere anche ad un ritorno dell'ex assessore nel centrodestra, nelle file della Lega.
Sibilline appaiono le parole di Di Gioia ed Emiliano: il primo, nella lettera di dimissioni, ringrazia per l'opportunità avuta con il ruolo ricoperto e assicura che continuerà «a lavorare per la Puglia con impegno e lealtà», senza però spiegare in quale schieramento. Il presidente della Regione Puglia si è limitato, a sua volta, a ringraziare il suo ex assessore «per il contributo importante che ha dato in questi anni alla nostra amministrazione alla guida dell'assessorato all'Agricoltura. Non sono stati anni facili, ma sono stati affrontati sempre con grande spirito di servizio e attenzione. Continueremo a lavorare con il comune obiettivo di completare l'attuazione del programma di governo».

Nella maggioranza, a prendere una posizione pubblica sono i sei consiglieri regionali che hanno dato vita all'associazione C-entra il futuro , Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea, Donato Pentassuglia, gli unici a chiedere formalmente, attraverso una mozione di sfiducia, le dimissioni di Di Gioia: E' stato di fatto lo stesso Leo Di Gioia ad approvare la nostra mozione commentano - anticipando molti nostri colleghi di maggioranza che in privato ci davano sostegno ma in pubblico stentavano ad aderire. Per questi motivi annunciamo il ritiro della mozione, con riserva di ripresentarla qualora Di Gioia dovesse nuovamente ritirare le sue dimissioni».

E ora si apre la corsa alla sostituzione, anche se la direzione di un assessorato per meno di 10 mesi non è poi così appetibile, soprattutto se si tratta di una delega così spinosa. I nomi che si fanno già sono quelli di Donato Pentassuglia, Sergio Blasi e Napoleone Cera: quest'ultimo è stato molto critico e aspro nei confronti di Emiliano per via dello scontro interno ai centristi che pretendono le dimissioni dell'assessore Ruggeri, potrebbe essere, quindi, una via per riavvicinarsi. Tra l'altro, Cera come Di Gioia è foggiano e la sostituzione non creerebbe squilibri territoriali. Ma è probabile che, alla fine, Emiliano decida di mantenere la delega sino alla fine del mandato, vista anche la delicatezza dei temi in ballo. © RIPRODUZIONE RISERVATA