Istat, trasporto pubblico bocciato. Salento: «I mezzi siano più attrattivi»

Istat, trasporto pubblico bocciato. Salento: «I mezzi siano più attrattivi»
di Rita DE BERNART
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Domenica 24 Aprile 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 09:43

«Il mezzo pubblico come infrastruttura sociale che concorre allo sviluppo e al benessere. Da questo principio occorre partire per rifondare la cultura del trasporto pubblico e per organizzare un sistema efficiente e attraente». Non ha dubbi in merito Angelo Salento, ricercatore di sociologia presso l’Università del Salento e docente di Sociologia economica e Sociological analysis of developement. 
Professor Salento, secondo il rapporto “Benessere equo e sostenibile” Istat 2021 la Puglia è una terra poco felice. Tra gli indicatori che concorrono all’insoddisfazione c’è il trasporto pubblico: solo il 5,3 per cento della popolazione over 14 afferma di utilizzarlo regolarmente.
«Non è facile distinguere tra fattori culturali e strutturali. Quella del trasporto pubblico è una questione che riguarda tutto il Paese e il Sud soprattutto. Siamo la nazione europea con il maggior numero di automobili. C’è dunque un problema di scala nazionale: gli investimenti prevalenti sono nel sistema autostradale e nella mobilità privata su gomma; e poi anche in tema di mobilità abbiamo un divario crescente fra Centro-Nord e Mezzogiorno, aggravato da un problema culturale dell’economia dei trasporti, secondo la quale gli investimenti vanno indirizzati non dove ce n’è bisogno, ma dove sono più redditizi. È un errore clamoroso dal punto di vista sociale. Gli investimenti al contrario devono essere fatti dove c’è una necessità di sviluppo e di benessere». 

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Se non c’è domanda di fatto l’offerta viene depotenziata.
«Ma è un circolo vizioso. Si crea in questo modo una spirale di povertà crescente. Questo appare molto evidente nei trasporti, ma di fatto è ciò che accade anche in altri settori. È necessario cambiare i principi che regolano gli investimenti. Se, d’altra parte, i mezzi non ci sono o non sono adeguati le persone li utilizzano sempre meno». 


In Puglia negli ultimi anni abbiamo abbracciato numerose battaglie ambientaliste. Ma siamo ancora indissolubilmente legati all’uso dell’automobile. Un atteggiamento incoerente.
«È incoerente, ma non incomprensibile. Anche l’utilizzo di un certo mezzo si acquisisce con il tempo sulla base di fattori che inducono a considerarlo sicuro e attraente. La mentalità cambia quando accompagnata da investimenti intelligenti fondati sulla utilità sociale in termini di benessere e non solo sulla redditività. Quali sono questi fattori? Beh, se un territorio investe in piste ciclabili, corsie pedonali, sicurezza, trasporti collettivi, formazione ed educazione nelle scuole tutto diventa naturale».


Siamo anche la regione con il tasso più basso di diplomi. Lo stress di dover utilizzare i mezzi pubblici favorisce l’abbandono scolastico?
«Non è il caso di colpevolizzare gli studenti, che sono le vittime. La chiusura di plessi e scuole nei centri più piccoli, parallelamente ad un sistema di trasporto pubblico non adeguato e disorganizzato, non favorisce il benessere dei ragazzi». 


Come uscire dall’impasse?
«Affidando alle imprese di gestione del trasporto pubblico missioni strategiche per il benessere della cittadinanza. Penso alle ferrovie del sud est che sono controllate dalle Ferrovie dello Stato, quindi sono a controllo pubblico. Possono rappresentare la piattaforma giusta per una mobilità innovativa». 
Possiamo vedere i mezzi pubblici come un’opportunità?
«Sì. Il mezzo pubblico è una infrastruttura sociale in cui le persone si incontrano, imparano a convivere con la presenza dell’altro, a socializzare, a chiedere permesso e scusa. Per prima cosa però bisogna rendere i mezzi disponibili, promuoverne l’immagine. Un mezzo di qualità, o magari innovativo, viene visto con occhi diversi. Se è un ammasso di ferraglia non sarà mai attrattivo».

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