Intesa con il Pd, M5s lacerato. Il vicepresidente del Consiglio, Casili: «Nel mirino di squadristi»

Domenica 29 Novembre 2020 di Paola COLACI

La strategia anti spaccature è già definita. E a concordarla nel dettaglio con il capo politico Vito Crimi, con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio e con i vertici nazionali del fronte governista del Movimento 5 Stelle sono stati quattro consiglieri regionali (su cinque). Un programma a tappe serrate quello stilato da Cristian Casili, Rosa Barone, Maria Di Bari e Marco Galante e che passa attraverso una serie di provvedimenti - redditto energetico e tema dell'acqua pubblica in testa - sui quali spingere l'acceleratore in sede di governo regionale. Risultati da portare a casa in tempi rapidi per dare ai pugliesi la prova concreta che l'accordo con il governo regionale di Michele Emiliano non passa solo dalle poltrone - quella della vicepresidenza del Consiglio regionale già assegnata a Casili e lo slot in Giunta che dovrebbe toccare a Rosa Barone dopo il voto sulla piattafoma Rousseau - ma anche e soprattutto attraverso i fatti. E i programmi.

«È l'unico strumento utile per provare a spegnere il fuoco che irresponsabilmente e dall'interno qualcuno sta alimentando, cagionando un grave danno di immagine al Movimento 5 Stelle» affonda il primo colpo Casili. Ma a tre giorni dalla sua elezione a vicepresidente - e dopo aver incassato in assise pubblicamente le accuse di tradimento e giravolte politiche da parte della collega barricadera Antonella Laricchia, convinta sostenitrice del no all'accordo con il Pd e con Emiliano - il consigliere regionale torna a parlare. E questa volta non fa sconti a nessuno. Perché la posta in gioco è troppo alta. E al centro dell'affaire Puglia, la cui eco nelle scorse ore è giunta pure a Roma alimentando un acceso dibattito interno e generando non pochi imbarazzi tra i cinque stelle, non c'è solo la sua credibilità politica e quella dei suoi tre compagni di gruppo. Stavolta c'è in ballo l'unità e la credibilità di tutto il Movimento: «Da difendere con ogni mezzo dagli attacchi squadristi di chi irresponsabilmente sta provando a minarlo per i suoi interessi personali».

In testa il teorico della linea integralista Alessandro Di Battista e la senatrice salentina Barbara Lezzi. Gli stessi che nei giorni scorsi avevano sparato a palle incatenate contro Crimi e i vertici nazionali pentastellati, puntando il dito contro i fautori pugliesi del nuovo governo giallo-rosso. «Il M5s non è entrato nella nuova giunta guidata da Michele Emiliano e non fa parte delle forze che governano la Regione - aveva provato a spegnere l'incendio Crimi su Facebook - Invece di puntare il dito e parlare di tradimento, cerchiamo di lavorare nell'interesse dei cittadini. Al post del capo politico dei cinque stelle aveva risposto, però, proprio Di Battista: «Forlani deve averti preso l'account. Controlla» aveva scritto evocando l'ex segretario della Democrazia cristiana.


Ma ora a incaricarsi della relica sferzante a Di Battista è proprio Casili. «Sicuramente la Puglia è utilizzata come terreno di scontro da parte di coloro che a livello nazionale sono impegnati a combattere una battaglia molto aspra all'interno del Movimento - attacca il neo vicepresidente del Consiglio regionale - È paradossale che la crociata contro la posizione ufficiale, blindata dal capo politico Vito Crimi e dai vertici nazionali del Movimento, oggi venga guidata istericamente da chi nei cinque stelle non riveste alcun ruolo istituzionale». Ma il consigliere regionale ne ha anche per quella parte: «Dei nostri rappresentanti del territorio ai quali ormai interessa più la lotta muscolare piuttosto che valutare lo sforzo di condivisione di un percorso che i consiglieri regionali stanno conducendo in Puglia con il governo regionale».

Un impegno a cui, ricorda Casili, il Movimento è chiamato in virtù del difficile momento storico che il Paese sta vivendo a causa della pandemia. «Una fase drammatica e senza precedenti. E in questo contesto difficile, fa specie che Barbara Lezzi e altri utilizzino la Puglia come grimaldello nello scontro interno. Un atteggiamento che lascia allibiti non solo noi ma anche e soprattutto la maggioranza dei nostri elettori che ci sostengono e ci spingono ad andare avanti - insiste Casili - Ed è ancora più pericoloso lo squadrismo che indirettamente costoro stanno fomentando in un periodo delicatissimo. È l'atteggiamento più irresponsabile che un rappresentante delle istituzioni possa tenere». Rimarcando come il suo ruolo di vicepresidente sia «ontologicamente un ruolo di garanzia, e chi contesta questa lettura dei fatti, stravolge il senso democratico di rappresentatività degli organi istituzionali, ricordo che ogni decisione è stata presa alla luce del sole e senza trame oscure come qualcuno vorrbbe far credere». Infine un telegramma proprio a Laricchia: «Ha detto che vorrebbe restituire il voto a tutti gli elettori pugliesi. Bene, lo può fare dimettendosi» conclude. Ma già nelle scorse ore a Laricchia aveva replicato anche Barone: «Laricchia era stata invitata ai tavoli con il presidente Emiliano ma non è voluta venire. Non voleva partecipare a questo progetto e percorso che dovrà terminare necessariamente con il voto degli iscritti».

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