«Io, infermiera salentina a Nottingham: avevo il biglietto pronto per il rientro»: ma il blocco dei voli e la variante Covid hanno bloccato Roberta nel Regno Unito

«Io, infermiera salentina a Nottingham: avevo il biglietto pronto per il rientro»: ma il blocco dei voli e la variante Covid hanno bloccato Roberta nel Regno Unito
di Andrea TAFURO
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Martedì 22 Dicembre 2020, 08:40 - Ultimo aggiornamento: 13:20

«Siamo ripiombati nella paura. La nuova variante del virus esplosa in Inghilterra ha comportato nuove misure restrittive che ci obbligano a restare qui, tra delusione e tanta incertezza, senza poter fare ritorno a casa per le festività natalizie». C'è rabbia e preoccupazione nelle parole della 28enne Roberta Conversano, infermiera salentina in servizio nell'unità di rianimazione del Queen Medical center di Nottingham, città del centro-est dell'Inghilterra, distante poco più di 100 chilometri da Londra. Anche lei come tanti italiani, costretti a restare nel Regno Unito, dopo lo stop ai voli deciso dall'Italia per i timori legati al diffondersi della variante inglese del virus che secondo le autorità britanniche ha una trasmissibilità più elevata rispetto al ceppo originario.


Inghilterra off-limits in entrata e in uscita. Com'è la situazione?
«Il paese è isolato rispetto al resto d'Europa. La variante del virus spaventa. Negli ultimi giorni si è toccata la soglia dei 36mila positivi e le informazioni che circolano definiscono il virus fuori controllo. Londra è ripiombata in zona rossa, in pieno lockdown, mentre altre città come Nottingham, Manchester e Liverpool per ora sono in fascia tre arancio, ma la situazione è critica, si va verso il peggioramento. Il sistema sanitario per ora regge, ma gli ospedali sono tornati a riconvertire interi reparti in aree Covid. Nel centro ospedaliero di Nottingham le quattro unità di rianimazione sono piene di pazienti positivi».


Per quale motivazione il virus è definito fuori controllo?
«I contagi aumentano velocemente. Si ha l'impressione che il virus fosse in circolazione nelle grandi aree metropolitane già da tempo, poi con l'avvicinarsi delle festività natalizie è esploso e la notizia per ovvi motivi sanitari è divenuta di dominio pubblico. Purtroppo in Inghilterra la seconda fase è stata vissuta con troppa leggerezza e tutto questo fa grande rabbia. Sono state fatte scelte legate più ad aspetti economici che sanitari. Forse preoccupava maggiormente la Brexit del Covid, e sino a qualche giorno fa si organizzavano feste in casa con numerose persone e i mercatini di Natale sono stati presi d'assalto senza alcuna misura di prevenzione. Ora purtroppo ne paghiamo gli effetti».


Conseguenze che hanno portato allo stop ai rientri a casa per Natale.
«Fa male. Appresa la notizia sono scoppiata in lacrime, il biglietto per il rientro in Italia era già pronto. Ho videochiamato subito la mia famiglia per cercare conforto. Abituata a trascorrere le festività in casa è stato un duro colpo da accettare. Vivevo l'attesa con gioia, l'arrivo del vaccino aveva ridato anche speranza, ma in pochi giorni è cambiato di nuovo tutto. Mi auguro che l'Italia possa restare fuori da questa nuova andata e che il sacrificio e l'impegno dei tanti medici e infermieri non sia reso vano».

Che Natale sarà?
«Chiusi in casa. In alcune aree del paese hanno autorizzato la Christmas balls, cioè la possibilità di trascorrere il Natale in compagnia di tre nuclei familiari amici, ma meglio evitare. Lo trascorrerò quindi in compagnia della mia collega e coinquilina, anche lei italiana. Il nostro lavoro ci impone di fare grande attenzione per non essere contagiate e contagiare a nostra volta, ma in casa abbiamo deciso ugualmente di ricreare l'atmosfera natalizia allestendo un piccolo albero di Natale. Ci farà sentire meno sole e più vicine alle nostre tradizioni».

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