In due settimane mille incendi in Puglia: quasi 500 nel Salento. L'analisi: sei su dieci sono dolosi

In due settimane mille incendi in Puglia: quasi 500 nel Salento. L'analisi: sei su dieci sono dolosi
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Venerdì 8 Luglio 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 07:11

In 15 giorni oltre 940 incendi: la Puglia brucia da Nord a Sud, ma il Salento un po’ di più. Lo studio di Coldiretti Puglia, sui dati della Protezione civile regionale, restituisce un’immagine drammatica dell’emergenza ambientale e dei roghi che ne sono derivati, anche a causa della mano dell’uomo, nel periodo dal 15 al 30 giugno. Solo in provincia di Lecce 464 incendi, secondo l’associazione dei coltivatori diretti facilitati anche dalle piante secche a causa della xylella. A Bari 144, 119 a Foggia, con il Gargano da sempre sensibile su questo tema e temperature persino più alte rispetto al resto della regione. A Taranto in due settimane 80 roghi, a Brindisi e provincia 78, nella Bat 58. 

L'emergenza climatica e gli incendi

Un’emergenza legata al clima, con la primavera che è risultata, per l’intero pianeta, la sesta più calda di sempre, con addirittura una temperatura di 0,85 gradi in più rispetto alla media del ventesimo secolo. Segno evidente, qualora ve ne fosse ancora bisogno, di una crisi climatica gravissima e dalle conseguenze impensabili fino a pochi anni fa. Coldiretti spiega: «Nelle campagne e nei boschi le alte temperature e l’assenza di precipitazioni hanno inaridito i terreni con aree sempre più esposte al divampare delle fiamme. Ogni rogo costa ai cittadini oltre diecimila euro all’ettaro fra spese immediate per lo spegnimento e la bonifica e quelle a lungo termine sulla ricostituzione dei sistemi ambientali ed economici in un arco di tempo che raggiunge i 15 anni. Una situazione che aggrava il conto dei danni causati dalla siccità con la mancanza di precipitazioni che in Puglia – evidenzia la Coldiretti regionale – sono le più basse d’Italia, una vera e propria emergenza per coltivazioni ed allevamenti travolti da una catastrofe climatica che si prefigura addirittura peggiore di quella del 2003 che ha decimato le produzioni agricole».

Per altro i roghi portano con sé anche conseguenze immediate: le fiamme fanno salire la temperatura in loco fino a 750 gradi centigradi, provocando poi effetti come il deterioramento del suolo, la scomparsa della biodiversità, il degrado ecologico, la perdita di produzioni legnose e non legnose, il disordine idrogeologico, i cambiamenti climatici dovuti alle emissioni di anidride carbonica, l’inquinamento da fumi e la distruzione della fauna. E per ricostruire i boschi ridotti in cenere serviranno 15 anni circa, con tutta una serie di settori che risentono delle conseguenze, quali turismo, ambiente ed economia. 

Le richieste di Coldiretti

«Accanto a misure immediate - specificano da Coldiretti - per garantire l’approvvigionamento alimentare della popolazione è necessario coordinare tutti i soggetti coinvolti, Regioni interessate, Autorità di bacino e Consorzi di bonifica per una gestione unitaria del bilancio idrico perché è evidente l’urgenza di avviare un grande piano nazionale per gli invasi che Coldiretti propone da tempo visto che viene raccolto solo l’11% dell’acqua piovana e si potrebbe arrivare al 50% evitando così situazioni di crisi come quella che si sta verificando anche quest’anno».
Da Coldiretti l’appello per misure urgenti e importanti, quali il piano nazionale per gli invasi (che senza piogge sono sempre più spesso asciutti o quasi) e un rinnovato invito alla prevenzione, soprattutto con la pulizia dei campi da sterpaglie e altro materiale facilmente infiammabile. Oltre che un serio piano di contrasto ai piromani: si stima che sei incendi su dieci partano per la mano dell’uomo. E intanto la Puglia brucia.

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