ArcelorMittal pronta a lasciare l'ex Ilva in 30 giorni: «Le cause? Scudo penale e giudici»

Lunedì 4 Novembre 2019

Rescissione del contratto: è la decisione choc di ArcelorMittal. In sostanza, un addio a Taranto e la restituzione del complesso produttivo dell'ex Ilva allo Stato italiano. Poco più di un anno fa, il colosso franco-indiano dell'acciaio aveva sottoscritto il contratto di affitto e successiva acquisizione di ramo d'azienda, così rilevando il polo tarantino e gli stabilimenti di Novi Ligure e Cornigliano. Am InvestCo Italy ha notificato ai commissari straordinari dell'Ilva la volontà di rescindere l'accordo. Stessa lettera è stata inviata ai sindacati. L'acquisizione piena dei complessi produttivi si dovrebbe concretizzare solo nel 2021. «Secondo i contenuti dell'accordo» del 31 ottobre 2018 ArcelorMittal «ha chiesto ai Commissari straordinari di assumersi la responsabilità delle attività di Ilva e dei dipendenti entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione» della volontà di ArcelorMittal di lasciare l'Ilva. È quanto si legge in un comunicato del gruppo. Dopo la lettera di Arcelor Mittal il governo prova a correre ai ripari. Nel pomeriggio vetrice tra i ministri Stefano Patuanelli (Sviluppo Economico), Giuseppe Luciano Provenzano (Sud), Sergio Costa (Ambiente), Robero Speranza (Salute) e Nunzia Catalfo (Lavoro). «Il governo non consentirà la chiusura dell'Ilva» lo affermano fonti del Mise presenti al vertice. «Non esistono presupposti giuridici per il recesso del contratto. Convocheremo immediatamente Mittal» afferma la fonte vicina al ministro Patuanelli.

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Le motivazioni. L'eliminazione della «protezione legale» dal 3 novembre «necessaria alla società per attuare il suo piano ambientale senza il rischio di responsabilità penale, giustificando la comunicazione di recesso», è tra le cause dell'addio. Lo riferisce la nota di Mittal. «In aggiunta - prosegue la nota - i provvedimenti emessi dal Tribunale penale di Taranto obbligano i Commissari straordinari di Ilva a completare talune prescrizioni entro il 13 dicembre 2019 pena lo spegnimento dell'altoforno numero 2» che «renderebbe impossibile attuare il suo piano industriale, e, in generale, eseguire il contratto».

Il messaggio ai dipendenti. «Non è possibile gestire lo stabilimento senza queste protezioni» legali «necessarie all'esecuzione del piano ambientale», «definitivamente rimosse ieri con la mancata conversione in legge del relativo decreto». Lo scrive l'amministratrice delegata e presidente di Arcelor Mittal Italia Lucia Morselli, in una lettera ai dipendenti in cui comunica loro il passo indietro di Am Investco sull'acquisizione di Ilva. «Non è possibile esporre dipendenti e collaboratori a potenziali azioni penali», afferma. «Sarà necessario attuare un piano di ordinata sospensione di tutte le attività produttive a cominciare dall'area a caldo dello stabilimento di Taranto, che è la più esposta ai rischi derivanti dall'assenza di protezioni legali». «Anche le attività di tutti gli altri reparti e aree operative saranno progressivamente sospese», con l'obiettivo «di mantenere tutti gli impianti in efficienza e pronti per un loro riavvio produttivo».

Gli scenari. Di sicuro il quadro è quantomeno critico: la settimana scorsa il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli ha incontrato i sindacati, presto ci sarà un nuovo vertice con l'amministratore delegato dell'azienda Lucia Morselli. All'orizzonte lo spettro di una ulteriore stretta alla produzione e ai livelli occupazionali a Taranto, con il nodo dello scudo penale a complicare le cose: inizialmente garantito a Mittal nell'applicazione del Piano ambientale, nelle scorse settimane è stato di fatto abolito da un emendamento a firma cinque stelle approvato a maggioranza. Ancora di difficile lettura un eventuale addio: mossa per far "uscire allo scoperto" il governo? C'è l'intenzione di chiudere l'area a caldo, che è il cuore produttivo della siderurgia jonica? Mittal si era impegnata con investimenti da 1,1 miliardi per interventi ambientali e da 1,2 miliardi sul versante produttivo, con prezzo d'acquisto (dopo l'affitto) da 1,8 miliardi. L'ex Ilva ha 10.700 operai di cui 8.200 a Taranto.

I sindacati. «Apprendiamo la notizia della volontá di ArcelorMittal di comunicare ai commissari la volontà di recedere il contratto. Significa che partono da oggi i 25 giorni per cui lavoratori e impianti ex Ilva torneranno all'Amministrazione Straordinaria. Tra le motivazioni principali, il pasticcio del Salva-imprese sullo scudo penale. Un capolavoro di incompetenza e pavidità politica: non disinnescare bomba ambientale e unire bomba sociale». Lo afferma il segretario nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli. «La rescissione del contratto da parte di ArcelorMittal è una notizia drammatica ma era nell'aria, ce l'aspettavamo dopo le ultime decisioni del governo e del parlamento», dice il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, sottolineando che «ora il governo e il parlamento si devono assumere le loro responsabilità e devono porre rimedio a un disastro che loro stessi hanno causato e che si sta per abbattere su tutti gli stabilimenti italiani dell'ex Ilva, non solo a Taranto». «Ora - continua Palombella - si apre una fase drammatica dall'esito incerto con il forte rischio di bloccare il risanamento ambientale causando una bomba ecologica, oltre alla perdita di 20 mila posti di lavoro», compreso l'indotto. «Come già successo - aggiunge - l'Italia perde un pezzo importante della produzione manifatturiera, la stessa siderurgia che il governo dichiarava essere essenziale per il nostro Paese. Ancora una volta la politica e le istituzioni hanno seguito un'onda populista e non gli interessi reali del Paese, dei lavoratori e dei cittadini». La decisione di ArcelorMittal è «inaccettabile. L'incontro con il governo, che chiediamo da settimane, diventa ormai urgentissimo», afferma la segretaria generale della Fiom-Cgil, Francesca Re David. «Una decisione che assume un carattere grave per le conseguenze industriali, occupazionali e ambientali. Ô da tempo che noi evidenziamo forti preoccupazioni rispetto alla realizzazione dell'accordo. Il comportamento del governo è contraddittorio e inaccettabile: con il Conte 1 ha introdotto la tutela penale parallela agli investimenti e con il Conte 2 ha cancellato la stessa norma dando all'azienda l'alibi per arrivare a questa decisione», sostiene Re David. Da parte sua «l'azienda deve chiarire quali siano sue intenzioni rispetto dell'accordo e al piano di investimenti. In occasione dell'incontro fissato per stasera con la presidenza del Consiglio, la Cgil porrà la questione dell'ex Ilva come una priorità», conclude la leader della Fiom.

Ultimo aggiornamento: 5 Novembre, 09:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA