L'intervista/Amati: «Zingaretti si occupi della Puglia. Il Pd allarghi la coalizione a Iv e M5s, se è il caso anche cambiando il candidato»

Martedì 30 Giugno 2020 di Francesco G. GIOFFREDI

«Io l'avevo detto».
Fabiano Amati, consigliere regionale Pd: che cosa?
«Chissà quante volte ho ripetuto che con Emiliano la coalizione correva il rischio di restringersi perché Italia viva, Azione, La Giusta causa non sarebbero stati con noi. Nessuno prestava ascolto a noi - mi riferisco anche a Blasi, Pentassuglia, Liviano - tranne moltissimi cittadini pugliesi. E tutti quelli che dissentivano, assumevano l'atteggiamento da "mo-vengo-e-ti-spiego", una gara a farsi notare più emilianisti di Emiliano. E ci fu pure chi si candidò alle primarie non per vincere, ma per ostacolare il mio tentativo».
Alle primarie lei s'è piazzato secondo, ma candidandosi ha contribuito a legittimare Emiliano: poteva invece da subito costruire con altri un percorso diverso.
«Le primarie sono il nostro dna, chi ha legittimato Emiliano è chi non ha partecipato. La legittimazione arriva dal voto, non dagli accordi. Chi oggi nel Pd, a Roma, si lagna del fatto che andiamo divisi, doveva adoperarsi già all'epoca».
Ora infatti anche nel Pd nazionale serpeggia il timore che in Puglia possa arrivare la sconfitta.
«Rischiamo di perdere nonostante dall'altra parte non ci sia chissà quale programma riformista o uomini innovativi. Vorrei vedere il Pd nazionale sinceramente all'opera, senza l'atteggiamento dei colonizzatori con le liste bloccate, e dei bloccati sussiegosi per uno scranno garantito. Vorrei vedere il Pd aprire la questione Puglia da sé, senza sollecitazioni, senza restare inerme o limitarsi a comunicati stampa. Altrimenti si potrebbe pensare che a Roma non sono dispiaciuti per la nostra sconfitta, come pure sostiene qualcuno sulla base di indizi precisi e concordanti. A Roma è stato trovato un accordo con Italia viva e i cinque stelle, le pare possibile non riuscire a fare altrettanto in Puglia? Eppure a Roma è stata messa da parte certa cialtronaggine conclamata del M5s, così come le parole taglienti come fendenti».
Se è per questo, anche in Puglia sono state usate parole irripetibili: il M5s contro il Pd e viceversa, Emiliano contro i renziani e Calenda che certo hanno pure ricambiato...
«Sì, penso a quando Emiliano parlava di "fan dei tumori", di "servi delle lobby"...La politica non è tutto, né in suo nome si possono giustificare le parole come lame. Mi rendo conto che dall'accordo fatto a Roma sgorgavano posti ministeriali, mentre intervenire sulla Puglia non porta questi doni. Ma non si fa politica solo per le poltrone».
In che maniera il Pd nazionale dovrebbe farsi carico della questione Puglia?
«Cercando di trovare un accordo per tutte le regioni».
Diceva che a legittimare è il voto, non gli accordi...
«Ma siamo in un'altra fase, post-Covid, molto diversa».
Ora anche lei caldeggia l'intesa con il M5s? Ne è stato sempre un fiero e aspro contestatore.
«Vero, ho contestato tutto. Però loro hanno fatto l'accordo a Roma, e dopodiché devi essere conseguente. È stato deciso di unirsi per fronteggiare il rischio della Lega, peraltro facendo riferimento a vecchie parole d'ordine ormai prive di significato, o superate. Oggi che è stato fatto fronte comune, in Puglia nessuno vuol fare sforzi per contrastare la Lega e quel centrodestra, che per le Regioni meridionali non sono soltanto un festival delle ombre, ma presentano aggravanti programmatiche, concrete: dalle centrali idroelettriche regalate al Nord con benefici in bolletta, all'autonomia differenziata che toglie alla Puglia 682 milioni di sola Iva sanitaria».
Per convincere i renziani (etichettati da Emiliano nei modi da lei ricordati) e il M5s (che per cinque anni ha fatto opposizione dura in Puglia) a stare col Pd, occorre un candidato diverso. E allora?
«Dalle parti del mio partito spiegano sempre che conta la comunità e non gli individui: se non è solo retorica, allora vuol dire che per difendere la causa della coalizione larga dobbiamo tutti essere disposti a essere messi da parte. È una regola da buon padre di famiglia o da impresa, in cui vige la ricchezza aziendale e non la vanità individuale. Davanti a questo, tutto è possibile: anche sostituire l'amministratore delegato. Se perciò siamo in sofferenza e abbiamo il bisogno di allargare, tutto torna in ballo. Di certo non si può pensare che sia Emiliano a farsi da parte, avrà pure le sue ragioni nel dire che deve comunque candidarsi, nel ritenere d'essere la persona giusta e nel difendere l'esito delle primarie. Ma il buon padre di famiglia sa tenere in conto anche le ragioni di Emiliano, e può offrirgli anche un altro ruolo».
Un ministero?
«Non voglio dire questo. Il punto centrale per me è uno: il Pd non si occupa di capire cosa fare in Puglia. Magari si prenderà atto che non è più possibile fare nulla, ma varrebbe la pena di occuparsene. Purtroppo però non ho mai visto una riunione nazionale tra le forze di centrosinistra per discutere delle Regioni al voto».
Ci vorrebbe una figura terza per tenere insieme tutta questa ampia coalizione post-Emiliano?
«Queste formule della figura terza si usano solo in politica: esistono le persone adatte, competenti. Se dovessi dilettarmi con i nomi, mi creda che ne farei in grado di allargare la coalizione, ma non terzi. Anzi».
Lei pensa al suo amico Decaro.
«No, non faccio nomi. Ma di sicuro sarebbe un eccellente candidato. Lui crede al ruolo di governatore tra 5 anni, come se la storia venisse sempre a bussare, invece il destino è un borseggiatore».
In tutto ciò, c'è poca traccia dei temi, della visione, dei programmi.
«Non li tocca nessuno perché è sconveniente. Farlo, vuol dire impegnarsi a dare soluzioni e quindi a farsi qualche nemico. Xylella, per esempio: si intende fare una lotta durissima eradicando e usando agrofarmaci? Rifiuti: se volete la differenziata, sapete che ci vogliono gli impianti per il trattamento, e quindi anche delle ciminiere seppur innocue che porteranno qualche comunità a scagliarsi contro? Liste d'attesa: non basta dire che si vuol risolvere il problema, e se la soluzione fosse sospendere l'attività intramoenia? Ilva sta prendendo una piega terribile, rischia d'essere il più grave conflitto sociale ed economico. E la stragrande maggioranza del Pil è industria e agricoltura: lo sappiamo che non ci sono soltanto "sole, mare e ientu"? Dico tutto questo oggi, per evitare la sera del 21 settembre di ripetere "io l'avevo detto"».

Ultimo aggiornamento: 1 Luglio, 16:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA