Il ministro Fitto pronto alla sfida Pnrr: «Ma basta vittimismi»

Il ministro Fitto pronto alla sfida Pnrr: «Ma basta vittimismi»
di Alessio PIGNATELLI
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Martedì 29 Novembre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 06:50

«Una sfida da far tremare i polsi». Così Raffaele Fitto, ministro per gli affari europei, le politiche di coesione e il Pnrr del governo Meloni, sintetizza il lavoro che dovrà affrontare per rispettare due obiettivi: spendere le risorse a disposizione in maniera tempestiva ed efficace per accorciare i divari tra Nord e Sud. Con qualche premessa d’obbligo: «Abbiamo appena superato un mese dall’inizio del governo». Insomma, il messaggio è: vanno bene tutte le rivendicazioni ma siamo appena arrivati. Seconda premessa: un mese fa se si metteva in discussione il Pnrr era lesa maestà, ora si incomincia a ragionare non più per dogmi». 

Le Dichiarazioni


«Stiamo lavorando per tagliare il traguardo dei 55 obiettivi del Pnrr fissati al 31 dicembre ma, quanto alle risorse, si sarebbero dovuti spendere 42 miliardi di euro - ha detto il minisitro - . La previsione, aggiornata in corso d’opera, è scesa a 33 miliardi ed è poi stata rimodulata a 22 miliardi. A breve completeremo un’ulteriore revisione e credo che la cifra sia inferiore anche rispetto a questa previsione». Alcuni paletti vanno quindi smontati. «Oggi parliamo di coesione 2014-2020 ma sono ancora attuali gli interventi definiti nove anni fa? Il Pnrr è stato scelto subito dopo la fase della pandemia e prima della guerra: le scelte sono ancora attuali? Abbiamo una rapidità di cambiamento e dobbiamo fare delle riflessioni. In questo contesto abbiamo la necessità di ragionare su quello che accade: bisogna fare i conti con la lentezza della spesa e con la drammatica velocità dei cambiamenti». 


Fitto ha assicurato che il Governo intende muoversi nell’ambito della Costituzione, soprattutto rispettando e attuando l’articolo 119, nel quale si parla in modo molto chiaro di riequilibrio territoriale, compensazione e coesione. Per ciò che concerne il Pnrr, invece, «completeremo nelle prossime ore la verifica e presenteremo il quadro complessivo. Per questo il ruolo della cabina di regia è fondamentale per verificare lo stato di attuazione degli obiettivi».

Si può ragionare su come implementare il Piano e per farlo è in corso un confronto con la Commissione europea. Anche perché i rincari sulle materie prime ha notevolmente cambiato le carte in tavola. Fitto poi tocca due temi fondamentali: il reddito di cittadinanza e l’autonomia differenziata. Per il RdC dice che non saranno toccati i sostegni ai disabili e alle persone in età avanzata uscite dal circuito lavorativo ma bisogna certamente modificare le politiche attive del lavoro che non hanno funzionato. E per quanto riguarda l’autonomia differenziata, non ci possono essere unicamente giustificazioni: «Basta che parliamo di cambiamenti e scatta la chiamata alle armi del Sud, dobbiamo essere seri e onesti e non fare ragionamenti vittimistici. Ci sono stati errori da parte del Mezzogiorno, prendiamone atto. Compiamo uno sforzo oggettivo e riduciamo i divari completando i grandi interventi strategici per il meridione».


Era stato invece Sebastiano Musumeci, ministro per la Protezione civile e per le Politiche del mare, ad aprire il dibattito spiegando la centralità del Mediterraneo. 
Un mare come cerniera che possa aiutare a ridare importanza al Sud dell’Italia: «Dobbiamo avere una visione. Una politica che non ha una visione, insegue le giornate, è di corto respiro. Il Mezzogiorno d’Italia non può che diventare la base logistica del mare Mediterraneo, che non è più mare di frontiera ma cerniera. Occorre lavorare a un utilizzo razionale e responsabile del Pnrr la cui scadenza del 2026 non si coniuga bene con le procedure che sembrano essere fatte per rallentarne gli obiettivi». Da una parte, dice il ministro, si chiederà di accelerare la marcia di chi lo deve attuare sul territorio, «dall’altra non chiediamo clemenza a Bruxelles, ma sottolineiamo che l’economia di guerra non ci aiuta a mantenere le scadenze del calendario. Un Sud attrezzato, competitivo, serve anche alle Regioni del Nord, a un sistema Italia che oggi in Europa fatica a essere protagonista».
E le differenze tra Nord e Sud sono visibili anche nelle tragedie. Un dramma nel dramma ricordato dal sindaco di Andria, Giovanna Bruno, delegata dall’Anci, in un discorso toccante. 
«Cito una frase del direttore di Svimez, “il Pnrr è l’ultimo treno”. Mi viene in mente un’immagine, quella del 12 luglio del 2016, quando nelle case di tutta Italia e di tutto il mondo entrò prepotente la scena di un binario della morte, due treni che si scontrarono provocando morte e disperazione. Ciò avveniva nel territorio di Andria. Ebbene da quel giorno la ferita è ancora lì, aperta, mentre fortunatamente il ponte di Genova è stato ricostruito. Questa è l’Italia fotografata dal rapporto Svimez, la scena di un Mezzogiorno che in alcune parti non ha i minimi collegamenti per connettere tra di loro i piccoli comuni».

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