«Il Governo ci ha delusi». Netto e diretto, il rettore dell'Università

Sabato 28 Dicembre 2019
«Il Governo ci ha delusi». Netto e diretto, il rettore dell'Università del Salento Fabio Pollice. Il post dimissioni del ministro dell'Istruzione, dell'Università, della Ricerca, Lorenzo Fioramonti, è attraversato dalla delusione del mondo della scuola e dell'università che aveva maturato forti aspettative alla luce delle sue promesse. E Pollice punta il dito e avverte: «Nella manovra si trovano i soldi per l'edilizia universitaria e non per finanziare le nostre attività».
Rettore Pollice, quali ripercussioni avranno le università dalle dimissioni di Fioramonti?
«È venuto in Crui a novembre e aveva fatto una serie di promesse che sono state tutte sconfessate da questa legge di Stabilità per cui la delusione dei rettori era già cocente. Apprezzo molto il suo gesto perché è stato coerente non essendo riuscito a portare a casa nessuna delle promesse fatte, neppure quella per i posti di ricercatore di tipo B. Ci aveva assicurato un bando per reclutarne 1.500, ma non si è tenuto fede neppure agli impegni minimi. Credo che all'interno del Governo ci sia stata una precisa volontà di portarlo alle dimissioni. È apprezzabile che si sia dimesso perché se un ministro è nell'impossibilità di operare nell'interesse delle istituzioni di conseguenza si ritira. Questo gli fa onore».
Quindi?
«Quando lo abbiamo incontrato aveva fatto un discorso molto bello. È sicuramente una persona competente, il progetto che aveva per l'università era significativo. Sono preoccupato perché non credo cambierà qualcosa. Potrebbe accadere che il nuovo ministro, come primo gesto plateale, trovi una parte delle risorse necessarie e questo mi preoccupa perché ci diremo soddisfatti di quello che sino a pochi giorni prima non avremmo apprezzato. Il progetto di Fioramonti era assolutamente condivisibile, ma non gli hanno consentito di portarlo avanti. Ora ci sarà un progetto di portata inferiore che l'università dovrebbe trovare soddisfacente perché meglio del nulla».
Qual è la penalizzazione più gravosa per l'università?
«Incredibilmente non ci sono le risorse che l'università aveva chiesto, ma il presidente della Crui ci ha comunicato che arriveranno più soldi del previsto per l'edilizia universitaria».
E questo è un danno?
«Diciamolo con franchezza: se i soldi devono andare alla ricerca non arrivano, se devono andare alle imprese attraverso l'università i soldi arrivano. Sostanzialmente si dimostra che se i soldi vengono spesi nell'edilizia, il risultato di crescita è immediato secondo questo governo mentre la ricerca non dà risultati immediati e a loro sembra molto più conveniente dare risorse alle università per finanziare le imprese, piuttosto che lo sviluppo. Le risorse per l'edilizia non vengono mai meno perché in questo Paese ci sono interessi forti che credono ancora che lo sviluppo sia legato alla cementificazione dei territori: una follia».
Vede a rischio lo sviluppo dei territori?
«Noi abbiamo un mandato: promuovere lo sviluppo del territorio e la conoscenza. Non investire sull'università vuol dire non investire sul futuro del Paese e questo il Governo deve comprenderlo. Il taglio dei fondi alla ricerca, all'università, taglia il futuro. Sono preoccupato per il mio territorio perché la comunità accademica è un elemento della comunità territoriale. Per il Mezzogiorno l'università è l'unica possibilità di agganciare lo sviluppo, tagliando i fondi lo stanno depauperando e io non avrò pace sino a quando non sarà restituita dignità ai territori. Vogliamo riconoscere che la conoscenza è l'unica cosa che può assicurare un futuro al Mezzogiorno? Questo è il nuovo meridionalismo».
Come intendete reagire a questa situazione?
«Non saranno più solo i voti dei professori universitari contro questo governo o quelli che verranno, saranno i voti del Paese a spiegare alla politica quello che serve. C'è un'ipocrisia di fondo perché si tenta di far credere ai giovani che stanno facendo investimenti sul loro futuro, ma come possono farlo se tagliano i fondi per l'università? Il governo deve capire che non c'è futuro senza un'università pubblica. Questa sarà una battaglia campale e per questo alle inaugurazioni dei nostri anni accademici inviteremo rappresentanti della cultura a tenere la lectio magistralis. Ci siamo chiesti perché dare spazio alla politica che non ci dà spazio. Ci rappresenteremo da soli e la politica se vorrà tornare nelle università, lo farà quando avrà il coraggio di portare avanti un progetto serio. In questo momento non ho sulle mie spalle l'università del Salento, ma il Salento e gli imprenditori più lungimiranti sono con noi».
M.Mon.
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