Il Covid presenta il conto: crolla l'export pugliese

Venerdì 11 Settembre 2020 di Maria Claudia MINERVA
La pandemia ha colpito al cuore l'economia italiana andando ad intaccare due voci, l'export ed il turismo che negli ultimi anni avevano contribuito in maniera significativa alla creazione della ricchezza nazionale. La crisi sanitaria ha rimesso tutto in discussione ed ora il Paese deve fare i conti con questa congiuntura tra le più sfavorevoli.
È di ieri il nuovo resoconto trimestrale (relativo al secondo semestre) dell'Istat che conferma come l'export sia ormai in caduta libera.
Eccetto Molise (+30,2) e Liguria (+3,7), non si salva nessuno, al Sud come al Nord. Lo dicono i numeri: nel secondo trimestre 2020, nonostante la ripresa di maggio e giugno, si stima una netta contrazione delle esportazioni per tutte le ripartizioni territoriali a causa del forte calo di aprile: -28,2% per il Sud e Isole, -26,6% per il Nord-ovest, -23,2% per il Nord-est e -23,1% per il Centro. «Nel periodo gennaio-giugno 2020, la diminuzione su base annua dell'export risulta marcata e diffusa a livello territoriale: rispetto alla media nazionale, è più ampia per le Isole (-20,4%) e il Nord-ovest (-16,1%), di pari entità per il Centro (-15,3%), più contenuta per il Nord-est (-14,3%) e il Sud (-13,4%) - sostiene l'Istituto di Statistica -. Nei primi sei mesi dell'anno, la flessione tendenziale dell'export interessa quasi tutte le regioni italiane ed è più ampia per Basilicata (-36,8%), Sardegna (-35,3%) e Valle d'Aosta (-31,0%). Le performance negative di Piemonte (-21,2%), Lombardia (-15,3%), Veneto (-14,6%) ed Emilia-Romagna (-14,2%) spiegano i due terzi della flessione su base annua dell'export nazionale».
La Puglia registra una flessione del 12,8% e si posizione addirittura dopo la Calabria, ferma al -11,6%. Solo per fare qualche esempio, secondo la variazione annuale tra il 2019 e il 2020, la Puglia perde soprattutto nei settori del manifatturiero -15,8%, prodotti tessili -24,5%, articoli di abbigliamento -38,5%, metalli -50%, autoveicoli -45%, mobili -30,8%.
La caduta delle esportazioni di merci nel 2020 è dovuta soprattutto al crollo dei mercati di sbocco, in quanto la pandemia ha prodotto conseguenze particolarmente pesanti nei paesi che assorbono oltre il 45% delle esportazioni complessive del nostro paese, in particolare la Germania 12,2%, la Francia 10,5%, gli Stati Uniti 9,6%, il Regno Unito 5,2%, la Spagna 5,0% e la Cina 2,7%.
Non solo l'export va giù, in Puglia crescono pure le importazioni: +16% (nei primi sei mesi dell'anno) quelle di prodotti agroalimentari. «Un segnale di quanto sia a rischio commerciale il patrimonio materiale e immateriale delle produzioni agricole e agroalimentari prodotte dagli agricoltori pugliesi» dichiara Coldiretti Puglia, chiedendo di sostenere con fermezza la campagna #MangiaItaliano in questo momento delicato della ripartenza dopo il lungo lockdown causato dall'emergenza Covid.
«Serve un impegno delle autorità regionali, nazionali e comunitarie per fermare pratiche insensate che rischiano di far perdere quote di mercato importanti alle produzioni regionali insieme agli interventi per sostenere il tessuto produttivo a livello nazionale serve anche ricostruire un clima di fiducia nei confronti del marchio Made in Italy che rappresenta nell'alimentare una eccellenza riconosciuta sul piano qualitativo e sanitario a livello comunitario ed internazionale», afferma Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia, che aggiunge: «L'emergenza coronavirus con le difficoltà produttive, logistiche e commerciali ed i pesanti danni di immagine ha messo a rischio l'intera filiera agroalimentare estesa, dai campi agli scaffali fino alla ristorazione, senza dimenticare gli effetti del crollo del turismo che è sempre stato un elemento di traino del Made in Italy agroalimentare all'estero, amplificato dallo stop forzato alle Fiere che sono un momento importante di promozione».
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