Ex Ilva e idrogeno, il ministero della Transizione spegne le polemiche: «Nessuna bocciatura o pressione da Bruxelles»

Lunedì 5 Luglio 2021 di Alessio PIGNATELLI

Nessuna marcia indietro, nessuna bocciatura ma una normale interlocuzione. L’idrogeno come fonte pulita per i siti industriali italiani - ex Ilva in primis - da riconvertire grazie al Piano nazionale di ripresa e resilienza si arricchisce di un altro elemento: il ministero della Transizione ecologica ha ribadito che le precisazioni fornite dal governo italiano alle recenti richieste di chiarimenti avanzate dalla Commissione Europea in merito alla produzione «dell’idrogeno nei siti dismessi e l’impiego dello stesso nelle aziende cosiddette “hard-to-abate” sono state accolte». E che quindi non corrisponde al vero quanto ricostruito da alcuni media «secondo cui l’Europa avrebbe bocciato parte del Pnrr, o fatto pressioni affinché alcune parti fossero modificate con specifico riferimento all’impiego di idrogeno nello stabilimento ex Ilva».

La transizione come “moto a luogo”


L’antefatto è noto. Da molte parti si era rimarcato come ci fosse stato un cambio nel testo finale del Pnrr accettato da Bruxelles. In sostanza, la Commissione, per dare il via libera, aveva chiesto garanzie affinché fossero finanziati esclusivamente progetti incentrati sull’idrogeno prodotto da fonti rinnovabili. Insomma, il gas doveva essere bandito per la transizione ecologica in qualsiasi processo di produzione. Gli interrogativi maggiori erano - e restano - dunque sul Siderurgico di Taranto. Il ministero ha smorzato i toni spiegando che l’esame del Pnrr da parte della Commissione Europea «è stato molto approfondito e ha toccato tutti i punti salienti delle singole misure e delle riforme descritte nel documento. A metà giugno, dunque nell’ambito di questa intensa ma normale interlocuzione tecnica, la Commissione europea ha chiesto di assicurare un livello minimo di idrogeno green (fissato al 10%) nell’alimentazione di alcuni progetti che, per le grandi quantità necessarie, prevedevano un blending. Assicurazione che è stata fornita dal ministero della Transizione ecologica».

È stata inoltre identificata dal Governo italiano una quota di risorse (400 milioni) che sarà impiegata per progetti che utilizzino solo idrogeno green, in settori manifatturieri diversi dall’acciaio. «Come si vede, la transizione è un “moto a luogo” - spiega in una nota il ministero - partire da una situazione attuale per arrivare a una radicale trasformazione, nel nostro caso, dell’approvvigionamento energetico, ma necessita di tempi tecnici di trasformazione. Ed è proprio quello che con il Pnrr abbiamo progettato e che si intende realizzare».

L'incontro di giovedì


Per capire concretamente quali potranno essere gli effetti e i tempi sullo stabilimento di Taranto, la riunione di giovedì al ministero dello Sviluppo economico potrebbe essere d’aiuto. Il ministro Giancarlo Giorgetti, colui che ha in mano il dossier e il ministro del Lavoro Andrea Orlando incontreranno tutte le parti in causa. Un summit dopo mesi di stallo. La situazione ora si è sbloccata, almeno sotto il profilo dell’iter amministrativo con la sentenza del Consiglio di Stato che di fatto ha tenuto in marcia l’area a caldo della fabbrica di Taranto. Uno snodo che impone al governo di indirizzare la vertenza. Qualunque sia la direzione ma i sindacati chiedono chiarezza. A livello occupazionale e industriale, si è in alto mare. Non è chiaro quale sarà il piano della nuova Ilva: il mix di forni elettrici e altoforni è tuttora valido? Davvero l’idrogeno è una soluzione a breve come ha lasciato intendere l’ad Lucia Morselli? Quale sarà la forza lavoro che il gruppo - 10.700 unità negli stabilimenti italiani di cui quasi 8.200 in quello jonico - necessiterà? I dubbi restano moltissimi. 


La partita di giovedì magari non sarà risolutiva ma comunque potrà aiutare ad avere dei segnali. Al vertice sono stati invitati ministero Lavoro, le Regioni Liguria, Piemonte e Puglia, Acciaierie d’Italia, le segreterie nazionali di Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Usb, Usb lavoro privato, nonché Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm, Usb e Federmanager, il sindacato dei dirigenti di azienda. Diversi i temi in discussione: dal piano industriale della nuova società alla cassa integrazione in corso negli stabilimenti di Taranto e Genova, per 13 settimane, per un numero massimo di circa 5 mila unità di cui 4 mila a Taranto. Giorgetti ha già presieduto nei mesi scorsi alcuni incontri per l’ex Ilva ma hanno coinvolto solo il sindacato. Adesso c’è invece un confronto con l’azienda, preludio dell’avvio di una vera e propria trattativa tra le parti.

Ultimo aggiornamento: 16:33 © RIPRODUZIONE RISERVATA