I renziani bocciano Emiliano: «Non è lui il nostro candidato»

Sabato 23 Novembre 2019 di Vincenzo DAMIANI

«Michele Emiliano non è il nostro candidato». Il ministro Teresa Bellanova ha risposto così a chi le chiedeva un commento all'appello del segretario pugliese del Pd Marco Lacarra, rivoltosi ai renziani per spiegare che «non presentarsi uniti al voto significherebbe fare un favore alla destra».

La risposta di Bellanova è giunta ieri sera all'Arthotel di Lecce, in occasione dell'assemblea pubblica di Italia Viva. «Secondo noi - ha detto il ministro - c'è bisogno di un grande cambiamento, c'è bisogno di ricostruire un rapporto con la società pugliese, di costruire una classe dirigente che sappia guadagnarsi e non acquistare il consenso, c'è bisogno di una classe dirigente che dia risposte sulla sanità, sull'agricoltura, sui rifiuti. Io dico a tutti: rimuoviamo gli ostacoli. Il governo regionale non ha dato una buona prova di sé, il nostro candidato non è Michele Emiliano e non vogliamo legittimare strumenti che non riteniamo utili per la selezione della classe dirigente in questo momento. E allora se davvero vogliamo determinare un cambiamento e dare un buon governo a questa Regione, non partiamo dagli uomini ma dalle cose che bisogna fare».

Le primarie del centrosinistra pugliese non saranno anticipate a dicembre come avrebbe preferito il governatore Michele Emiliano, ma il Tavolo politico resta monco. Ieri pomeriggio, il movimento La Puglia in più del senatore salentino Dario Stefàno ha disertato nuovamente la riunione ed è tornato ad attaccare gli alleati: Continuiamo a registrare una diversità di approccio che non è soltanto formale ma è soprattutto sostanziale è la critica - un approccio che continuiamo a non condividere perché non mette al centro dell'azione pubblica la partecipazione civica, le idee, il confronto ma preferisce rituali celebrativi utili solo ad avallare un candidato di fatto già deciso da tempo.

Quello che nei giorni scorsi doveva essere un grande appuntamento per la presentazione dei candidati alle primarie, infatti, si è già tradotto - continuano dal movimento politico - nella realtà di una assemblea pubblica nella quale protagonista non è stata la partecipazione allargata ma la presenza della nomenclatura regionale. Mancano gli ingredienti essenziali: la partecipazione dei cittadini elettori. Così come sono mancate le idee, il confronto autentico, la condivisione di obiettivi e progetti utili alla comunità pugliese.

La rottura sembra insanabile e la prospettiva che il centrosinistra arrivi alle Regionali del 2020 con due candidati non è da scartare. Anzi. Oltre a quella della Puglia in più, c'è anche da registrare la posizione critica dei renziani di Italia Viva e quella de La Giusta causa dell'avvocato Michele Laforgia: «La grande convention che avrebbe dovuto lanciare i candidati alle primarie sostengono dall'associazione politica barese vicina a Nichi Vendola - ha partorito una modesta riunione allargata del tavolo della maggioranza, con una partecipazione militante della nomenclatura regionale. Senza nessun confronto fra le idee e in assenza dei cittadini elettori. Noi no, non c'eravamo. Noi, da mesi, parliamo di altro e discutiamo dei contenuti. Le elezioni primarie imbastite dalla variopinta coalizione che si è aggregata intorno al presidente uscente non offrono invece nessuna alternativa al trasformismo e al vuoto programmatico che hanno contraddistinto gli ultimi anni di governo. Sono un sondaggio a sostegno del candidato già designato, e poco importa che il re sia, da tempo, nudo. Noi non ci siamo e non ci saremo».

Sinistra italiana resta alla finestra, con un piede dentro e uno fuori: alle primarie, infatti, non sosterrà alcun candidato. «Il nostro invito a Stefàno resta lo stesso - replica il segretario regionale del Pd, Marco Lacarra - la Puglia in Più è sempre la benvenuta. Anziché esprimere giudizi precostituiti, sarebbe il caso di sedersi al Tavolo e confrontarsi».

Dalla riunione di ieri pomeriggio è emerso un altro dato: la data delle primarie resta quella del 12 gennaio, non ci sarà un anticipo a dicembre come era stato chiesto da quattro consiglieri regionali di maggioranza (Pino Romano, Giuseppe Turco, Sabino Zinni, Ernesto Abaterusso) e due assessori della giunta Emiliano (Alfonso Pisicchio e Mino Borraccino) che fanno parte di Senso civico e Mdp.

Intanto, sempre ieri, i consiglieri regionali che hanno fondato C-entra il futuro hanno presentato ufficialmente la candidatura alle primarie di Fabiano Amati: «Noi ha detto il presidente della commissione Bilancio - candidiamo un elenco di soluzioni e una squadra. Fuori il problema, dentro la soluzione ha proseguito - non è uno slogan ma un metodo per aiutare le persone nelle loro sofferenze e nelle difficoltà. Assumere la responsabilità di una decisione, argomento per argomento, è stato il nostro metodo negli ultimi cinque anni, con iniziative anche vigorose. Noi abbiamo soluzioni perché non vogliamo essere una parte del problema e per questo siamo qui».

Accanto ad Amati, in conferenza stampa, erano presenti anche i consiglieri regionali Sergio Blasi, Ruggiero Mennea, Gianni Liviano e Donato Pentassuglia. «Per il problema delle liste d'attesa ha spiegato Amati - per esempio, come si fa a stare vicino alle persone? Uno dei rimedi è quello di sospendere l'attività a pagamento in caso di disallineamento tra i tempi di attesa tra attività istituzionale e a pagamento. Su Xylella abbiamo combattuto una battaglia imponente: riteniamo che per provare a contenere il batterio sia necessario accordarsi con la prova scientifica perché per tanti anni non lo abbiamo fatto, alimentando di fatto il contagio fino alla Piana degli ulivi monumentali».

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