I cinque stelle si ricompattano, ma Emiliano corteggia gli elettori M5s

Domenica 13 Settembre 2020 di Francesco G.GIOFFREDI
Rinsaldarsi e compattarsi perché alternativa non c'è. Almeno per ora. Il Movimento cinque stelle prova a scrollarsi di dosso le contraddizioni, congela (per il momento, e quantomeno fino a lunedì sera) il progetto d'alleanze strutturali e a lunga gittata con il Pd e si stringe attorno ai propri candidati. La Puglia simbolo, la Puglia Ohio d'Italia, la Puglia strategica (anche per il governo giallorosso) e però dai destini incerti è il miglior termometro: qui i pentastellati potrebbero centrare la miglior performance regionale di questa tornata settembrina. E qui si stanno affacciando i big del movimento, e forse non era del tutto scontato. Antonella Laricchia ha rispedito con pugno duro a tutti i mittenti, compreso il premier Giuseppe Conte, qualsiasi velato invito a farsi da parte, e pazienza se non sarà garantito anche in Puglia lo schema giallorosso che regge il governo nazionale: troppi spigoli e troppe incompatibilità con Michele Emiliano. Conte s'è defilato, niente campagna elettorale, i leader cinque stelle invece no: oggi torna in Puglia per un mini-tour Luigi Di Maio. Il ministro degli Esteri, affiancato da Laricchia, moltiplica per tre: campagna per le regionali, il referendum costituzionale e le comunali. Le tappe: alle 11.30 a San Vito dei Normanni, alle 15.30 a Ginosa, poi in serata Adelfia e Andria. Nota a margine: non dovrebbe esserci Barbara Lezzi, senatrice, grande elettore di Laricchia, ma critica circa gli accordi col Pd ed ex ministra col dente avvelenato verso Di Maio.

Ad ogni modo, il terreno oggi per il ministro degli Esteri resta comunque minato, perché gli attacchi al Pd non possono essere frontali come un tempo e lo stesso Di Maio ha caldeggiato per il futuro intese sui territori. Ma qui e ora il «convinto sostegno» a Laricchia resta comunque il fil rouge. Se non altro perché la tenuta del M5s è interesse irrinunciabile, a prescindere. In questi giorni s'è visto anche il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, ieri invece giornata pugliese per l'ex ministro Danilo Toninelli, incentrata perlopiù sul sì al referendum, ma con necessarie incursioni sulle regionali: «Applichiamo altruismo e buone pratiche alla politica per risolvere i problemi dei cittadini. In Puglia abbiamo l'opportunità di cambiare con Antonella Laricchia».

Emiliano lavora sottotraccia: niente grandi eventi, solo blitz territoriali (ieri a Brindisi, per presentare i candidati consiglieri di circoscrizione) e il corteggiamento serrato all'elettorato pentastellato all'insegna del «voto utile». Anche sfruttando la testa d'ariete degli ex cinque stelle, come i parlamentari pugliesi Paolo Lattanzio e Michele Nitti, o come l'ex ministro Lorenzo Fioramonti, che commenta: «Mi sembra paradossale che il M5S sia arrivato a governare con Renzi e Boschi, nemici vituperati per cinque anni di legislatura, e non sia stato in grado di dialogare con Emiliano che su molte questioni la pensa esattamente come il mondo Cinque stelle. La Puglia, da 15 anni a questa parte, è governata bene, sicuramente può essere governata meglio, sicuramente ci sono delle aree che possono essere perfezionate». Chi quotidianamente si spende in appelli ai cinque stelle è Francesco Boccia, ministro Pd degli Affari regionali e fedelissimo di Emiliano: «Mi auguro che la scelta di campo dei tre parlamentari progressisti eletti nel M5S sia d'esempio ai tanti elettori cinque stelle pugliesi che hanno la stessa visione sociale, ambientale ed economica e hanno a cuore il futuro della Puglia e del Paese». I tentativi emilianiani di svuotare l'elettorato M5s sono incessanti, ma Laricchia alza il muro a difesa del fortino.

Intanto, al netto delle avances di Emiliano e Boccia, il Pd evoca il «voto utile»: lo ha fatto Nicola Zingaretti venerdì ad Andria, il segretario nazionale dovrebbe peraltro tornare in Puglia nei prossimi giorni. Di sicuro la Puglia è un terreno scivoloso per i democratici, e in fondo anche per i cinque stelle. Oltre che, naturalmente, per Conte e il suo governo. Comunque vada, potrebbe scattare la resa dei conti a qualsiasi livello subito dopo il voto.
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