I 30 milioni offerti da Conte? Sono quelli di Tap e Snam «Il governo metta altri soldi»

I 30 milioni offerti da Conte? Sono quelli di Tap e Snam «Il governo metta altri soldi»
Dopo il missile terra-aria, restano le domande. A cui soltanto Palazzo Chigi potrà rispondere, probabilmente anche a stretto giro. Giuseppe Conte piomba a Lecce e promette: il governo gialloverde, dopo aver giocoforza promosso il gasdotto Tap, ha in canna un piano di investimenti da 30 milioni «per il rilancio della comunità» e l'esecutivo intende andare avanti anche bypassando il sindaco di Melendugno che «ha declinato l'invito di un incontro», avendo il premier comunque «raccolto stakeholder e rappresentanti delle comunità locali». I dubbi si accumulano. Qual è la comunità «da rilanciare», solo quella melendugnese o a largo spettro salentina? E chi sono gli interlocutori «raccolti», le aziende, gli altri sindaci, la Regione? Quali saranno tempi e modalità d'erogazione delle misure?
Quantomeno, ci sono un paio di certezze. La prima: i 30 milioni non sgorgano dalle casse del governo, ma appartengono al pacchetto di ristori offerto quasi due anni fa da Tap e Snam. Anzi: l'iniziale dotazione portata in dote dalle due aziende era di 55 milioni. La seconda certezza: torna a martellare il pressing di quei sindaci salentini che, già da tempo, teorizzano la necessità di sedersi al tavolo multilaterale (governo, Tap, Snam, parti sociali, enti locali) per far lievitare la dotazione finanziaria dei ristori e imbastire così un vero e proprio piano Salento. «Cosa mette il governo sul piatto?», si chiede per esempio Giuseppe Taurino, sindaco di Trepuzzi e capofila dei sindaci del dialogo.
Le indiscrezioni che filtrano da Roma però sembrano remare in direzione opposta: palazzo Chigi preferirebbe condensare quasi per intero su Melendugno i 30 milioni a disposizione. Una specie di cura choc, senza spalmature sull'intero Salento. Anche per questo s'è assottigliato di oltre 20 milioni il tesoretto: nella prima bozza da 55 milioni figuravano anche le risorse per un centro d'eccellenza sulla decarbonizzazione (iniziativa a cura di Snam). Resterebbe invece per ora intatta l'intelaiatura degli altri aiuti, così come Conte se l'è ritrovata in eredità dal governo Gentiloni e dal tavolo corale riunito dal ministro Claudio De Vincenti dal 2017: efficientamento energetico per le marine di Melendugno; tutela di litorale, mare e spiagge; sostegno alla pesca; riqualificazione urbanistica, illuminazione stradale, interventi per la sicurezza, pista ciclabile e palasport; maggior accesso a internet; almeno 20 nuovi distributori di gas naturale compresso per potenziare il sistema di trasporto locale, collaborazioni con enti locali per incentivare la metanizzazione dei mezzi di trasporto pubblico; pulizia dei fondali.
«Mi amareggia - riflette Taurino - e Conte dovrebbe saperlo: la proposta di Tap era di 55 milioni. Quei 30 milioni sono una mancia al territorio rispetto a quanto stava negoziando il tavolo del governo Gentiloni. Questo governo cosa vuol mettere di suo? Quando era presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone, ottenni la disponibilità di una vertenza-Salento su ambiente, salute e sviluppo, affrontando temi come rinnovabili, trasporto pubblico, carbone, infrastrutture: su questo dovrebbe impegnarsi Conte. Tap e Snam riguardano l'intero Salento, per questo chiediamo di essere convocati. E ho anche sollecitato il presidente della Provincia». Cioè Stefano Minerva, che tuttavia tace e temporeggia. «Auspichiamo la convocazione di un tavolo in Provincia», ammette Mario Accoto, sindaco di Andrano anche lui della frangia mediatrice. «Abbiamo pochissimo tempo per rimettere in piedi quel tavolo sugli investimenti aggiuntivi per la vertenza Salento, investimenti derivanti anche da Tap ma non strettamente connessi. I 30 milioni incidono solo sui comuni direttamente interessati all'opera. Dopo che il governo ha preso coscienza del fatto che il gasdotto verrà realizzato lì, non può far finta di nulla. O continuiamo a polemizzare, oppure è venuto il tempo di sottoporre per davvero la vertenza Salento».
Teresa Bellanova, senatrice Pd ed ex viceministro allo Sviluppo economico d'epoca Gentiloni, attacca: «Dopo un lavoro per nulla semplice avevamo lasciato un fascicolo che con chiarezza indicava somme e obiettivi. Precisamente oltre 50 milioni. Poiché non siamo ingenui né stupidi chiediamo, e lo faremo anche con una interrogazione parlamentare: il Governo ha ritenuto troppi 50 milioni per il Salento o ha ritenuto di dover favorire Tap scontando 20 milioni?». Dichiarazioni, senza null'altro a corredo, insolitamente riprese su Facebook pure da Michele Emiliano. Federico Massa, ex deputato Pd, va oltre: «Una caritatevole elemosina. Parlino tutte le istituzioni del territorio e le organizzazioni sindacali e datoriali; ridiamo, tutti insieme, dignità a questo territorio. Ho detto, da tempi non sospetti, che l'opera si sarebbe fatta, e si sarebbe fatta lì; e ho detto che il no e l'altrove non avevano alcuna concreta prospettiva. Tutti insieme mobilitiamoci con una richiesta precisa: 150 milioni per risanamento e consolidamento del costone; tutela delle spiagge; messa in sicurezza di tutte le aree boschive, lavoro per imprese e giovani». E spunta pure il documento ufficiale della segreteria provinciale Pd: «Chiediamo immediatamente l'attivazione di un tavolo inter-istituzionale che coinvolga in maniera attiva Regione, Provincia e Amministrazioni comunali insieme alle organizzazioni imprenditoriali e alle rappresentanze sindacali, affinché si individuino e si stanzino risorse vere e cospicue. Un piano straordinario di risorse adeguate e non briciole da destinare subito in favore del Salento. La misera somma promessa dal governo, che da un lato sembra un modo per pulirsi la coscienza dopo aver promesso l'impossibile e dall'altro offende la dignità di un territorio bisognoso di risposte vere a problemi importanti, non è più tollerabile».
Dal canto suo, Barbara Lezzi - ministra del Sud salentina e pentastellata, fino alla campagna elettorale dello scorso anno barricadera del noTap - si stringe nelle spalle: «Nulla da rimproverarmi, ho la coscienza a posto. Se fosse stato per noi Tap non sarebbe arrivata. Purtroppo siamo soli, tutto il resto del Parlamento lo vuole. Il no di Potì al tavolo? Se ne assumerà le responsabilità. I 30 milioni sono di Tap e non dello Stato? Sono della comunità di Melendugno». Ma il braccio di ferro è appena (ri)cominciato.
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Martedì 26 Marzo 2019 - Ultimo aggiornamento: 13:28