Giunta, dalla grande assente Brindisi alla parità di genere: il fronte dei malpancisti nella maggioranza e le critiche dell'opposizione

Sabato 21 Novembre 2020

Il giorno dopo il varo della giunta regionale non accennano a diminuire i mugugni e le critiche all'interno della stessa maggioranza di centrosinistra. C'è la freddezza del Pd, che ritiene di essere stato sottodimensionato nel numero degli assessori. Ci sono le critiche esplicite di Senso Civico per il mancato riconoscimento del proprio ruolo nella vittoria della coalizione e, a sinistra, le accuse all'area vendoliana (a sua volta non tutta granitica) per aver calato dall'alto il nome dell'assessore di riferimento senza aver consultato le altre forze che hanno dato vita alla lista elettorale. C'è poi la dura presa di posizione del movimento per la parità di genere che ha annunciato ricorsi per via giudiziaria contro lo squilibrio nella composizione della giunta. Ci sono i mal di pancia per la nomina dell'assessore Maurodinoia, coinvolta in una delicata inchiesta giudiziaria. E, infine, i mugugni e le delusioni per la sbilanciata rappresentanza territoriale della squadra di governo, considerata a trazione decisamente salentina, a tutto svantaggio di altre aree della regione, prima fra tutte quella brindisina. Ieri se ne è fatto interprete, senza troppi giri di parole, il consigliere del Pd Fabiano Amati che, nonostante le 10.407 preferenze rimediate alle urne, non farà parte della nuova squadra di Emiliano. E come lui, nessun rappresentante della provincia di Brindisi, occuperà un posto in giunta. Da qui parte Amati: «La Giunta regionale è fatta, io non ci sono e soprattutto non c'è nessuno della provincia di Brindisi».

Il motivo, secondo Amati, passa per un'espressione colorita, che è lo stesso consigliere ad edulcorare nella dichiarazione postata su Facebook: «Sto sul ca..volo a Michele Emiliano - scrive - un sentimento legittimo, intendiamoci, ma che non provo per lui e quindi non posso ricambiare. Per nascondere questo pregiudizio, ora sentiremo dire che sono stati usati alcuni criteri». Criteri aspramente contestati dal consigliere di Fasano, definendoli «un cocktail di espedienti e furbizie per indirizzare le cose dove si vuole, nonché il modo per correggere, violandolo, l'unico criterio che in democrazia dovrebbe contare: i voti. Quelli che a me non sono mancati, grazie ai cittadini della provincia di Brindisi. Da questo momento la mia provincia, quella che mi ha scelto come suo primo rappresentante, è orfana totale di rappresentanza. Non abbiate paura, però: farò il matto per realizzare ciò che si può, provando a colmare l'ingiustizia che da diversi anni sopportiamo solo perché non abbiamo l'abitudine di chinare la testa, e collaborando con Emiliano e chiunque se e quando il fine sarà fare cose buone per i pugliesi. Andiamo avanti con coraggio e determinazione, ci sono tante cose da completare e da cominciare».


Acque sempre agitate anche nel Movimento Cinque Stelle, che deve ancora sciogliere i dubbi sull'eventuale occupazione dell'ultima casella lasciata libera dal governatore. A ribadire la sua posizione è la consigliera Antonella Laricchia che non ha mai preso in considerazione l'ipotesi di sostenere Emiliano: «Buon lavoro alla nuova Giunta regionale, la cui definizione giunge in ritardo, per via di imbarazzanti e un po' oscure manovre di palazzo, che evidentemente si sono rivelate più complicate del previsto. Sono dispiaciuta se qualche responsabilità questa volta è anche di qualche attore del M5S, che ancora non esce allo scoperto». Laricchia fa sapere di essere comunque intenzionata a portare avanti la sua posizione contraria: «Mi rincuora pensare che gli anticorpi interni al M5S siano evidentemente temuti tanto da non aver osato, per il momento, andare fino in fondo. Staremo a vedere, pronti a difendere la volontà dei pugliesi. Emiliano ha trattenuto per sé la delega al Welfare, è lui l'assessore a cui possono rivolgersi le famiglie che hanno bisogno di un interlocutore su questi temi. Noi saremo al loro fianco come sempre, anche all'opposizione si possono ottenere tanti risultati».

Dall'opposizione, sono invece le coordinatrici di Italia Viva Ada Fiore, Rosa Cicolella e Tiziana Palmisano, a parlare. E a puntare il dito soprattutto contro uno sbilanciamento di genere all'interno dell'esecutivo. «Era appena il 23 settembre - dicono - quando il presidente Emiliano pronunciava queste parole: La prossima giunta sarà composta da metà uomini e metà donne. Tutte applaudirono a tale affermazione confidando non più in una promessa pre-elettorale, ma in un impegno a vittoria avvenuta. A giunta ultimata sarebbe troppo semplice per noi ribadire la poca affidabilità delle affermazioni di Emiliano, che come sua abitudine ha sempre detto anche in poche parole tutto e il contrario di tutto».

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