Meloni: «Sono pronta per governare». Dalla Puglia l'ipoteca di Fratelli d'Italia sul governo

Meloni: «Sono pronta per governare». Dalla Puglia l'ipoteca di Fratelli d'Italia sul governo
di Francesco G. GIOFFREDI
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Sabato 27 Agosto 2022, 08:04 - Ultimo aggiornamento: 16:01

Il piglio ormai è quello, da leader che capta il vento di sondaggi e piazze. Con un'avvertenza però, ben tangibile nelle parole di Giorgia Meloni: la strada da fare è tanta e il tempo è poco, innanzitutto per rassicurare un pezzo di elettorato moderato, vincere le diffidenze di una fetta non residuale di interlocutori internazionali e sgombrare il campo da equivoci. Provando a declinare il linguaggio della responsabilità e del realismo. Il messaggio arriva da Ceglie Messapica: «Pronta per governare? Ritengo di sì, altrimenti non mi sarei candidata, sono una persona seria. Ma non lo faccio a cuor leggero», «la realtà da affrontare fa tremare i polsi» e ci sono problemi e urgenze «da togliere il sonno»: «La gente senza lavoro o che non arriva a fine mese. Ieri notte per esempio non ho dormito pensando al problema delle bollette». Insomma, c'è la consapevolezza di «andare incontro a una stagione molto complessa», col dovere «di dire la verità agli elettori, facendo capire alla gente le scelte che si fanno».
Telegrammi da primi, veri assaggi di campagna elettorale. La leader di Fratelli d'Italia ieri sera era ospite, a Ceglie, della kermesse La piazza, organizzata da Affaritaliani.it. In prima fila, schierati in bella vista, tutti i candidati pugliesi di FdI alle Politiche, a cominciare dai due big Raffaele Fitto e Marcello Gemmato. Sul palco in piazza Plebiscito l'intervista a cura di Angelo Maria Perrino, direttore della testata online, le polemiche al veleno sembrano lontane, ma pronti-via e i messaggi sono subito tambureggianti: «Io premier? La scelta spetta al presidente della Repubblica, ma credo nel valore della democrazia. Se il centrodestra dovesse vincere e se FdI fosse il primo partito, allora l'indicazione degli italiani sarebbe chiara. Non credo che il presidente della Repubblica farebbe scelta diversa».

«A sinistra dicono che sono un mostro»

Un avviso ai naviganti, in una campagna «nella quale non si riesce a parlare di contenuti, inventando anche cose assurde pur di screditare. Hanno pochi argomenti a sinistra, l'unico è dire che sono un mostro... Ma vado avanti per la mia strada e non guardo in faccia a nessuno». Il contesto non è dei migliori: «Abbiamo obiettivamente dati economici preoccupanti, il debito pubblico è aumentato di 116 miliardi con questo governo, siamo fanalino di coda per crescita e salari, e poi la pandemia, la guerra, la crisi delle materie prime. Ecco, di tutte le stagioni della mia vita per andare al governo, non mi è toccata la più facile...».

Lo sforzo all'insegna del pragmatismo è la traccia dell'intervista («e non vogliamo certo uscire dall'Ue e dalla Nato»), tanto da tendere pure la mano a un provvedimento bipartisan per calmierare le bollette: «Il governo in carica può fare qualcosa subito. Se sono d'accordo anche le altre forze politiche, ci troviamo domani in Parlamento e approviamo una proposta. E noi abbiamo una proposta: comparare le bollette dello scorso anno con le attuali e tagliare gli oneri, ci sarebbe un abbattimento anche del 30%». Energia e transizione sono nel novero dei punti di programma snocciolati in rapida successione: «Il costo delle bollette lo dobbiamo anche a un certo ambientalismo ideologico che ha impedito di estrarre gas dai nostri mari. FdI è un partito ecologista, ma la Natura va difesa con l'uomo dentro», «no a una transizione forzata con obiettivi irraggiungibili che massacrano pezzi del sistema economico e sociale». La vera strategia allora è «il mix energetico» e qui c'è l'unico accenno alle prospettive in chiave Mezzogiorno: «Per condizioni e posizione può essere un hub di produzione di rinnovabili e di smistamento di energia da altre fonti, è un filone di sviluppo per il Sud». Nel mix deve rientrare anche il nucleare, secondo Meloni. Investendo soprattutto su quello da fusione: «Non produce scorie, non inquina, non costa, vuol dire risolvere il problema dell'energia. I tempi sono mediamente lunghi, ma la ricerca italiana dovrebbe concentrarsi su questo, per essere pionieri».

Cantiere aperto

Il punto, spesso, sono le scelte, la visione. A destra il cantiere è aperto. La cornice è data dai principi ben noti («Ci vuole un governo che abbia a cuore l'interesse della Nazione, non altro, e che si occupi dei cittadini», spunta pure quella parola, «sovranità») e da una quaterna di aggettivi (un'Italia «orgogliosa, stabile, credibile e meritocratica»), per la ricetta economica c'è almeno il criterio: «Non serve l'Italia dei bonus, ma delle scelte strategiche, anche in materia industriale. Ci vuole una idea di sviluppo e concentrare le risorse. Fosse anche di sinistra, ma occorre un governo coeso, con idee chiare, solo così si tira fuori l'Italia dalle secche, anche una persona autorevolissima come Draghi non è riuscita a fare nulla perché c'era un governo solo per tenere in vita il Parlamento». E il reddito di cittadinanza? «Così come è fatto, va abolito. L'errore è mettere sullo stesso piano chi può lavorare e chi no, si finisce per discriminare il più debole. Ci vuole uno strumento di assistenza per fragili, disabili, deboli, mentre a chi è nelle condizioni di lavorare bisogna trovare un posto».
Ultimo flash sugli incastri di governo, ancora. «Ministri? Non ne parlo con nessuno, anche perché non porta bene, solo in cuor mio a fine giornata. Ma i governi si fanno sulla base dei risultati. Noi saremo pronti. Ministri donne? Già se fossi io capo del governo sarebbe una bella novità, ma non credo nelle quote, sono per abolirle. Non agevolano le donne».
 

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