Tap-Snam, il tavolo "fantasma" per gli investimenti: «Nessun segnale da questo governo»

Tap-Snam, il tavolo "fantasma" per gli investimenti: «Nessun segnale da questo governo»
di Francesco G. GIOFFREDI
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Sabato 5 Giugno 2021, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 14:53

Una parola chiave («pacificazione»), la traccia più o meno di sempre («disponibili a investire su progetti di sistema») e il vaso scoperchiato, tra imbarazzi e spalle strette: «Non ci sono interlocuzioni sul tema con questo governo». Il fascicolo dei ristori e degli investimenti di Tap e Snam, destinati al territorio attraversato dal gasdotto, è il fiume carsico dei dossier strategici pugliesi: da anni appare, scompare, riappare. Ecco: al momento, sembra essere nella fase di inabissamento, quasi “fantasma”. Lo hanno spiegato ieri Luca Schieppati (managing director di Tap) e Massimo Montecchiari (executive vice president international di Snam), “convocati” in Commissione consiliare Bilancio dal presidente Fabiano Amati, dopo richiesta anche del consigliere Paolo Pagliaro. La dotazione in ballo è di almeno 25 milioni: a tanto ammonta la somma nel portafoglio di Tap, a cui bisognerà aggiungere la fetta Snam («ma senza conoscere i progetti, non siamo nelle condizioni di indicare numeri», dice Montecchiari).

 

DOVE ERAVAMO RIMASTI


E allora? Che fine hanno fatto i milioni potenzialmente messi sul piatto? Si rischia ancora una volta la melina o il reset, dopo mesi di interlocuzioni, tavoli e dopo un filo faticosamente riannodato tra le tre parti: enti locali, aziende e governo nazionale. Breve riepilogo: i primi approcci risalgono addirittura al governo Gentiloni, è stato poi Giuseppe Conte (durante l’esperienza M5s-Lega) a ripescare il dossier con le prime cifre, poi passato nelle mani di Mario Turco, sottosegretario a Palazzo Chigi col governo giallorosso. Il pentastellato tarantino aveva ricalibrato il metodo e allargato la partita, avviando il confronto con gli enti locali di Lecce e Brindisi: un unico calderone di risorse e investimenti, la partita Tap e Snam insieme con i Contratti istituzionali di sviluppo e con le opportunità del Recovery plan. I Comuni avevano pure presentato delle schede progettuali per questa sorta di “vertenza Salento”, nel frattempo è arrivato il governo Draghi. Che tuttavia non sembra aver affidato e incardinato il dossier Tap-Snam. Intanto, le due opere - il gasdotto con approdo a San Foca e l’interconnessione alla rete nazionale nel Brindisino - sono state completate, ogni giorno fluiscono 20 milioni di metri cubi di gas al giorno e le operazioni di ripristino dei luoghi sono state ultimate (a cominciare dagli ulivi tornati a dimora). La fase-due, dopo il lungo conflitto, vorrebbe essere caratterizzata da dialogo e investimenti. E Schieppati tira fuori dal cilindro quella parola lì («pacificazione») che tanto piace ai consiglieri in Commissione: «Chiediamo il supporto della Regione per superare una dialettica complessa e avviare un percorso di pacificazione che ci faccia percepire per quello che siamo, cioè un’infrastruttura sostenibile». Nota a margine: durante l’audizione non si affaccia nessun rappresentante della presidenza di Regione o della giunta, l’amministrazione Emiliano ha del resto sempre girato al largo della partita ristori Tap-Snam.

 

IL CONFRONTO E LE PROPOSTE


Intanto, il confronto si è arenato. «Le nostre interlocuzioni con Turco - dice Schieppati - si sono interrotte con la caduta del governo. Intanto, a parte gli interventi già fatti sul territorio, siamo passati da 12 a 25 milioni, focalizzati su Melendugno e sul Salento. Se il confronto ripartirà, ci siederemo e definiremo insieme gli interventi di sistema, distintivi, per creare valore aggiunto per il Salento». Montecchiari ricorda «localmente ci siamo già interfacciati con i Comuni, una interlocuzione tutto sommato sempre positiva. Ma riguardo ai progetti, hanno sempre rimandato al discorso generale da fare a livello nazionale. Non sono a conoscenza di progetti presentati». Snam è abituata al contrario: normalmente «operiamo con compensazioni locali durante le attività», senza dover scomodare macro-tavoli nazionali.
Ma tant’è. I vertici delle due aziende spiegano poi in che termini vorrebbero investire: interventi «di sistema», «evitando il frazionamento», ma «qualcosa di integrato, ben visibile e distintivo». Argomenta Schieppati: «Vogliamo superare le logiche di contrapposizione» e «avviare un dialogo costruttivo e duraturo. La nostra è una politica volontaria di investimento sociale e ambientale sul territorio, in analogia a quanto realizzato in Grecia e Albania, non si tratta di ristori o compensazioni, ma di responsabilità sociale e di impresa secondo criteri di inclusività e rispetto del territorio».

 

LA PARTITA DELL'IDROGENO


Nell’ora di Commissione, si parla anche di idrogeno. D’altro canto, Tap sta già testando la possibilità di far transitare un mix di gas. E l’idrogeno è la leva principale della transizione ecologica voluta dall’Europa e dal Pnrr italiano. Sempre Schieppati: «vogliamo realizzare «sul territorio iniziative all’avanguardia per la decarbonizzazione, con un approccio di sistema su idrogeno verde, mobilità sostenibile e formazione su questi ambiti. È un’idea maturata in questi ultimi mesi, siamo disponibili». E sull’idrogeno insiste anche Montecchiari, individuando le «macro aree delle nostre iniziative»: «Sviluppo dell’idrogeno, e su questo la Regione è molto sensibile; mobilità sostenibile; efficienza energetica; ricerca». «Le aree industriali di Brindisi, Lecce, Taranto e Bari sono poli di potenziale sviluppo per l’idrogeno, potendo far leva su riconversioni parziali o totali. Stiamo lavorando con diversi partner per la produzione di idrogeno da rinnovabili». La palla passa ora al governo. Ancora una volta.

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