Gli scenari/Il gasdotto EastMed-Poseidon torna al centro: l'approdo a Otranto, il ruolo di Usa e Israele e le scelte del governo italiano

Gli scenari/Il gasdotto EastMed-Poseidon torna al centro: l'approdo a Otranto, il ruolo di Usa e Israele e le scelte del governo italiano
di Francesco G. GIOFFREDI
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Giovedì 24 Marzo 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 14:40

L'ultima mossa di Vladimir Putin rischia di scompaginare ancora di più il quadro e accelerare scelte e processi: la Russia non accetterà pagamenti in euro e dollari per il gas consegnato in Europa, ma solo in rubli. Tradotto: diversificare l’approvvigionamento energetico per svincolare l’Occidente dall’abbraccio russo ora è una necessità non più rinviabile. Urgono alternative. Usa, Ue, bacino Mediterraneo: è una matassa che abbraccia tutti. E il filo, srotolato con cura, conduce ancora una volta alla Puglia hub strategico. In questo caso, al gasdotto EastMed-Poseidon: approdo nel Salento, proprio come il Tap. E progetto che riaffiora sulla scena internazionale, dopo mesi (anni) di silenzi e inerzia: era scomparso dalle mappe geopolitiche, ora torna in ballo. E la Puglia in pochi chilometri potrebbe raddoppiare i gasdotti.

Cambia tutto: gli equilibri

C’è una virata, in appena due mesi, che è lo specchio dei tempi ed è uno dei punti di caduta del mutato scenario internazionale: da «stiamo spostando il nostro interesse» a «dopo gli ultimi sviluppi, daremo uno sguardo nuovo a tutto». Le parole, felpate come è richiesto dalla materia incandescente, arrivano dagli Stati Uniti: prima l’Ambasciata Usa in Grecia, poi gli Affari Esteri del Dipartimento per l’Energia. Tema: l’approvvigionamento energetico, la fame di gas che attanaglia l’Europa e poi proprio EastMed-Poseidon. Giova ricordare le coordinate: l’Italia nel 2021 ha consumato 76 miliardi di metri cubi di gas, oltre il 40% in arrivo dalla Russia, il gasdotto Tap ha contribuito con quasi 8 miliardi. Utile, ma non sufficiente.
EastMed-Poseidon è il progetto autorizzato nel 2010, approdo a Otranto, oltre 1.900 chilometri di lunghezza, capacità di 10 miliardi di metri cubi annui di gas pescato dal Bacino del Levantino al largo di Cipro, Israele ed Egitto. E cantiere però mai avviato, tanto da far precipitare l’infrastruttura nell’oblio: EastMed-Poseidon per brevità è sempre stato etichettato come “l’altro gasdotto”, contrapposto al più noto e già operativo Tap. Una sorta di “fratello minore”, sul quale era pure piombato ormai un velato, ma chiaro, veto degli Stati Uniti, il grande croupier della partita energetica internazionale. Il motivo? Duplice: da un lato gli Usa esportano molto gnl proprio in Grecia, Paese-cerniera del progetto EastMed-Poseidon; dall’altra parte la Casa Bianca non voleva alzare la tensione con un altro attore cardine della regione, la Turchia. Il Bacino del Levantino è infatti prossimo alle coste turche e sono acque contese.
Ora però EastMed-Poseidon scala posizioni e ripristina i gradi di opera strategica. E ai primi di aprile Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo economico, sarà in Israele: nel menu i semiconduttori, i chip, ma più in generale la rete di relazioni e quindi anche il gasdotto.


Le tappe e il cambio di rotta Usa

Il 10 gennaio, quando la polveriera russo-ucraina doveva ancora deflagrare, l’Ambasciata Usa in Grecia aveva fatto sapere tramite un comunicato ufficiale di «rimanere impegnati a collegare fisicamente l’energia del Mediterraneo orientale all’Europa», ma – appunto – di voler «spostare la nostra attenzione sugli interconnettori elettrici in grado di supportare sia il gas che le fonti di energia rinnovabile». In sostanza: una bocciatura del progetto EastMed-Poseidon. Sembrava il colpo definitivo di mannaia. Poi, l’invasione russa in Ucraina ha scombinato gli equilibri, riportato al centro dell’agenda le strategie energetiche, riscritto paradigmi e priorità e reso cruciale qualsiasi metro cubo di gas che non fosse russo. Inducendo così la torre di controllo Usa a innestare la retromarcia e a scandire quella dichiarazione: «Dopo gli ultimi sviluppi, daremo uno sguardo nuovo a tutto». Cambia il mondo, si traccia una nuova linea. La voce è quella di Andrew Light, Affari Esteri del Dipartimento per l’Energia. Che ha aggiunto: «Non si tratta soltanto della transizione verde, ma anche della transizione via dalla Russia».


Il progetto: cosa prevede, a che punto è

Due nomi, di fatto due progetti. Uno extra-europeo (EastMed, oltre 1.800 chilometri), l’altro europeo (Poseidon, interconnessione tra Grecia e Italia). La società Igi Poseidon è costituita da Edison e dalla greca Depa. Il decreto del ministero dell’Ambiente che autorizza l’approdo risale al 2010, con tre particolarità: l’opera per anni è rimasta paradossalmente sprovvista di gas; non è stata mai mossa una pietra del cantiere a Otranto; e Igi Poseidon non si è mai scontrata con comitati del “no”. La capacità di 12 miliardi di metri cubi annui può lievitare fino a 20, con la possibilità di veicolare anche idrogeno. Il progetto - dicono da Edison - «è pronto per la fase realizzativa»: 210 chilometri dalla Grecia a Otranto. Lo stallo ha richiesto proroghe dell’autorizzazione, l’ultima a firma del ministro Roberto Cingolani: i lavori devono cominciare entro il 1° ottobre 2023 e terminare due anni dopo, altrimenti qualsiasi via libera decade. Intanto, EastMed-Poseidon continua a mantenere lo status di opera strategica: il Parlamento europeo nei mesi scorsi lo ha confermato nell’elenco dei “Progetti di interesse comunitario”. Ma tempi e costi? Quattro anni, dicono dall’azienda, e 6 miliardi di dollari.


Il gas “trovato” nel 2017

Era l’aprile del 2017 quando la partita EastMed, il gasdotto senza gas, sembrava sbloccarsi: a Tel Aviv l’allora ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, insieme ai colleghi di Israele, Grecia e Cipro, sottoscrisse l’accordo per l’agognata materia prima. Nell’area del bacino Levantino è disponibile una capacità di giacimenti fino a 30 miliardi di metri cubi all’anno, con espansione prevista di altri 20. Dall’epoca però il gasdotto è tornato nel porto delle nebbie, schiacciato dai mutevoli equilibri internazionali.


“Attesa” a Otranto e bonifica

L’approdo è tra il porto e Torre del Serpe, «compatibile con la morfologia costiera», avevano fatto sapere negli anni scorsi da Edison. Approdo non lontano dall’elettrodotto, peraltro. Come ribadito dal sindaco Pierpaolo Cariddi nei giorni scorsi, «l’area è da bonificare», per presenza di amianto nel sottosuolo a causa di una vecchia discarica. Tanto da indurre l’azienda a sospendere a settembre scorso i rilievi preliminari, nell’attesa della caratterizzazione dell’area. I contratti per la fase realizzativa sarebbero comunque «in assegnazione». E i vertici Edison, di recente, hanno più volte riproposto con pubbliche dichiarazioni la centralità e attualità del progetto. Evidentemente cogliendo il momento e l’occasione.


E ora cosa succede? Non solo Usa: il ruolo di Israele e Turchia

Il mosaico è ampio e complesso. Israele, che si è candidata al difficile ruolo di mediatore tra Russia e Ucraina, intravede la chance per essere centrale: risale a due settimane fa la visita del presidente Isaac Herzog in Turchia, la prima di un funzionario di alto livello ebraico dal 2008, aprendo così a una possibile cooperazione tra i due Paesi sul fronte energetico. Una specie di pax mediterranea, nel nome anche del gas e che incrocerebbe i tentativi di normalizzazione dei rapporti internazionali abbozzati da Erdogan. Eastmed sarebbe una specie di chiave di volta del sistema dei gasdotti mediorientali interconnessi, limitando i rischi di transito del gas per l’Europa da aree calde e a rischio.


E l’Italia che fa?

Per ora, nessuna posizione ufficiale del governo su EastMed-Poseidon. Ma occhio alle dichiarazioni di Mario Draghi, pochi giorni fa: «L’Europa è ormai consapevole della necessità di accelerare sulla diversificazione delle fonti di gas naturale e sulla produzione di energia rinnovabile. La sponda Sud del Mediterraneo e l’Europa meridionale avranno un ruolo fondamentale in questo processo». In sostanza: meglio spostare l’asse geopolitico e cambiare strategia.

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