Fondi Ue, serve accelerare per evitare l'ingorgo con il Pnrr

Ripresa, le risorse destinate alla Puglia ma manca una regia unica. Il nodo ritardi

Fondi Ue, serve accelerare per evitare l'ingorgo con il Pnrr
Fondi Ue, serve accelerare per evitare l'ingorgo con il Pnrr
di Oronzo MARTUCCI
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Giovedì 9 Dicembre 2021, 05:00

Carenza di progetti, ritardi burocratici, ma anche la mancanza di una visione d’insieme che consenta di programmare bene e spendere fino in fondo i miliardi destinati dallo Stato e dall’Europa allo sviluppo del Mezzogiorno. Così non tutti i Fondi strutturali messi a disposizione dall’Ue vengono spesi e le stesse difficoltà si profilano all’orizzonte del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), con il rischio che si arrivi a una restituzione dei parte delle risorse destinate a rimettere in piedi il Paese dopo la pandemia e a colmare il divario fra Nord e Sud.

La capacità di spesa

L’aspetto positivo è che per alcuni fondi europei la Puglia ha mostrato, negli ultimi anni, una capacità di spesa superiore alla media. Per quanto riguarda il Por 2014-2020, per esempio, composto da Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale) ed Fse (Fondo sociale europeo) a fronte di 4,4 miliardi assegnati, la spesa certificata alla fine di ottobre 2021 è stata dell’81,2 per cento e la Regione sarà pronta ad affrontare la programmazione 2021-2027 al massimo entro febbraio prossimo. Meglio della Puglia hanno fatto solo Piemonte (96,1%), Valle d’Aosta (95%) e Lazio (87%). Nel bilancio del Mezzogiorno ci sono ancora 2,3 miliardi da spendere e mandare a rendiconto entro dicembre 2023.

Mancano 24 mesi circa per chiudere la contabilità e ci sono settori nei quali i ritardi sono consistenti, così come consistente è il rischio di un disimpegno delle somme per mancato utilizzo. In Puglia le difficoltà, in particolare negli ultimi anni, hanno riguardato i Fondi del Programma per lo Sviluppo rurale, con contenziosi e ritardi che ne hanno bloccato l’utilizzo nonostante quello agricolo pugliese sia uno dei comparti più bisognosi di attenzione e investimenti. Ci sono anche altri settori di spesa (oltre a Fesr ed Fse nei quali la Puglia è al top nel Mezzogiorno) che sono segnati da difficoltà. Per esempio, il ReaAct-Eu, un programma al quale nel 2020 sono stati destinati i fondi necessari a contrastare gli effetti della pandemia da Covid-19. Così come ci sono difficoltà nella spesa dei fondi destinati a “Garanzia Giovani”.

Il rapporto Svimez

Anche nel Rapporto Svimez 2021, presentato il 30 novembre scorso, si evidenzia la buona capacità della Puglia di spendere i fondi della programmazione europea, ma anche la necessità di premere sul pedale dell’acceleratore. «Siamo nella fase di passaggio tra due cicli di programmazione. Per il completamento del ciclo 2014-2020, reso ancora più sfidante dalle assegnazioni di ReAct-Eu, dovranno essere attuati e spesi, in base agli obiettivi di spesa fissati al 2023, oltre 37 miliardi di euro in poco più di due anni. La fase conclusiva del ciclo 2014-2020, inoltre, si sovrappone con l’avvio del periodo di programmazione 2021-2027, che assegna all’Italia complessivamente 83 miliardi di euro da utilizzare entro il 2030: una dotazione di molto superiore, per alcuni territori quasi doppia, rispetto a quella disponibile in passato per le politiche di coesione».

Per la programmazione 2021-2027 sono sette le regioni considerate meno sviluppate, le attuali cinque (Campania, Calabria, Puglia, Basilicata e Sicilia) cui si aggiungono Molise e Sardegna (che da regioni in transizione diventano regioni meno sviluppate) e tre le regioni in transizione, l’Abruzzo (già presente nel ciclo 2014-2020), l’Umbria e le Marche, in precedenza considerate regioni più sviluppate. Nell’ultima bozza dell’Accordo di Partenariato del 27 settembre 2021, ancora non approvato in via definitiva, le risorse indicate per il nostro Paese, comprensive del cofinanziamento nazionale, ammontavano complessivamente a 83,19 miliardi di euro. Le dotazioni finanziarie del Por (Fesr e Fse) della Sicilia, Campania e Puglia, pari complessivamente a 25,7 miliardi di euro, rappresentano il 75% delle dotazioni totali per le aree in difficoltà. Alla Puglia sono destinati al Por con la nuova programmazione 7,6 miliardi di euro. Insomma una pioggia di denaro che rischia di non sortire gli effetti sperati perché «la minore capacità progettuale delle Amministrazioni meridionali le espone a un elevato rischio di mancato assorbimento» dei fondi.

Tanto più che «obiettivi e strumenti definiti dal Pnrr sono in larga parte sovrapponibili a quelli del nuovo ciclo di programmazione della politica di coesione 2021-2027. (...) Programmare queste risorse secondo una logica di complementarità e aggiuntività - evidenzia ancora il rapporto Svimez - rispetto a quelle del Pnrr è una condizione essenziale. Il rischio maggiore da scongiurare è che il Pnrr subisca la stessa sorte della politica di coesione, affidando unicamente a questo “nuovo” intervento straordinario l’obiettivo della riduzione dei divari territoriali». Serve una regia unica, una visione appunto, che permetta di comporre un quadro programmatico coerente e completo, con i fondi strutturali e quelli del Pnrr, per salire sul treno della ripresa.

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