Fondi per la Coesione, iter e spesa al rallentatore ai ministeri. La Puglia invece brilla: 86,5%

Fondi per la Coesione, iter e spesa al rallentatore ai ministeri. La Puglia invece brilla: 86,5%
di Alessio PIGNATELLI
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Lunedì 13 Giugno 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 07:24

Alcune regioni, tra cui spicca proprio la Puglia, promosse. Ministeri e amministrazioni centrali, invece, bocciati. Può apparire come una semplificazione ardita ma sfogliando la “Relazione sugli interventi nelle aree sottosviluppate” presentata dalla ministra per il Sud, Mara Carfagna, si delinea questo quadro: nell’allegato al Def - il Documento di Economia e Finanza del 2022 che definisce la cornice economica e finanziaria e gli obiettivi di finanza pubblica per il prossimo triennio - in quasi 100 pagine si ripercorre il termometro di quattordici anni di fondi per la coesione, quelli cioè che dovrebbero riallacciare le aree del Mezzogiorno più arretrate con il resto del Paese. Numeri, statistiche e percentuali di spesa che, proprio in questo momento storico in cui si parla di autonomia differenziata, dovrebbero far riflettere.

I numeri e le percentuali

Partiamo dal dato generale: se si considera il complesso delle risorse disponibili per i due ultimi cicli di programmazione (2007-2013 e 2014-2020), il totale per le politiche di coesione ammonta a oltre 200 miliardi di euro, di cui oltre tre quarti destinati al Mezzogiorno. Nello specifico, sono 206 miliardi e 300 milioni a livello nazionale di cui quasi 155 per il Sud: sono stati spesi in totale poco più di 94,4 miliardi di cui 65 miliardi nelle aree meridionali. Una parte di questo dato al ribasso è fisiologico, spiega la relazione, in ragione dei tempi di attuazione degli interventi che distendono gli effetti contabili su diversi anni, oltre la scadenza di ciascun ciclo di riferimento. Un’altra parte, però, «è dovuta a difficoltà attuative - anche per la forte caduta avvenuta nella dimensione degli organici delle amministrazioni pubbliche nel corso dell’ultimo ventennio - e su cui nell’ultimo biennio ha fortemente inciso la pandemia che ha richiesto riprogrammazioni straordinarie».

Se si entra nei dettagli e si cercano “colpevoli e innocenti”, si scoprono numeri interessanti. Se si guarda alla Puglia, i risultati sono oggettivamente positivi anche rispetto ad altri territori. Per quanto concerne la programmazione europea 2014-2020 (Por Fesr-Fse), la nostra regione su un importo complessivo di 4.450.599.375 euro ha una spesa certificata al 31 dicembre di 3.852.641.073. Praticamente, l’86,5%. La Campania, altra regione cardine del Sud, il 61%.

Male amministrazioni centrali e ministeri

Sono però le amministrazioni centrali a fare decisamente peggio e a finire dietro la lavagna. I ministeri titolari dei Programmi operativi nazionali accumulano ritardi su ritardi e le differenze con quella percentuale raggiunta dalla Puglia sono evidenti: Pon Governance al 18,4%, Pon Metro al 19%, Pon Ricerca al 20,7%. Sono solo alcuni esempi eclatanti. Insomma, quanto dichiarato su queste pagine dal presidente della Regione Puglia Michele Emiliano - «Quando si parla di inefficienza delle regioni meridionali nella spesa, stranamente non si vanno a guardare i dati di spesa dei ministeri che sono a volte persino peggiori delle peggiori casistiche» - trova effettivamente riscontro nella relazione allegata al Def.

Proprio questo documento apre lo scenario per i prossimi anni con obiettivi di spesa e priorità. Per esempio, tra le principali innovazioni della programmazione 2021-2027, figurano un programma nazionale in tema di salute rivolto alle regioni meno sviluppate, «con l’obiettivo di contribuire a ridurre le disparità territoriali nei livelli essenziali delle prestazioni del servizio sanitario in un ambito rilevante ai fini del benessere dei cittadini», e il programma nazionale destinato ad attuare il Fondo per una transizione giusta. Infine, l’Accordo di Partenariato 2021-2027 dedica una speciale attenzione, alla “capacità amministrativa”: «con lo scopo - chiosa la relazione - di superare le riconosciute difficoltà di gestione degli interventi finanziati dalle politiche di coesione».

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