Governo, Fitto verso gli Affari Ue. Incognita Sud e coesione nel valzer di governo

Governo, Fitto verso gli Affari Ue. Incognita Sud e coesione nel valzer di governo
5 Minuti di Lettura
Mercoledì 12 Ottobre 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 07:02

Veti e paletti, liste di nomi e ambizioni: funziona da sempre così. Stavolta però c’è l’obbligo, implicito e nemmeno troppo, di accelerare perché lo impongono lo scenario di crisi internazionale, gli scossoni all’economia italiana e la necessità di un rapido e fluido passaggio di testimone tra il governo di Mario Draghi e quello (che verrà) guidato da Giorgia Meloni. La leader di Fratelli d’Italia sta componendo il mosaico della squadra di ministri, tra incastri che non collimano e avvisi a tutti i naviganti: «Autorevolezza e competenza» sono i due criteri dettati a tutta la coalizione dalla premier in pectore. Poche certezze, molti fronti critici, la sensazione dell’inevitabile prova muscolare di Meloni (del tipo: «questa è la lista, prendere o lasciare») in caso di strada delle trattative senza più uscita. Con forti sfumature pugliesi, tanto nei nomi quanto negli interrogativi e nelle matasse da sbrogliare.

Il futuro di Fitto e l'iuncognita Sud


Raffaele Fitto, per esempio, dovrebbe diventare ministro degli Affari europei: resta da capire se sotto quell’ombrello ci saranno anche altre deleghe affidate all’eurodeputato salentino e da tempo proconsole di Meloni a Bruxelles. Francesco Paolo Sisto è invece nel ventaglio di opzioni in quota Forza Italia per la Giustizia (dove è sottosegretario uscente), una delle caselle nevralgiche del tira-e-molla tra alleati e parte dell’effetto domino sui ministeri. Per i sottosegretari, prego ripassare: troppo presto. Ma il “listino” pugliese di potenziali esponenti di sottogoverno è noto: lo stesso Sisto, o anche i leghisti Roberto Marti e Rossano Sasso e il meloniano Marcello Gemmato. E poi ci sono deleghe strategiche in ottica pugliese e che ancora galleggiano in alto mare: Sud e Coesione territoriale, Affari regionali o la cruciale delega al Cipess, il Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo, in sostanza la cassaforte che sblocca risorse per i progetti regionali e territoriali.

Il borsino dei nomi oscilla, ma Fitto è lì “in partita”. L’ex ministro, come d’abitudine e come suggerito a tutti da Meloni, mantiene il basso profilo: poche, pochissime dichiarazioni pubbliche e senza mai sbilanciarsi, ma continui contatti con la leader. Anche perché i dossier Ue premono, oggi e ancora di più domani, e l’eurodeputato è co-presidente dei Conservatori e Riformisti a Bruxelles, ma soprattutto una sorta di ambasciatore per la leader nelle diffidenti stanze comunitarie. L’altroieri Meloni ha riunito a Roma i 185 eletti di FdI, tra gli interventi anche quello di Fitto, che ha insistito sui tasti della «competenza», della «responsabilità», dell’«approccio europeo» perché - avrebbe spiegato - Bruxelles è un interlocutore naturale dell’Italia e perché lì i fari sono puntati con estrema attenzione sulle mosse del nuovo governo.
Ma oltre agli Affari europei, andrà altro in dote a Fitto? Scenario aperto. I fedelissimi del salentino giurano che «per ora non è un argomento nemmeno affrontato da Raffaele e Giorgia», ma, ecco, seguire il filo dei fondi Ue, magari della Coesione territoriale e dintorni, non è sbagliato: se deleghe aggiuntive ci saranno, allora verranno pescate da quel lotto, tra temi cioè abitualmente e da tempo trattati dall’eurodeputato e sui quali viene molto spesso consultato da Meloni. Il Cipess fa gola, tanto, ma normalmente resta nell’orbita di Palazzo Chigi: si vedrà.

Il rapporto don Michele Emiliano


Partite che la Regione segue con inevitabile interesse: chi maneggerà Coesione territoriale e Cipess sarà un interlocutore quotidiano di Michele Emiliano. La preoccupazione non è poca, perché il governatore e il più ristretto staff tecnico temono lo scivolamento di quelle deleghe in mano leghista. E Fitto, a sorpresa ma nemmeno troppa, potrebbe essere un contraltare non sgradito a questo punto per la Regione. C’è poi tutto il capitolo Pnrr, per il quale il governo Meloni potrebbe chiedere una parziale rimodulazione: in questi giorni è stata ventilata pure l’ipotesi di un ministero ad hoc per il Recovery o comunque di una cabina di regia incardinata a Palazzo Chigi. Per gli Affari regionali, dicastero dal quale transita il decisivo plico dell’autonomia differenziata, poco spazio di manovra: andrà alla Lega. A margine: dopodomani, all’inaugurazione della Fiera del Levante, non ci saranno rappresentanti del governo Draghi, e naturalmente nemmeno del futuro governo Meloni. Insomma: Emiliano non avrà, da quella platea, repliche al suo discorso. Dovrà aspettare circa dieci giorni: il 20-21 Draghi sarà a Bruxelles per il Consiglio europeo, solo successivamente verrà affidato formalmente l’incarico da Sergio Mattarella a Meloni. Che nel frattempo spera di aver imbastito definitivamente la trama dei nomi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA