Fitto resta ancora in standby Silenzi leghisti, palla a Roma

Giovedì 2 Gennaio 2020
La variabile principale, a questo punto, è il tempo. Archiviata - tra pochi giorni - la pausa natalizia, il centrodestra dovrà stringere i tempi e provare a ricompattarsi. Nei livelli locali, così come a Roma - dove pure qualche tensione sotterranea serpeggia. La coalizione a trazione Lega-Fratelli d'Italia-Forza Italia ufficialmente non ha ancora scelto, ma un nome sulla graticola c'è: Raffaele Fitto. L'eurodeputato salentino, co-presidente dei Conservatori e Riformisti a Bruxelles, è la carta di prima fascia su cui scommette Giorgia Meloni: spetta a FdI la primogenitura della nomination pugliese. O almeno così avrebbero decretato gli accordi nazionali. Tanto Matteo Salvini quanto Silvio Berlusconi intendono rispettare il patto di spartizione (quattro Regioni alla Lega, due a FdI e altrettante a FI), ma l'ex vicepremier deve contenere e gestire il dissenso d'una parte del gruppo dirigente pugliese: da Nuccio Altieri a Roberto Marti, il veto sarebbe ad personam su Fitto, più che sulla quota regionale meloniana.
Ecco perché la variabile-tempo è al momento cruciale. La sensazione, confermata dagli umori interni, è che Fratelli d'Italia e lo stesso Fitto abbiano cerchiato in rosso una data sul calendario: il 12 gennaio, giorno delle primarie pugliesi di centrosinistra. Si tratta di una non dichiarata deadline: quando la coalizione attualmente al governo pugliese avrà scelto il candidato governatore - è la tesi dalle parti di FdI - altrettanto dovrà fare il centrodestra. Attendere ulteriormente, insomma, non avrebbe senso. Anche perché almeno due caselle su otto del mosaico nazionale sono ormai definitivamente occupate: Emilia Romagna e Calabria, entrambe al voto il 26 gennaio (candidate rispettivamente la leghista Lucia Borgonzoni e la forzista Jole Santelli). Restano le altre sei postazioni: e dunque? Nella Lega, anche su scala nazionale, si fa strada un'ipotesi: temporeggiare e sbloccare le altre candidature solo dopo il 26 gennaio. Per quale ragione? Soprattutto in Emilia Romagna, Forza Italia potrebbe far registrare un tangibile calo, tale da indurre a ridisegnare l'accordo nazionale: la Campania, fin qui destinata ai berlusconiani, tornerebbe così in palio, con effetto a cascata anche sulla Puglia (del tipo: un leghista al posto di Fitto e la candidatura campana a Fratelli d'Italia). Nulla più di una suggestione, tuttavia. Sia perché Meloni ha ormai ufficialmente messo sul piatto il nome di Fitto per la Puglia; e sia perché il voto in Calabria potrebbe compensare per Forza Italia l'eventuale flessione in Emilia Romagna.
Di sicuro, l'attesa è una fedele alleata di Salvini: l'ex vicepremier sta lentamente facendo digerire la candidatura di Fitto ai dirigenti pugliesi della Lega più riluttanti, rafforzando la sensazione di aver lottato finché possibile per stoppare il ritorno in Puglia dell'ex ministro salentino. I quadri dirigenti della Lega pugliese prudentemente tacciono e aspettano. L'accordo nazionale è stato messo in sicurezza da tempo, anche sui nomi. Soltanto un niet pubblico e tangibile di Salvini, o un diluirsi eccessivo dei tempi, potrebbero a questo punto far saltare la candidatura di Fitto.
F.G.G.
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