Fisco, dichiarazione dei redditi e acconto Irpef verso il rinvio: lo scenario

Giovedì 19 Novembre 2020 di Umberto MANCINI

Al Tesoro ci stanno ragionando da giorni. Nonostante qualche diversità di opinione si fa strada l’idea di far slittare la dichiarazione dei redditi di novembre e, vista l’emergenza Covid, anche il secondo acconto Irpef relativo al 2020. 

Difficile spiegare ma soprattutto chiedere ai contribuenti altre tasse con l’emergenza in corso, le zone rosse che si estendono, l’incertezza che avvolge tutte le attività economiche. Non scopre le carte Pier Paolo Baretta, vice ministro dell’Economia, ma dice al Messaggero che il «tema è sul tavolo, si sta parlando di come articolare gli interventi». Anche all’Agenzia delle Entrate, impegnata sul fronte dei ristori, sarebbe stato chiesto un consiglio su come muoversi in una situazione così complessa e difficile. A spingere per uno slittamento ci sono però non solo ragioni di tipo politico e sociale, ma anche tecniche. I commercialisti chiedono a gran voce una proroga perché l’emergenza virus ha complicato di molto il lavoro degli studi tra Dpcm che si susseguono e norme che si affastellano. E poi, dato da non sottovalutare, c’è il pressing crescente dell’opposizione che sollecita una “pace fiscale” ad ampio raggio. «Serve - ha detto Silvio Berlusconi - un anno bianco fiscale, con lo stop a ogni pagamento di tasse e tributi».

Del resto già oggi orientarsi nel labirinto dei rinvii fiscali fissati dal decreto Agosto e dai due decreti Ristori non è un’impresa semplice per milioni di contribuenti in fuga dal prossimo Tax day. 

Entro il 30 novembre, se non arriverà la proroga allo studio del governo, vanno infatti versati gli acconti Irap, Ires e Irpef , ma non se si risiede in zona rossa. In questo caso il termine slitta automaticamente al 30 aprile per i contribuenti soggetti agli Isa, gli Indici sintetici di affidabilità fiscale. Di fatto però chi abita nelle zone meno colpite dal virus deve fare comunque i conti con il rallentamento dell’attività economica. Da qui l’idea di evitare contraccolpi pericolosi. E di estendere il paracadute a tutto il territorio nazionale. Una idea che piace anche ai 5Stelle, meno al Pd che appare diviso al suo interno con il fronte dei rigoristi a fare muro.

Del resto il decreto Agosto, prima della seconda ondata, aveva stabilito che avrebbero beneficiato dei rinvii fiscali solo i contribuenti alle prese con un calo di almeno il 33 per cento di fatturato nel primo semestre del 2020 rispetto al primo semestre 2019. Con il rinvio dei pagamenti esteso a tutti si avrà l’opportunità di potersi basare su consuntivi e dati certi per i calcolo degli acconti e non sullo storico dei redditi del 2019 che per via dell’emergenza non è più indicativo per molte attività che hanno avuto i guadagni ridotti o azzerati nel corso del 2020. 

Al contrario, almeno per ora, non sono previsti rinvii sul fronte della pace fiscale: in altre parole le rate della rottamazione-ter e del saldo e stralcio (in scadenza il 10 dicembre) dovranno essere pagate puntualmente. In caso contrario, sempre che non arrivi in corsa una modifica (i 5Stelle ci stanno lavorando), non si avrà più diritto alla definizione agevolata e le somme pagate in precedenza saranno considerate un semplice acconto. 
Ma la proroga decisa dal governo ed estesa con il Ristori bis a una platea di contribuenti più ampia rispetto a quella delineata dal decreto Agosto ha già fatto presa su versamenti Iva, ritenute (sui redditi di lavoro dipendente e sui redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente) e trattenute relative all’addizionale regionale e comunale dovute entro il 16 novembre scorso: i versamenti andranno effettuati in unica soluzione il 16 marzo prossimo o mediante al massimo quattro rate mensili di pari importo. Anche qui è stata scelta la strada della semplificazione, in attesa che il quadro congiunturale si possa rasserenare.

Non dovrà essere pagata poi la seconda rata Imu del 2020 in scadenza il prossimo 16 dicembre per gli immobili e le relative pertinenze in cui si svolgono le attività interessate dalle restrizioni anti-pandemia (e individuate nell’allegato 2 al Ristori bis) in zona rossa: il proprietario dell’immobile deve essere il titolare dell’attività esercitata per essere autorizzato a dribblare l’imposta. Stop quindi a sanzioni e interessi. 

Ma cosa succede con i rinvii fiscali se la zona in cui si risiede cambia colore e da gialla passa ad arancione o a rossa o se viceversa passa da una situazione di elevato rischio a una di rischio contenuto? I rinvii riguardano i termini non scaduti nel momento in cui la propria Regione di riferimento cambia colore. A meno che l’esecutivo, proprio per evitare distinzioni e possibili sperequazioni, decida di uniformare le regole in virtù di una emergenza che non sembra passata e di una crisi che si fa ogni giorno più pesante.

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