Filograna-Sergio: «Una mia azienda lavorerà solo per Dior»

Filograna-Sergio: «Una mia azienda lavorerà solo per Dior»
di Enzo SCHIAVANO
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Venerdì 6 Agosto 2021, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 15:41

«Fino a 10 anni fa nessuno dava credibilità a questo territorio. Oggi possiamo dire che i grandi brand stanno scoprendo il Salento. Da gennaio è operativa una nostra azienda che lavorerà esclusivamente per Dior». L’imprenditore Antonio Filograna-Sergio parla dopo aver appena terminato un incontro di lavoro proprio con una delegazione di Dior, formata da 15 persone tra cui Maria Grazia Chiuri, originaria di Tricase, direttrice creativa del marchio francese.
Il sogno di Filograna-Sergio di realizzare a Casarano un polo del lusso comincia ad attuarsi. “Leo Shoes”, l’azienda calzaturiera di cui è presidente, nata nel 2011, lavora per una ventina di marchi del lusso, gran parte aziende importanti del “Made in Italy”. La nuova società “Antonio Filograna” (chiamata così per ricordare suo zio e padre adottivo, fondatore del gruppo industriale) è operativa da gennaio e produce calzature esclusivamente per Dior. Il prossimo step sarà la costruzione di un nuovo capannone che verrà utilizzato per produrre pelletteria. «Una nuova sfida», la definisce l’imprenditore.
Le sue due aziende sono in continua crescita e per soddisfare le esigenze dei propri clienti è alla ricerca di spazi per aumentare la produzione. L’ultima acquisizione riguarda l’ex Manifatture Tabacchi di Alessano, immobile storico situato sulla strada per Lucugnano, che Filograna vorrebbe utilizzare come sito di produzione delle calzature, conservando le caratteristiche architettoniche. Nonostante le annose difficoltà che presenta questo territorio, il gruppo industriale nato dalle ceneri della “Filanto”, la fabbrica di calzature che negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso era considerata il più grande calzaturificio d’Europa, cresce in modo sorprendente. Merito di Antonio Filograna-Sergio che ha creduto nel progetto di creare un polo della moda e del lusso. I grandi brand del Made in Italy lo hanno testato, si fidano e investono. Corre voce che Gucci vorrebbe investire nel Salento e produrre i suoi modelli direttamente.È il segnale che il progetto di Filograna-Sergio, ossia investire nel lusso in questo territorio, si è rivelato vincente.


Cominciamo dal busto dedicato ad Antonio Filograna. Com’è nata l’idea?
«Avevamo pensato di realizzarlo già da un po’ di tempo e per l’occasione dei 10 anni dalla scomparsa di mio zio lo abbiamo fatto anche per ringraziare chi è stato Maestro di vita, che ci ha trasmesso una grande cultura di impresa. Il busto serve per ricordare una storia, una persona che amava la sua terra. Un ricordo che permanente, non solo per noi ma anche per le future generazioni».
Quanto è difficile fare impresa al Sud e contro cosa e chi bisogna combattere?

«Bisogna avere tanto coraggio, anche per le implicazioni burocratiche. Noi di “Leo Shoes”, siamo partiti nel 2011 e ci siamo affacciati a un mondo, quello del lusso, che non conoscevamo. Questa non era una terra conosciuta per un certo tipo di lavoro rivolto a quel tipo di mercato. Andando verso il mercato del lusso siamo partiti da zero. E quindi ci siamo trovati ad affrontare interlocutori e clienti nuovi. Le difficoltà maggiori erano la logistica e la lontananza. Venire giù nel Salento e intraprendere una relazione non è stato semplice. Abbiamo sofferto questa situazione, ma non ci siamo persi d’animo. Questo territorio ha grandi potenzialità, grandi prospettive perché unisce doti come la cordialità, la volontà, la voglia di emergere, di fare e di costruire. E naturalmente bisogna aggiungere la competenza, fare bene un determinato lavoro, essere rispettosi degli accordi, essere vicini alle esigenze. “Leo Shoes” ha costruito un modello: oggi è un’azienda importante perché ha investito in tecnologia, ha investito in ricerca e ha intrapreso uno sviluppo sostenibile, aspetto oggi fondamentale per essere competitivi nel mondo del lusso».
A che punto è il progetto di un polo produttivo dedicato proprio ad Antonio Filograna?
«Il progetto è partito a gennaio con la costituzione della società “Antonio Filograna”. All’inizio avevamo pensato di assumere 100 persone, oggi sono più di 200. Il network formato dalle nostre aziende, “Leo Shoes” e “Antonio Filograna”, attualmente dà lavoro a 950 persone. A queste bisogna aggiungere l’indotto, ossia circa 1.500 persone che lavorano nelle aziende che collaborano con noi. Non è una situazione paragonabile a quella pre-crisi, perché oggi lavoriamo con 20-22 clienti che rappresentano il “Made in Italy”, il settore del lusso, e quindi meno legato alla globalizzazione».

Antonio Sergio Filograna


Una delle sue nuove idee era cominciare a produrre anche gli accessori. E’ già attiva la produzione di pelletteria?
«Dovevamo iniziare quest’anno, sempre con la “Antonio Filograna”, ma per soddisfare le esigenze della crescita e le numerose richieste dei clienti abbiamo utilizzato quel sito per produrre calzature. Da settembre, però, costruiremo un nuovo capannone di 1.500 mq - i lavori sono già stati autorizzati - e lo destineremo a questo tipo di produzione. C’è molta richiesta di pelletteria, borse, cinture, portafogli, di accessori. In questa terra non ci sono grandi aziende che producono pelletteria, si tratta di una grande opportunità perché a livello industriale è qualcosa di nuovo. Finito il capannone dovremmo partire. Per noi è una sfida. La società “Antonio Filograna” è nata perché dietro c’è un progetto legato a un cliente. E’ un’azienda dedicata esclusivamente a Dior, brand mondiale del lusso che non ha bisogno di presentazioni».
È vero che state per comprare un’ex manifattura tabacchi per utilizzarla come opificio?
«Si, l’ex Manifattura Tabacchi di Alessano. Un sito storico, bellissimo. Andavamo alla ricerca di un ulteriore sito per sostenere la crescita della nostra azienda e per soddisfare le richieste, avendo saturato ormai gli spazi di tutta la nostra struttura. Abbiamo notato che nella zona industriale di Casarano, per fortuna, non c’è più disponibilità di siti produttivi. Abbiamo quindi dovuto allargare il raggio d’azione. E quando sono andato a vedere questo sito, me ne sono innamorato. Ho già immaginato cosa poter fare e adesso stiamo valutando quali possono essere le opportunità».

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