FdI gioca la carta Fitto a una condizione: l'unità

Venerdì 11 Ottobre 2019
Francesco G. GIOFFREDI
Bisogna cominciare dall'epilogo, cioè da ieri sera, per raccontare cosa si agita nelle viscere del centrodestra, nazionale e soprattutto regionale: guerra di nervi e tanta prudenza, ma del resto la posta in palio è ricca. Dopo quarantotto ore convulse, sul filo delle insistenti indiscrezioni che assegnano a Fratelli d'Italia l'indicazione del candidato governatore pugliese per il 2020, è arrivata la reazione a muso duro delle segreterie regionali di Lega e Forza Italia: due comunicati stampa per affermare lo stesso concetto («pronti a esprimere la candidatura in Puglia») e per alzare tatticamente il prezzo della trattativa. Insomma: l'unità d'intenti, fin qui predicata coralmente, è ancora tutta da costruire, almeno tra i pugliesi.

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Corsa alla candidatura Stefàno non dice no Primarie, nuove tensioniEd è uno dei timori che frenano Raffaele Fitto: l'eurodeputato salentino è sempre più in pole, qualora l'indicazione della candidatura pugliese dovesse spettare (come sembra) a Fratelli d'Italia. L'ex ministro, ora co-presidente in Europarlamento dei Conservatori e riformisti, non si sbottona, tasta il terreno e rivendica garanzie: o si marcia realmente compatti verso la mèta, vogando tutti nella stessa direzione e senza capri espiatori unici in caso di sconfitta, oppure l'eventuale proposta verrà scartata a priori. Un dato balza facilmente all'occhio, tuttavia: Fitto non è più categorico e tranciante nell'escludere un impegno in prima linea. Anche perché sente il pressing nazionale e il gradimento che comincia ad affiorare anche nei quadri nazionali degli altri partiti della coalizione.
La reazione irritata, per ora alle sole voci di corridoio, da parte di Lega e Forza Italia regionali è senz'altro un termometro del clima di fibrillazione. In realtà però il grande risiko va in scena altrove, a Roma, al tavolo nazionale del centrodestra: lì si compone il mosaico delle candidature, tra pesi e contrappesi dalle molte ramificazioni e implicazioni. È stato l'accordo sul leghista Raffaele Volpi per la presidenza del Copasir a sbloccare, o quasi, le altre caselle: Matteo Salvini ha già incassato le candidature di testa in Umbria, Emilia Romagna, presumibilmente Veneto, Toscana e Liguria; in ballo per FdI e Forza Italia restano Puglia, Calabria, Campania e Marche. I leghisti s'erano segnalati fin qui - almeno stando alle periodiche uscite pubbliche dei vertici regionali - come i principali competitor di Fratelli d'Italia nella corsa pugliese. Corsa a cui ora s'iscrive pure la segreteria regionale di Forza Italia. Da Roma però filtrano certezze: «La Puglia, al 90%, andrà a Giorgia Meloni e ai suoi». Per ufficializzare ogni scelta bisognerà però aspettare il voto in Umbria del 27 ottobre, e perciò domina la cautela. Da parte di tutti, e in primis di FdI e di Fitto. I meloniani, in Puglia guidati da Saverio Congedo, avrebbero in ogni caso un piano B: un imprenditore rappresentativo, forse del comparto agricolo. Ma c'è chi, anche tra le trincee di FdI, giura: «È solo un bluff, il nostro unico nome è Fitto».
L'eurodeputato di Maglie non deraglia dal solito binario: molti silenzi, ma poche smentite. E tanti contatti con Roma, innanzitutto con i sodali di Fratelli d'Italia. Con i quali gioca a viso aperto: Fitto sa bene che davanti a una richiesta esplicita e diretta non potrebbe tirarsi indietro e rifiutare di candidarsi, ma chiede comunque unità tangibile e impegno reale, e a tutto tondo, del partito, della coalizione e delle prime schiere. Insomma: niente sgambetti o patti a scartamento ridotto che potrebbero poi sfociare nel classico processo al candidato in caso di sconfitta. Ecco perché le parole dei vertici pugliesi di Forza Italia e Lega destano una seppur parziale preoccupazione in FdI. Spetta al tavolo nazionale chiudere il cerchio in un modo o nell'altro, ora.
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