Ex Ilva, Emiliano: «Reati assimilabili a omicidio e strage: la giustizia ha fatto il suo corso»

Lunedì 31 Maggio 2021

«La giustizia ha finalmente fatto il suo corso accertando che i cittadini di Taranto hanno dovuto subire danni gravissimi da parte della gestione Ilva facente capo alla famiglia Riva. I delitti commessi sono gravissimi e sono assimilabili a reati di omicidio e strage non a caso di competenza della Corte d’Assise al pari di quelli per i quali è intervenuta la pesantissima condanna. La sentenza è un punto di non ritorno che deve essere la guida per le decisioni che il Governo deve prendere con urgenza sul destino degli impianti». Così il governatore di Puglia Michele Emiliano dopo la sentenza del processo sull'Ilva di Taranto.

Emiliano: «Dal 2005 Regione sola contro questa gestione»

«Gli impianti a ciclo integrato, che hanno determinato la morte di innumerevoli persone tra le quali tanti bambini, devono essere chiusi per sempre e con grande urgenza per evitare che i reati commessi siano portati ad ulteriori conseguenze e ripetuti dagli attuali esercenti la fabbrica - ricostruisce la vicenda nel merito il governatore - L'attività industriale attuale a ciclo integrato a caldo va immediatamente sospesa e si deve decidere il destino dell'impianto e dei lavoratori. La Regione Puglia, parte civile, ha richiesto ed ottenuto la condanna degli imputati e della società al risarcimento dei danni che saranno quantificati in separata sede ottenendo una provvisionale di 100mila euro. E pertanto ha titolo per iniziare una causa civile contro tutti coloro che hanno provocato il danno e contro coloro che eventualmente stanno continuando a cagionare danni ambientali e alla salute. Non ci arrenderemo mai alla sottovalutazione colpevole della tragica e delittuosa vicenda ex Ilva e agiremo su tutti i fronti che le normative italiane ed europee ci concedono. Sarà guerra senza quartiere a tutti coloro che in ogni sede hanno colpevolmente sottovalutato o agevolato i reati commessi».

Regione parte civile, risarciamento da 100mila euro

«Per quanto riguarda il risarcimento che la Regione Puglia deve assicurare per fatti accaduti prima della attuale amministrazione, siamo pronti a far fronte alla richiesta risarcitoria ove essa sia confermata dalla sentenza definitiva - aggiunge Emiliano -  Siamo consapevoli però che la Regione Puglia dal 2005 in poi è stata l’unica istituzione ad aver concretamente agito per fermare quella scellerata gestione della fabbrica, almeno fino a quando non è stata estromessa per legge da ogni possibilità di intervento sui controlli ambientali, con leggi nazionali che hanno fatto eccezione alle regole in vigore per il resto d’Italia».

 

L'assessora Maraschio

 

«Le sentenze si rispettano e soprattutto si comprendono con la lettura delle motivazioni. Una sentenza, quella emessa dalla corte di Assise di Taranto, che segna un prima e un dopo nella lunga e dolorosa storia tra noi, tarantini e pugliesi, e la più grande acciaieria d’Europa. Una sentenza - scrive Anna Grazia Maraschio, assessora all'Ambiente della Regione - che, per i protagonisti principali di questa vicenda - la famiglia Riva - rappresenta un macigno, sopraggiunto a parziale riscatto di un’intera città dopo tanta irrimediabile sofferenza. Lo abbiamo sempre sostenuto: produzione e logica del profitto non possono travolgere il diritto alla salute, il diritto al lavoro e il diritto a un ambiente sano. Ed è da questi irrinunciabili princìpi che dovrà ripartire la grande industria nel prossimo futuro, a Taranto come nel resto del Paese. Tuttavia, non posso non fare mia la delusione, umana e politica, che sta travolgendo Nichi Vendola in queste ore. La sua storia e il suo impegno per il nostro territorio hanno sancito l’inizio di un cammino, già nel 2005, su tematiche oggi all’ordine del giorno in Italia e in Europa, ma del tutto assenti - fino a 16 anni fa - nell’agenda politica di qualsiasi amministratore pugliese. Occuparsi per primo di un caso spinoso come quello dell’ex Ilva è stato un atto di sfrontato coraggio politico, oggi tornato di colpo indietro come un boomerang; perché a volte la storia sa essere spietata, anche di fronte agli intenti più ammirevoli. Per questo oggi, pur rispettando la sentenza, continuo laicamente a sostenere che la verità debba ancora essere svelata, per rispetto a una storia umana e politica nella quale continuo a credere fermamente».

Ultimo aggiornamento: 1 Giugno, 12:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA