Ex Ilva, giri di nomine nella fabbrica di Taranto

L'acciaieria di Taranto
L'acciaieria di Taranto
di Domenico PALMIOTTI
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Sabato 13 Agosto 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 07:43

Una nuova nomina nel siderurgico Acciaierie d’Italia, ex Ilva di Taranto.

Alla guida delle acciaierie 1 e 2 arriva (anzi, ritorna) Giuseppe D’Antuono che viene da Leonardo. Lo apprende Quotidiano da fonti sindacali. Appena pochi giorni fa è stato nominato come direttore di stabilimento Alessandro Labile, direttore del settore ambiente, sicurezza e salute, al posto di Vincenzo Dimastromatteo che si era insediato ad aprile 2021. Anche in questo caso si era trattato di un ritorno visto che Dimastromatteo era stato all’Ilva con la gestione Riva.

Il ritorno alle acciaierie

E anche D’Antuono ha fatto la sua esperienza in fabbrica in quel periodo. Come lo stesso D’Antuono ha spiegato ai giudici della Corte d’Assise di Taranto nell’udienza del 24 gennaio 2018 del processo “Ambiente Svenduto” per i gravi reati ambientali contestati alla gestione Riva (ma D’Antuono è stato ascoltato solo come teste), “ho iniziato nel ‘92 come responsabile della colata continua 4 dell’acciaieria 2. Per un brevissimo periodo sono stato responsabile dei trattamenti e siviere dell’acciaieria 2, poi, neanche qualche mese, ho avuto la responsabilità delle colate continue 1 e 5 dell’acciaieria 1”.

L’ultimo incarico, con la qualifica di caporeparto, lo ha svolto sino al 26 luglio 2012. In seguito, su richiesta di Adolfo Buffo, allora direttore di stabilimento, e dei commissari giudiziari nominati dalla Magistratura dopo il sequestro dell’area a caldo, D’Antuono é diventato responsabile delle due acciaierie. Era responsabile in toto: personale, sicurezza, qualità, manutenzione e impianti. In seguito l’acciaieria 2 fu affidata ad altro tecnico e a D’Antuono rimase solo la 1. D’Antuono ha lasciato l’Ilva il 30 marzo 2013 (dimissioni presentate a fine febbraio) per passare all’allora Alenia (diverrà poi Leonardo), stabilimento di Foggia. Da vedere, ora, quali cambiamenti produrranno nella gestione e nella produzione della fabbrica queste novità. Al contrario di tutti gli altri direttori che si sono avvicendati nel tempo, Labile non ha mai avuto esperienza diretta di produzione occupandosi prevalentemente dell’attuazione dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale). Si fa quindi strada l’ipotesi che la gestione Labile possa meglio valorizzare le funzioni dei direttori delle singole aree. In quanto alle acciaierie, hanno già vissuto un paio di cambi. A fine 2021 era stato tolto e spostato all’energia, Vito Ancona. Aveva preso il suo posto Giovanni Donvito, che però in seguito si é dimesso ed è andato a lavorare con i Riva in Belgio.

La protesta sulle ferie

Intanto, continua a tenere banco il caso delle ferie (ma anche dei permessi per donazione sangue e legge 104, assistenza a familiari ammalati) che l’ex Ilva ha trasformato in cassa integrazione. La scoperta, come pubblicato ieri da Quotidiano, è stata fatta l’11 agosto dai diretti interessati quando hanno visualizzato il cedolino paga di luglio sul portale dell’azienda. Ieri, poi, la conferma definitiva. Molte le proteste da parte di coloro che si ritengono danneggiati.

“Stiamo integrando con nuovi rilievi l’esposto che sul tema avevamo già presentato all’Inps come Fiom Cgil” annuncia il coordinatore di fabbrica Francesco Brigati. “Non condividiamo le conclusioni a cui è giunto l’Inps in prima battuta dopo aver fatto un interpello al ministero del Lavoro” rileva Brigati. La Fiom aggiunge che attraverso i propri delegati di fabbrica sta procedendo alla raccolta dei cedolini “contestati” per dare sostanza a quanto denunciato.

Altrettanto stanno facendo Fim Cisl e Uilm. “La trasformazione arbitraria - sostiene Vincenzo La Neve, coordinatore di fabbrica Fim Cisl - ha colpito lavoratori che hanno 300 e più ore di ferie, gente che sta sugli impianti in condizioni di lavoro stressanti. Non impianti fermi, per i quali si potrebbe giustificare la cassa integrazione, ma in esercizio. La cosa curiosa é che l’ad di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, nell’incontro al Mise del 3 agosto ci ha detto che in fabbrica sono andati gli ispettori ed è tutto a posto”. “L’Ilva ha trasformato le ferie del personale in cassa integrazione per far quadrare i numeri della stessa cassa. Acciaierie d’Italia ha infatti stabilito che ogni reparto, ogni area, deve avere un certo numero di personale in cassa integrazione. L’azienda si è evidentemente accorta che si è sforato e quindi ha tramutato le ferie in cassa integrazione. Ma questa è una cosa illegittima” incalza Gennaro Oliva, coordinatore di fabbrica Uilm. “Personalmente - aggiunge Oliva - ho già raccolto un centinaio di cedolini paga dai quali si evidenzia quello che ha fatto l’azienda. Martedì prepareremo la documentazione che manderemo agli enti ispettivi e alla Procura”. Ricoinvolgere gli enti ispettivi e arrivare anche alla Procura, è pure la linea delle altre due sigle metalmeccaniche, Fim e Fiom. Secondo Oliva, “non solo il gesto è grave, ma in questo caso i lavoratori hanno scelto i periodi di ferie, i capireparto li hanno registrati nulla eccependo, l’azienda ha invitato i dipendenti a fare le ferie, eppoi ci troviamo di fronte ai diritti dei dipendenti tramutati in cassa integrazione. Questo perché se il personale è in ferie, l’azienda lo deve comunque pagare, con la cassa, invece, no. È il caso di dire: che Ilva fa cassa con la cassa”. “Abbiamo già segnalato in passato la cosa all’Inps - sostiene Oliva - e speriamo che adesso la situazione si smuova. Il punto è che un’azienda come Acciaierie d’Italia, in cui è presente lo Stato, non può dare tutta questa libertà di manovra all’amministratore delegato Lucia Morselli. Perché qui ormai abbiamo episodi ripetuti e a quest’azienda lo Stato, attraverso Invitalia e il Dl Aiuti Bis, si accinge anche a dare un miliardo di euro senza alcuna garanzia sulla sua utilizzazione”. 
Dichiara infine Franco Rizzo, coordinatore Usb: “Per i dipendenti dello stabilimento siderurgico di Taranto ancora una volta le ferie, già programmate, vengono trasformate in cassa integrazione con il conseguente dimezzamento della retribuzione mensile. L’Inps - prosegue - è diventato un vero e proprio Bancomat nelle mani di chi continua a bruciare soldi pubblici, millantando risultati che non esistono ed una fabbrica in ripresa. La gestione Morselli è capace di distruggere ma non di costruire”. “Diciamo con chiarezza quello che tutti pensano ma che pochi hanno il coraggio di affermare pubblicamente - conclude Rizzo -: la Morselli ed entourage devono essere allontanati. Di danni ne hanno fatto anche troppi”. 

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