Le mosse di Emiliano, fra effetti dell'inchiesta e le elezioni alle porte

Venerdì 18 Ottobre 2019 di Francesco G.GIOFFREDI
Il piglio è quello di sempre: testa alta e pedalare, macinando tappe su tappe della campagna elettorale (anticipata, o soltanto perenne). E giocando un po’, da scafato uomo di legge, con le parole e con i codici: Michele Emiliano tira un sospirone nelle pubbliche dichiarazioni e «meno male che hanno fatto in fretta a restituirmi serenità e dignità».

L’arresto dei due Cera, Napoleone e Angelo, è stato innescato da un solo filone (su tre) dell’inchiesta foggiana, non però quello in cui risulta tuttora indagato (insieme con l’assessore al Welfare Salvatore Ruggeri) lo stesso governatore, che potrebbe presto essere ascoltato dai pm. Emiliano esulta, comunque: «L’ordinanza ha escluso totalmente la mia responsabilità per il reato di corruzione, ritenendo insussistente la prova della mia consapevolezza di un nesso casuale tra la richiesta di nomina del commissario della Asp di Chieuti e la richiesta di appoggio elettorale in favore del sindaco di San Severo».

Emiliano: «Io indagato per una nomina mai fatta»

Affiorano intanto alcuni dati politici. Il primo: il gelo del governatore nei confronti dei due Cera dopo il duplice arresto. Nemmeno una parola all’insegna del garantismo di prassi. Eppure Emiliano aveva sancito un buon asse con i centristi, da Foggia al Salento - al punto da immolare una poltrona da assessore esterno (per Ruggeri). Da tempo - e l’ordinanza dei pm foggiani può forse spiegare molte cose su alcune motivazioni retrostanti - Cera aveva invece sposato posizioni spesso critiche, puntute nei confronti del governatore: 39 anni, eletto per la prima volta nel 2015 con la lista Popolari, il consigliere non ha risparmiato stoccate. Ovviamente in piena sintonia col padre, storico colonnello centrista e gran collettore di voti che nel frattempo - alle politiche 2018 - s’era candidato per il tris (mancato) alla Camera con la lista di centrodestra Noi con l’Italia-Udc.

Il territorio foggiano è per Emiliano, oltre che un bacino di voti, anche un catino rovente di faide politiche e colpi di scena: nel Pd, tra i civici (come Leonardo Di Gioia, “un po’ leghista”), ora al centro. Un campo minato del quale tuttavia è impossibile fare a meno per vincere le elezioni. Intanto, proprio nei giorni scorsi, l’Udc ha rinnovato il sostegno elettorale a Emiliano: lo ha fatto stringendo il patto federativo con Puglia popolare di Massimo Cassano. Barcamenarsi ora tra ricadute dell’inchiesta e necessità dei voti (tanto centristi quanto foggiani) richiederà doti da equilibrista al governatore. Chiamato peraltro a fare i conti con un secondo punto politico-giudiziario: per la terza volta finisce in un fascicolo d’inchiesta.

Emiliano ha spalle larghe e struttura giuridica per difendersi e resistere ai colpi di vento, ma la materia resta sempre delicata: c’è il fascicolo di Foggia, c’è l’inchiesta di Bari sulla designazione di Francesco Spina ai vertici di InnovaPuglia (in violazione della Legge Severino, ritiene l’accusa), e c’è la vicenda (su cui indaga sempre Bari) legata alla campagna delle primarie nazionali Pd (abuso d’ufficio e induzione indebita a dare o promettere utilità i reati ipotizzati). Mine che Emiliano vorrebbe disinnescare quanto prima. Intanto sui fatti foggiani così commenta: «Tutta la mia vita professionale e politica è stata, è e sarà sempre orientata ad assicurare il rispetto del principio di legalità. Prendo atto con soddisfazione che quel che avevo lealmente e spontaneamente anticipato, all’oscuro delle valutazioni del Gip del Tribunale di Foggia, ha trovato piena conferma nella sua ordinanza odierna. Lo stesso procuratore Vaccaro, lealmente, ha ammesso che il Gip ha ritenuto insussistente il sinallagma così confermando quanto da me dichiarato, tant’è che lo stesso Procuratore ha aggiunto che le indagini su questo punto dovranno proseguire per cercare eventuali prove», «ma non mi basta: è mio preciso interesse che la Procura si convinca definitivamente della mia totale estraneità». «Devo anche aggiungere che sia il Pubblico Ministero che il GIP sono stati corretti ed equilibrati nel gestire e valutare una fattispecie delicatissima in un momento elettorale altrettanto delicato». © RIPRODUZIONE RISERVATA