Emiliano dà l'addio al Pd: «Sono un magistrato» Coalizione, effetto domino

Emiliano dà l'addio al Pd: «Sono un magistrato» Coalizione, effetto domino
Michele Emiliano lascia il Pd sulla carta, ma - sostiene - non nello spirito, l'effetto domino su Regione e centrosinistra comunque ci sarà e la chiave di lettura è triplice. La prima è strettamente letterale, oltre che giuridica: Emiliano non è più un tesserato Pd - come ha spiegato lo stesso governatore pugliese - «per ragioni legate al mio ruolo di magistrato, sia pure in aspettativa per mandato elettorale», «in ossequio alla recente sentenza della Corte costituzionale in materia». Sentenza che poi così recente non è: risale a luglio. Perché allora è arrivato proprio in queste ore l'annuncio in grande stile di Emiliano? Ieri s'è aperto ufficialmente il tesseramento Pd in vista del congresso nazionale, e insomma è un indizio. La seconda chiave di lettura è del tutto tattica: Emiliano ha mosso la pedina sulla scacchiera con una battuta d'anticipo rispetto al Csm, che potrebbe presto optare per la sanzione nei confronti del governatore. Il Csm è infatti titolare del procedimento disciplinare per presunta incompatibilità tra toga (seppur temporaneamente ripiegata nell'armadio) e tessera di partito, l'udienza era in agenda per giovedì, ma è stata rinviata al 24 gennaio. La terza chiave di lettura è interamente politica e strategica: Emiliano predica comunque fedeltà al progetto dei democratici, ma ora avrà mani oggettivamente più libere, un raggio d'azione senza perimetri, zero paletti e nessun obbligo di rendicontazione politica (semmai c'è stato) al partito regionale. Insomma: potrà declinare come meglio crede il suo progetto inclusivo, onnivoro, imbastito soprattutto sugli accordi col civismo trasversale (ergo anche con pezzi di centrodestra), marginalizzando il peso del Pd nella coalizione regionale. Soprattutto in vista delle elezioni 2020. E pur tenendo presente che le truppe Pd del governatore restano per ora nel partito, a marcare il territorio e a monitorare. Emiliano parla di scelta «dolorosa ma inevitabile» e garantisce che continuerà «a supportare il Pd in ogni modo in cui mi venga richiesto e continuerò a frequentare il mio circolo ed ogni istanza di partito alla quale riterrò di intervenire. Vi è infatti che il mio ruolo di capo politico della coalizione di centrosinistra della Regione è per me coessenziale alla mia militanza nel Pd al quale sarò sempre legato».

Ci sono tuttavia due circostanze che aprono scenari ancora inesplorati. Primo: la ricandidatura di Emiliano era stata consacrata poche settimane fa da un documento della Direzione regionale Pd, dunque adesso il governatore resterà in ogni caso il candidato dei democratici? Seconda circostanza (collegata alla prima): i renziani, o comunque la non indifferente area critica Pd che contesta Emiliano, adesso si attrezzerà con maggior convinzione per trovare un nome alternativo, da candidare alle primarie o chissà anche oltre? Insomma, la scelta del governatore non sarà priva di conseguenze politiche. D'altro canto, il già citato documento del Pd sembrava voler vincolare Emiliano nella scelta degli alleati, ma si tratta di lacci ora ancora più labili di prima. «Noi esponenti della sua area politica Fronte Democratico - commenta intanto Domenico De Santis, vicepresidente nazionale Pd - continueremo a combattere nel Pd affinché torni ad essere il partito del lavoratori, dell'ambiente, del mondo della scuola e degli ultimi. Questa condizione gli consentirà di dedicarsi completamente alla Puglia e ai pugliesi con più forza ed energia».

Emiliano è iscritto al Pd sin dalla sua fondazione del 2007. Il procedimento disciplinare davanti al Csm (attivato nel 2013) era stato sospeso dopo che la commissione disciplinare aveva sollevato davanti alla Consulta, su richiesta del governatore stesso, la questione di legittimità costituzionale della norma che vieta ai magistrati l'iscrizione ai partiti politici. Questione che è stata ritenuta infondata dalla Corte costituzionale: tradotto, il vincolo imposto ai magistrati non entra in conflitto con alcun articolo della Costituzione. Prima della sospensione del processo, il procuratore generale della Cassazione aveva chiesto per Emiliano la condanna alla sanzione più mite, cioè l'ammonimento. Il governatore ha però anticipato tutti. Ma i riflettori sono ora puntati sugli effetti politici a medio e lungo termine.
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Martedì 4 Dicembre 2018 - Ultimo aggiornamento: 22:21