Elezioni, il Pd muove le prime pedine: sfida a D'Alema, idea Blasi

Matteo Renzi
«Ascolto e riflessione», e non ci sarebbe nulla di anomalo (o di male) se alla presentazione delle candidature mancassero ancora mesi o soltanto settimane. Ma il cronometro incalza e tra 20 giorni bisognerà aver incasellato tutte le tessere del mosaico, in vista del voto del 4 marzo. Il Pd dà l'impressione di navigare a vista, ancora impelagato in criteri, caminetti tra correnti e ricognizioni a largo raggio di nomi. Ieri qualcosa s'è mosso, ma appunto qualcosa: Matteo Renzi per la prima volta ha incontrato i segretari regionali, tra cui il pugliese Marco Lacarra, e tuttavia da Largo del Nazareno s'affrettano con una nota a precisare che nulla è deciso e che invece s'è trattato di un'occasione «di ascolto e di riflessione per fare una prima analisi sulla situazione che riguarda i diversi territori e per cominciare a delineare le caratteristiche per le migliori candidature da spendere». Insomma: poca roba. E allora? Sui territori è comunque un fermentare di scenari, opzioni, tensioni soprattutto tra renziani e fedelissimi di Michele Emiliano, e in parallelo affiorano ipotesi e suggestioni. Una, per esempio: la sfida Sergio Blasi-Massimo D'Alema all'uninominale.

La situazione in Puglia. Il quadro pugliese può essere semplificato così: è corsa spasmodica alle postazioni di testa dei sei listini plurinominali (posti di fatto sicuri e blindati) e tutt'al più alle seconde piazze, sembrano invece da brivido (o da vero e proprio "gioco al massacro") le candidature nei 24 collegi uninominali. La tesi sempre più in voga è allora una: schierare nei testa-a-testa del maggioritario consiglieri regionali o ex sindaci dal marcato appeal territoriale, ben addestrati e rodati nella raccolta di consensi. È questa la priorità, del resto, portata ieri da Lacarra al tavolo romano. Ed è questo il viatico che potrebbe materializzare nei collegi sfide pirotecniche: dal quartier generale renziano prende corpo l'idea di schierare Blasi nel collegio uninominale di Nardò-Gallipoli-Casarano, il che vorrebbe dire scontro a viso aperto con D'Alema (che lì sarà l'alfiere di Liberi e uguali). Insomma: i due ex compagni di viaggio l'uno contro l'altro armati, il consigliere regionale ed ex segretario Pd pronto a braccare uno suoi primi mentori politici. La mossa ha una ratio politica: Blasi ha un solido bacino di voti a sinistra, e dunque può pescare dallo stesso bacino dalemiano, indebolendo l'ex premier. Uno degli obiettivi renziani in Puglia, d'altro canto, è affossare la corsa elettorale di D'Alema. Spetta ora a Blasi, oltre che alla segreteria dem, sciogliere la riserva.

Le altre caselle. Già, ma poi? La viceministro Teresa Bellanova sarà capolista nel collegio plurinominale della Camera Lecce-Nardò-Casarano-Francavilla, mentre il consigliere regionale Donato Pentassuglia si cimenterà alla Camera con l'uninominale di Martina Franca e potrebbe anche incassare una seconda piazza nel plurinominale Taranto-Martina-Brindisi-Monopoli: le priorità renziane sono queste. Lo stesso Lacarra (altro renziano) potrebbe beneficiare del paracadute del listino su Bari. Ma il coefficiente di difficoltà nella composizione del mosaico Pd è elevato, non soltanto per il lievitare di nomi e ambizioni, ma anche per il diabolico incastro di correnti e aree. Emiliano, ad esempio, rivendica in Puglia ampi spazi: la metà delle postazioni blindate dei listini. Condizione già bollata come irricevibile dai renziani. Tuttavia, l'elenco di nomi abbozzato dal governatore non è certo esiguo: ci sono gli uscenti (Francesco Boccia, Dario Ginefra, Gero Grassi, Colomba Mongiello), ci sono i nuovi innesti (l'assessore regionale Leonardo Di Gioia, forse l'assessore Loredana Capone, e poi gli amministratori e dirigenti locali, da Gianfranco Lopane a Sandra Antonica). A trattare per Emiliano al tavolo nazionale c'è Domenico De Santis, vicepresidente nazionale Pd e anche lui in odor di candidatura. Qualcosa dovrà incassare l'area Orlando: in cima alla lista c'è l'uscente Michele Bordo, quanto a Federico Massa potrebbe correre all'uninominale Nardò-Gallipoli (Camera), da chiarire la collocazione del brindisino Salvatore Tomaselli.
Ovviamente, l'infornata di nomi renziani (o vicini ai ministri Martina e Franceschini) non è limitata al quartetto sopra citato. In ordine sparso e pescando qui e lì, cominciando dagli uscenti: Salvatore Capone nel collegio di Casarano (maggioritario Camera), Dario Stefàno nel senatoriale Lecce-Francavilla, Ludovico Vico a Taranto, Elisa Mariano nell'uninominale camerale di Francavilla. Tutti ovviamente sperando in un paracadute nel listino. E poi le new entry: il consigliere regionale Fabiano Amati nell'uninominale senatoriale Monopoli-Brindisi, l'eurodeputata Elena Gentile nel Foggiano.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Mercoledì 10 Gennaio 2018 - Ultimo aggiornamento: 16:16