Elezioni, in Puglia voteranno 288mila ragazzi in più per il Senato: tra disaffezione e disinteresse

In Puglia, come nel resto d'Italia, si allarga per la prima volta la platea

Elezioni, in Puglia voteranno 288mila ragazzi in più per il Senato: tra disaffezione e disinteresse
di Alessio PIGNATELLI
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Sabato 27 Agosto 2022, 05:00

Quelle del 25 settembre saranno delle votazioni storiche. Perché, dopo decenni, viene abbattuto un limite da molti considerato ormai anacronistico: per il Senato voteranno anche i diciottenni. Non era così fino alle ultime tornate poiché la distinzione tra le due Camere prevedeva il voto al Senato solo per gli over 25. Insomma, un fattore in più per strategie e ipotesi. Determinante? Chissà. Di certo, le elezioni più social della storia con politici che si affannano, o provano quantomeno, ad accaparrarsi le simpatie di utenti su Tik Tok e similari conteranno su un bacino maggiore.

In Puglia, significa 288.437 elettori in più, ossia un +8,9%. Secondo le rilevazioni effettuate recentemente dal Sole24Ore, infatti, si passerà dai 2.935.939 elettori ai 3.224.376. A livello nazionale, il numero dei “nuovi” elettori del Senato toccherà i 3,8 milioni. In tutte le regioni del Sud, la percentuale è sopra il livello nazionale toccando una media del +9,2 per cento.

Uno scenario da decifrare

Insomma, ci sono voti potenziali in più che, tra l’altro, pesano tantissimo perché se fidelizzati possono ipotecare il futuro elettorale. Ma è tutto da vedere se questa occasione sarà sfruttata dalle forze politiche. Perché, a meno di un mese dal voto, il portale di sondaggi YouTrend prevede un’affluenza che oscilla intorno al 65% a livello nazionale con un rischio astensione veramente alto. Altro elemento da considerare: il vicepresidente dell’Istituto Piepoli, Livio Gigliuto, ha affermato alla testa giornalistica Open che meno di 1 giovane su 2 andrà a votare, il 48%. «La sensazione - ha detto Gigliuto - è che i partiti non stiano riuscendo a parlare con quelle generazioni, ma ai genitori di quei figli». Insomma, la chiave generazionale potrebbe venire meno nonostante questa novità storica dell’allargamento al voto per il Senato ai diciottenni.

Alcuni confronti

È sempre complicato e pericoloso fare paragoni tra tornate ed epoche elettorali ma qualche spunto si può ottenere. Per esempio, nel 2018 si stima che meno del 55% degli under 35 andò a votare. Piccolo excursus storico: le percentuali di affluenza alle elezioni per la Camera e il Senato sono andate crescendo costantemente dal 1948 (92,23 per cento) fino al 1976 (93,39 per cento) per poi, con le sole eccezioni degli anni 1987 (88,83 per cento) e 2006 (83,62 per cento), calare costantemente raggiungendo il 73 per cento nel 2018. Di certo, rappresentanti di partito e movimenti non hanno saputo attrarre i giovani e anche lo studio Istat sulla partecipazione alla vita politica dimostra questa tendenza in Puglia. Sempre in relazione alle votazioni del 4 marzo del 2018, l’Istituto di statistica portò a termine un interessante studio: in Puglia, il 34,6% delle persone dai 14 anni in su non si è mai informata sui fatti di politica. Mai. Altro dato: il 42,7% non parla di politica. La propensione a parlare e a informarsi di politica è maggiore nel Centro-nord. Soprattutto sul versante dell’informazione, le differenze territoriali sono ampie: il 58,9 per cento delle persone di 14 anni e più del Centro-nord si informa di politica almeno una volta a settimana, a fronte del 44,8 per cento di quelle del Mezzogiorno.

Una popolazione sempre più vecchia

E gli scenari futuri? Se si prova ad andare un po’ più in là rispetto al 25 settembre, la popolazione pugliese evidenzia un progressivo invecchiamento e con ritmi superiori alla media nazionale. La nostra regione è inoltre tra le sei nelle quali il numero di coloro che non studiano e non lavorano supera quello dei lavoratori. A livello regionale, la percentuale più alta di Neet - acronimo di “Not in Education, employment or training - si riscontra in Sicilia con il 36,3% ma, sempre relativamente alla platea dei giovani dai 15 ai 29 anni, la Puglia non è molto distante col 30,6%. In particolare, il Tacco d’Italia ha visto notevolmente peggiorare il quadro negli ultimi dieci anni. Infatti, in base ai dati del rapporto 2010 redatto dal ministero del Welfare e da Anpal, la nostra regione presentava in quegli anni un tasso di Neet pari al 22,1%, migliore rispetto alla media italiana del 30,9%. La classe politica, in Puglia in particolare, dovrà allora muoversi in questo mare agitato fatto di disaffezione, disinteresse, spopolamento e invecchiamento. Oltre al naturale disorientamento dovuto alla riforma dei collegi che ha determinato scelte alquanto bizzarre. Insomma, “buttarsi” su piattaforme social per cercare di intercettare il voto giovanile potrà anche rivelarsi una carta in più ma per la strategia a lungo termine serviranno sforzi titanici.

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