Politiche, i risultati: salto di Fratelli d’Italia. In Puglia exploit M5s, flop centrosinistra

Politiche, i risultati: salto di Fratelli d’Italia. In Puglia exploit M5s, flop centrosinistra
di Alessandra LUPO
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Lunedì 26 Settembre 2022, 02:22

La vittoria era annunciata e anche se per i dati definitivi bisognerà ancora attendere un giorno, il quadro che si delinea è quello preconizzato fin dall’inizio dell’insolita, e per molti versi deludente, campagna elettorale che ha monopolizzato l’estate italiana dopo la crisi di governo. Con una percentuale schiacciante del 42,6%, il centrodestra sbanca e Giorgia Meloni è destinata a diventare la prima donna premier d’Italia. A bruciare tutti sul tempo ieri sera è stato il tweet del leader del Carroccio Matteo Salvini che ringrazia tutti ma poco prima un fragoroso applauso aveva accolto gli exit poll nella sala dell’Hotel Parco dei Principi dove erano riuniti i big di Fratelli d’Italia (tra cui Ignazio La Russa e Guido Crosetto). 
Il centrosinistra invece arranca e si ferma al 28%, dato che in Puglia sprofonda al 20%. Dato invertito per i 5s che al 17% nazionale oppongono una performance regionale del 29%. ma al di là della lettura territoriale, è chiaro a tutti che in coalizione le cose sarebbero andate diversamente. Dalle proporzioni del risultato finale dipenderanno però due elementi chiave: la distanza in termini di seggi tra maggioranza e opposizione e il peso effettivo dei singoli partiti all’interno delle coalizioni oltre ovviamente al futuro delle leadership che li hanno portati al voto. Nel centrodestra la performance di Lega e Forza Italia non è esaltante: con i rispettivi 8,4 e 7,9 (insieme all’1% scarso di Noi centristi) tengono dietro a fatica rispetto all’esploit degli alleati di Fdi. Un dato su tutti: il Terzo Polo in un solo mese e mezzo è riuscito a registrare la stessa percentuale degli azzurri: il 7,9.
Nonostante fosse ampiamente attesa, all’interno della frenata del centrosinistra fa rumore il dato del Pd che ovunque si inchioda pericolosamente sotto il 20%, deja vù del peggior risultato di sempre: quello del 18,7% del Pd di Matteo Renzi nel 2018. 

Esulta il M5S

C’è esultanza invece nel M5s, che dopo la caduta libera degli ultimi anni risale fino al 16-17%. «Ci davano per morti con sondaggi che a inizio campagna viaggiavano tra il 6 e l’8 per cento» commenta infatti a caldo il vicepresidente del M5s, Michele Gubitosa che esulta per la «rimonta». Anche se ancora molto lontano dai fasti del 2018, quando la singola bandiera pentastellata portava a casa il record del 32,7% dei voti, raggiungendo al Sud con 47,3 (ma anche dal 25,5% del 2014)
L’ascesa di Giorgia Meloni non frena nemmeno nel Mezzogiorno. Qui il “triangolo” di cui parlava Enrico Letta nei giorni scorsi ha funzionato a macchia di Leopardo: in Puglia il M5s è primo ovunque con una percentuale media del 29% (dati aggiornati all’1 di ieri notte) con l’unica eccezione nel Leccese - terra di Raffale Fitto - dove primeggia Fratelli D’Italia. 

Testa a testa nel Foggiano

Nel Foggiano, patria di Giuseppe Conte, il Movimento 5 Stelle arriva da solo al testa a testa con l’intero centrodestra, che in Puglia ricalca il 42% nazionale. Il centrosinistra su un deimo delle sezioni scrutinate è al 20,05% (Pd 14,96%, Alleanza Verdi e Sinistra 2,66%, +Europa 1,86%, Impegno Civico 0,58%). La performance migliore dei dem in Puglia è a Lecce, con il 18%, segue Bari con il 16%. Delusione per il Terzo Polo, che in Puglia resta sotto il 5%, risultato su cui potrebbero aver pesato le polemiche interne sulle alleanze territoriali. L’ “effetto Emiliano” per il centrosinistra non ha fatto il miracolo sperato in termini di voti ma la sua determinazione verso un accordo con il M5s oggi è ancora più facile da incassare. E di certo avrà un peso sui futuri assetti dem. 
Quanto all’affluenza: l’intero Mezzogiorno vede una fuga complessiva dalle urne. Rispetto alle Politiche del 2018 le peggiori sono Campania (anche a causa del maltempo che imperversa sulla regione), Molise, Calabria, Sardegna e Basilicata. Ma anche la Puglia non sorride: con la provincia di Lecce più partecipata e un dato curioso a Foggia, patria di Conte, dove dalle 19 in poi l’affluenza sembra essersi fermata. Ora i passaggi sono tecnici: il 13 ottobre si riuniranno le nuove Camere, dopo la sforbiciata del Rosatellum: 400 deputati e 206 senatori, compresi i sei a vita. A seguire le consultazioni da parte del capo dello Stato che chiamerà al Quirinale i capigruppo, i leader delle coalizioni, gli ex presidenti delle Camere e i presidenti emeriti della Repubblica per capire gli orientamenti prima di affidare l’incarico a formare il nuovo esecutivo. Nell’ipotesi ormai accreditata di un esito chiaro l’incarico sarebbe pieno e dovrebbe concordare la lista dei ministri con il Colle.

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