L'analisi/Emiliano che "va oltre" e "coalizione regionale" a geometria variabile

La coalizione e il post voto

L'analisi/Emiliano che "va oltre" e "coalizione regionale" a geometria variabile
di Francesco G. GIOFFREDI
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Martedì 5 Ottobre 2021, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 22:29

In politica le parole sono macigni da soppesare con cura. E Michele Emiliano lo sa bene, nonostante la talvolta debordante dialettica. Non sembrano allora casuali, ma anzi chirurgiche, le sue dichiarazioni post voto sulle comunali pugliesi: «Emerge una netta affermazione delle forze afferenti la coalizione di governo della Puglia, che vincono nella stragrande maggioranza dei Comuni». Il governatore non accenna esplicitamente al centrosinistra, non lo cita mai, muovendosi con abilità sul filo dell’equivoco e del civismo extralarge, inclusivo. Non un caso: in Puglia si cementa sempre più un modello, uno schema di gioco o persino una vera e propria “dottrina delle contaminazioni politiche” e della capacità di “andare oltre”, pescando ora a sinistra e ora a destra, scommettendo sulla polverizzazione dell’attuale sistema dei partiti. E facendo leva sul sistema di governo e relazioni che ruota attorno alla Regione. Il precedente quinquennio ne è stato il primo, robusto indizio, le elezioni regionali di un anno fa hanno rappresentato la pietra angolare del progetto, e le comunali dell’ultimo weekend adesso sono la definitiva consacrazione e l’ulteriore propellente. Del tipo: in Italia vince il centrosinistra, in Puglia «vinco io», «vince la coalizione del governo pugliese» a geometria variabile, ora col Pd o il M5s e ora no, elastica fino al dialogo con pezzi di destra e Lega. È il “metodo Emiliano”, che si ramifica dalla Regione per affermarsi anche nei Comuni. E che il governatore vuol ancora di più strutturare e ampliare, tanto - sempre ieri - da aver lanciato l’appello «ai partiti, ai movimenti e alle liste civiche che sostengono il nostro governo regionale: unitevi, fate sintesi sui programmi e rafforzate la partecipazione dei cittadini alle scelte intorno a programmi chiari e condivisi».


L’ha già ribattezzata «la coalizione della Puglia», senza altra etichetta o categoria. Mossa ambiziosa, ma terreno scivoloso, per i riflessi regionali e per i contraccolpi sui rapporti con i partiti “nazionali”. Anche alla luce di quella accorta scelta lessicale, senza mai scandire la parola “centrosinistra”: soprattutto al Pd, magari, non piacerà. Resta da capire se e come i dem avranno la forza di dirlo pubblicamente.

Gli esempi del "metodo Emiliano"


Gli esempi del “metodo Emiliano”, del resto, sono tanti in queste elezioni comunali. Contraddistinti peraltro da un sorprendente grado di elasticità: in alcuni casi il governatore ha sostenuto candidati espressione del centrosinistra allargato (Pd, M5s e civiche) che regge la maggioranza in Consiglio regionale, in altre realtà è andato in rotta di collisione con i dem (usando come ariete Con, il neonato movimento civico emilianiano). L’esempio più eclatante - seppur volutamente giocato su un vorticoso balletto di detti, non-detti ed equivoci - è Nardò: la nuova affermazione di Pippi Mellone è stata squillante, sindaco civico di “destra-destra” che però è legato a doppio filo a Emiliano. Tanto che il governatore s’era espresso in pubblici endorsement, e pazienza se Pd e M5s correvano con un proprio candidato. Il caso Nardò ha creato sconquassi tra i democratici, perché c’è chi ha accusato e chi ha scelto diplomazia e silenzi, per non entrare a piedi uniti su Emiliano. Il governatore sempre ieri ha iscritto Nardò - insieme con Adelfia, Triggiano e Grottaglie - a una singolare categoria: quella delle realtà rette da maggioranze «che sostengono il governo regionale, ma senza il Pd». È il nuovo ordine pugliese.

I rischi per Pd e M5s


E le forze politiche di centrosinistra? Rischiano di restare stritolate. Il Pd tiene, prova a ruggire (il voto dimostra «l’assoluta centralità del partito», «il nostro campo continua a vincere quando unito e coeso»), ma si sta infilando in un banco di nebbia: Emiliano toglie inesorabilmente peso e rilevanza ai democratici, nei processi regionali come sui territori, svuotandoli di dirigenti, eletti ed elettori. Il Pd è sempre più un tutto indecifrabile, diviso tra stretta fedeltà al governatore e malumori.
Il M5s invece è uscito malconcio dal voto: strappa il ballottaggio a Noicattaro e Ginosa (con i sindaci uscenti), ma poi altrove evapora o ha un ruolo da gregario. E le domande sulla strategia si moltiplicano, tra linea nazionale evanescente, tentazioni di un ritorno alle origini e i pochi dividendi di un’alleanza regionale utile più a Emiliano che ai pentastellati. Ecco: cosa accadrà ora al patto post elettorale sbocciato in Consiglio regionale tra centrosinistra e cinque stelle? Reggerà l’onda d’urto del rafforzato “metodo Emiliano”? Di sicuro, tanto in casa Pd quanto dalle parti del M5s, a Roma nei prossimi giorni il caso Puglia sarà passato al setaccio: entrambe le due forze politiche cominciano ad avvertire la “forza cannibale” di Emiliano, sempre più tentato dal giocare le fiches del civismo su uno scenario più largo della sola Puglia, partendo dall’embrione Con e dilatando i confini.

Il centrodestra tra errori e debolezze


Il centrodestra, nonostante le dichiarazioni di prassi, viene fuori dal voto con le ossa rotte. Ma del resto sconta tre deficit noti, in Puglia. Il primo: un difficoltoso ricambio della classe dirigente, su scala locale peraltro spesso sedotta reclutata dalla calamita Emiliano. Il secondo: scelte non sempre indovinate dei candidati, talvolta al ribasso. Il terzo: le divisioni interne, non solo nazionali, ma anche pugliesi e frutto delle scorie delle elezioni regionali 2020, di veleni antichi e di fusioni a freddo nei partiti. Gli equivoci sulla linea politica nazionale - sovranisti o europeisti, governisti o anti sistema, populisti o moderati - fanno il resto: indeboliscono le gambe e creano confusione. Ieri c’era chi s’affrettava a ricordare il solito mantra, «contano i territori e i candidati». Vero. Ed è anche questa, non a caso, una delle regole d’oro del “metodo Emiliano” senza colori, senza confini e senza troppe remore.

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