Edilizia, il decreto cambia il Superbonus: tre cessioni del credito e bollino antifrode. In Puglia, oltre 6mila asseverazioni

Edilizia, il decreto cambia il Superbonus: tre cessioni del credito e bollino antifrode. In Puglia, oltre 6mila asseverazioni
di Alessio PIGNATELLI
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Mercoledì 16 Febbraio 2022, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 09:20

Dopo una breve decelerata dovuta ad alcuni paletti imposti dal governo, una nuova spinta propulsiva dovrebbe arrivare dallo stesso Esecutivo. L’operazione Superbonus è in cima alla nuova limatura dell’attuale normativa con il prossimo decreto, in arrivo prima del fine settimana. Già tra domani o dopodomani. Con le seguenti novità principali: una sorta di bollino di sicurezza che accompagnerà le operazioni di cessioni del credito e l’allargamento a un limite massimo di tre cessioni del credito se queste operazioni avvengono all’interno del sistema bancario. Arrivano invece da subito, con la firma del ministro per la transizione ecologica, Roberto Cingolani, i nuovi tetti per i prezzi degli interventi del superbonus che potranno essere al massimo il 20% più alti di quelli precedenti dell’Ecobonus in considerazione dell’aumento delle materie prime.

Il superbonus in Puglia

I numeri in Puglia

Cambieranno così anche per la Puglia le condizioni per ottenere il Superbonus che ha certamente incentivato l’intero settore edilizio. Il numero delle asseverazioni nella nostra regione legato a questa misura è stato, al 31 gennaio scorso, di 6.311 per un totale di investimenti ammessi a detrazione di quasi un milione di euro (precisamente 968.396.21 euro). Del numero totale di asseverazioni, la stragrande maggioranza è relativa a edifici unifamiliari (4.534, il 71,8%), poi alle unità immobiliari indipendenti (1.192, il 18,9%) e infine a condomini (585, il 9,3%). Chiaramente, si ribaltano le cifre se si tratta di investimenti medi: per i condomini si attesta a 644.993 euro, per gli edifici unifamiliari e le unità immobiliari indipendenti poco oltre i 100mila euro. Il comparto delle costruzioni riveste un ruolo centrale nell’economia regionale con quasi 100 mila occupati nel 2020 e uno sviluppo del valore aggiunto di oltre 3,5 miliardi.

Numeri che però si sono ingrossati - in maniera anche eccessiva e sospetta - proprio in seguito ai bonus edilizi. E qui c’è la seconda parte del discorso che Ance, la sezione dei costruttori di Confindustria, da tempo racconta e denuncia: il fiorire di imprese improvvisate nate al solo scopo di usufruire dei bonus. Il problema vero, secondo l’associazione, non è il Superbonus ma l’ingresso sul mercato di imprese “fai da te”. Per intendersi: in Puglia, il boom dell’edilizia nel terzo trimestre 2021 ha fatto “nascere” 1.671 imprese.

«Non basta creare una partita Iva e assoldare un ingegnere edile per organizzare un cantiere in sicurezza e realizzare lavori a regola d’arte - spiega il presidente di Ance Puglia, Nicola Bonerba - Venti nuove imprese edili al giorno sono il segnale di un fenomeno che deve allarmarci: la maggior parte di queste nuove imprese, interessate ai tanti miliardi di euro che lo Stato sta erogando per l’efficientamento energetico delle abitazioni, sono nate dalla sera alla mattina oppure da un’improvvisa riconversione dell’attività aziendale. Quello che sappiamo con certezza è che generalmente non hanno dipendenti, non fanno formazione sulla sicurezza, lasciano a desiderare sulla qualità dei lavori e, già in qualche caso, si sono rese protagoniste di frodi sui crediti d’imposta. Il grande paradosso è questo: le imprese edili devono scalare montagne di burocrazia per lavorare nel pubblico o per vedere approvato un piano di lottizzazione, ma per fare edilizia privata o accedere al Superbonus 110% basta un’oretta, il tempo necessario per aprire una partita iva, avere una firma digitale e comunicare il codice Ateco all’Agenzia delle Entrate».

Gli investimenti

Insomma, serve regolamentare ma non demonizzare. Anche perché, se lecitamente sfruttati, i bonus hanno innescato un percorso virtuoso. Il Gruppo Intesa Sanpaolo, sul territorio regionale, ha acquisito già circa 175 milioni di euro di crediti, di cui circa 80 milioni di euro dalle imprese pugliesi. «La transizione sostenibile passa anche attraverso la crescita e lo sviluppo delle imprese del territorio che mostrano di comprendere e governare il proprio impatto sociale, ambientale e di governance», spiega Alberto Pedroli, direttore regionale Basilicata, Puglia e Molise di Intesa Sanpaolo. E altre opportunità potranno esserci in futuro poiché l’analisi del patrimonio immobiliare pugliese evidenzia l’ampio potenziale di applicazione dei bonus edilizi, considerato anche un patrimonio degli immobili piuttosto “datato”: la quota di edifici costruiti prima del 1980, quando ancora non vigevano le prime norme sull’efficienza energetica, è pari al 72%. Il lavoro c’è, insomma. Ma il disequilibrio tra legalità e possibili scappatoie è uno dei nodi da affrontare e risolvere.

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