Edilizia pugliese, caduta libera «Ora mobilitazione permanente»

Edilizia pugliese, caduta libera «Ora mobilitazione permanente»
Mobilitazione permanente. Per non restare più a braccia conserte mentre l'operatività dell'intero settore dell'edilizia e di tutto il suo indotto si riduce sino a scomparire e le infrastrutture del sistema Italia cadono letteralmente a pezzi, portando lo Stivale ad essere sempre più fragile invece che sempre più moderno. L'Ance l'associazione nazionale dei costruttori edili ha deliberato dunque una forma di protesta continua, con manifestazioni che saranno organizzate per le prossime settimane e i prossimi mesi, in giro per l'Italia.
Dalla Puglia, il grido di allarme è da tempo segnalato con il mood scelto per la pagina web dell'associazione di categoria: Paese da codice rosso. Tutto bloccato: infrastrutture al collasso, manutenzioni assenti, opere incompiute, cantieri che non partono. E i dati elaborati raccontano un settore che vive una crisi decennale che non sembra avere battute di arresto e ripresa. Il dossier elaborato dal centro studi e dalla direzione affari economici di Ance Puglia, sulla base dei dati Istat, parla di un contributo all'economia dal settore delle costruzioni pari al 9,6 per cento. Quasi il nulla, per una branca che è sempre stata trainante. Nella nostra regione, nel 2009 la percentuale di occupati nel settore edile è scesa del 7,6 per cento; in quello stesso anno la percentuale di occupazione dei settori di tutte le attività economiche era diminuita del 3,4 per cento. Da quel momento è stata caduta libera, con un picco verso il basso che nel 2013 raggiungeva il 18 per cento e quella totale era a meno 6,4 -, e confermava il trend negativo l'anno successivo con un meno 14,9, mentre risaliva il dato dell'occupazione totale degli altri settori che si fermava a meno 1,3 per cento. Una boccata di ossigeno arriva nel 2015, quando finalmente il dato dell'occupazione nel mondo delle costruzioni risale a un più 11.1 per cento. Troppo poco per recuperare fiducia e restituire dignità ai tanti rimasti senza lavoro. Ma sembrava un inizio.
E invece, il dossier racconta di un nuovo azzeramento nel 2016, di un quasi insignificante più 4 nel 2017, e di una nuova decrescita nel 2018, con un meno 3,3. Il grafico sul numero di imprese pugliesi operanti nel settore delle costruzioni vede un calo che sembra inesorabile e che porta il loro numero dalle 32.480 unità del 2009 alle 28.636 del 2016. E il numero comprende anche le aziende che si occupano di impianti e installazioni. In Puglia, la percentuale di occupati nel settore delle costruzioni è del 30,7 per cento rispetto al mondo industriale e del 6,7 per cento rispetto al resto dell'economia produttiva. Un pugno nello stomaco per chi ha sempre trainato l'economia di ogni singolo angolo d'Italia. Le rilevazioni sui permessi a costruire rilasciati non sono, com'era prevedibile, più consolatorie: dal 1995 al 2003 il trend è similare. In Puglia si attesta tra i 12 e 13mila permessi rilasciati. Poi il picco, in positivo: nel 2005 si arriva a 17.835, e inizia la discesa. Nel 2009 si è già 9.494 e nel 2016 ci si ferma a 3631. Non si costruisce praticamente più. Quasi nessuno punta su riammodernamenti e ampliamenti delle proprie abitazioni. Nulla.
Ma non è tutto qui. Il Codice degli appalti, criticato da più parti e attualmente anche a rischio infrazione da parte dell'Unione europea, ha reso maggiormente complicato anche l'iter per l'assegnazione o lo sblocco di fondi per la realizzazione e la manutenzione di opere pubbliche. A rischio, dunque, per l'Ance c'è la sicurezza stessa dell'Italia, con i suoi ponti, le scuole, gli edifici degli enti pubblici, le strade. Da qui l'annuncio di una «mobilitazione permanente per denunciare la grave assenza di azioni da parte della politica, in ultimo il vuoto assoluto del Decreto Semplificazioni. Mentre l'Italia cade a pezzi ci sono migliaia di imprese e di lavoratori che si perdono per i cantieri bloccati e l'immobilismo».
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Venerdì 1 Febbraio 2019 - Ultimo aggiornamento: 13:23