Donne, oltre l'8 marzo: dall'occupazione ai servizi in Puglia l'uguaglianza di genere è un traguardo ancora lontano

Donne, oltre l'8 marzo: dall'occupazione ai servizi in Puglia l'uguaglianza di genere è un traguardo ancora lontano
di Paola ANCORA
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Martedì 8 Marzo 2022, 11:29 - Ultimo aggiornamento: 17:28

Che si tratti di proseguire nelle lotte cominciate negli anni Settanta o di allargare i confini alle diverse identità di genere - come suggeriscono Ritanna Armeni e Anna Dello Russo - resta certo che la Giornata internazionale della donna, erroneamente derubricata a festa nella seconda metà del Novecento, ha smesso da tempo di essere ridotta e vissuta come l'occasione per una cena fuori con le amiche, magari accompagnata da uno strip-tease maschile. E in una rinvigorita consapevolezza di sé, le donne sono tornate a farsi sentire, ad affrontare - con più o meno successo nelle diverse parti d'Europa e nel Paese - la scalata fino al soffitto di cristallo che le separa da una reale e concreta eguaglianza di genere.

Il confronto


Certo, rispetto agli anni Settanta qualche differenza c'è: allora, il momento di massima liberazione sessuale ha coinciso con il massimo livello di lotte sociali. Oggi, invece, i diritti della persona sono oggetto di dibattito, di confronto, mentre i diritti sociali o di cittadinanza restano sullo sfondo, pressoché ignorati. E a perderne sono, innanzitutto, le donne.
Lo dicono i dati. Nell'ultimo bilancio dello Stato, solo lo 0,56% dei 1000 miliardi complessivi è destinato a ridurre il divario di genere. Anche a causa della pandemia, il numero di donne che lavorano - lo conferma la relazione governativa sulle differenze di genere pubblicata a gennaio - è fermo al 49% del totale, rispetto al 63% della media europea con percentuali ancora più drammatiche per le giovani (33,5%) e per il Sud (32,5%). Non solo. Quasi 1,9 milioni di donne italiane sono costrette al part-time involontario se vogliono lavorare, contro 849mila uomini nelle stesse condizioni.

I dati


Numeri che parlano da soli e ai quali vanno affiancati quelli sugli asili - in Puglia, ogni 100 bambini nati, solo 19 trovano un posto all'asilo contro i 33 della soglia europea - e quelli sulla denatalità, per capire come la questione femminile non sia una priorità soltanto per le donne, ma per l'intero Paese e per il Sud in particolare. È qui nel Mezzogiorno, infatti, dove mancano servizi più che altrove e dove più difficile è scardinare una impalcatura familiare che vuole l'uomo al lavoro e la donna ai fornelli, è qui che si abbandona più spesso il lavoro per accudire la famiglia in una antistorica e dolorosa dicotomia fra lavorare per l'indipendenza economica e diventare madri. E dunque da qui, testardamente, si dovrà partire per riscrivere le regole, la politica e il significato profondo della parola scelta. Con un pensiero a quante, rifiutando un uomo violento o non amato, hanno pagato con la vita il coraggio di aver scelto.

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