A scuola di domenica? Presidi e genitori bocciano la proposta della ministra De Micheli: «Inqualificabile»

Sabato 28 Novembre 2020 di Maria Claudia MINERVA

A scuola anche il sabato e la domenica, per evitare assembramenti sui bus pubblici. La proposta è della ministra delle Infrastrutture e dei trasporti Paola De Micheli, che spiega: «Le scuole vanno riaperte quando ci sono le condizioni per riaprirle. Vediamo a che punto stanno, il 9 dicembre, i contagi». Per l’esponente del Pd vanno distanziati gli ingressi degli studenti nell’arco della giornata (spalmare le entrate «sulle prime dodici ore della giornata, dalle 8 alle 20”) e allungare il servizio anche nel weekend: «Siamo in emergenza e credo sia necessario fare lezioni in presenza anche il sabato». Non solo, dice la De Micheli, anche la domenica: «Sono decisioni che vanno condivise con tutto il governo, ma, dicevamo, siamo in emergenza e bisogna far cadere ogni tabù».

Ma è già polemica: famiglie, docenti e presidi respingono compatti la proposta, bollata come «inammissibile». Le carenze del governo sulla gestione della scuola durante la pandemia Covid sono evidenti a tutti, sotto accusa c’è anche il sistema dei trasporti di cui la De Micheli è responsabile. «Nessuno mi ha portato uno studio che dimostri che i trasporti sono la principale ragione della crescita della curva. Ho sentito troppi scienziati parlare a braccio, in questo periodo - afferma la ministra - Poiché la politica, però, non si muove solo per scienza esatta, ma anche per rassicurare i cittadini, vi dico che le Regioni hanno messo a disposizione quasi diecimila bus aggiuntivi in tutto il Paese con le risorse assegnate dal Governo». Sforzo evidentemente non sufficiente: «Con 24 milioni di persone a bordo di mezzi dimezzati non sarà possibile» ammette la ministra «garantire il distanziamento sociale e la capienza del 50%» come recita il Dpcm del premier Giuseppe Conte. Quindi, aggiunge: «Ora serve un organismo, se possibile di carattere nazionale, che condivida con la scuola i dati e organizzi un piano istituto per istituto. Stiamo parlando di tre milioni di studenti delle superiori». Argomenti che non convincono chi opera nella scuola. Tantomeno i genitori, già sul piede di guerra contro la remota ipotesi che l’idea possa anche solo essere messa sul tavolo della discussione.

«La proposta del Ministro dei trasporti di incentivare il rientro a scuola, spalmandola su 12 ore giornaliere ed allargandola anche nei giorni festivi, è inqualificabile, irriverente e soprattutto irrispettosa non solo di una ampia categoria di persone, lavoratori e non, ma soprattutto innesca, a nostro modestissimo parere, un turbinio di ripercussioni sulle autonomie scolastiche, che già hanno subito una gravissima ingerenza da parte di organi superiori al fine di tutelare la salute di tutti - sottolinea il Coordinamento pugliese dei presidenti del consiglio d’Istituto, composto unicamente da genitori -. Non siamo scienziati che parlano a braccio, come non lo è la stragrande maggioranza della popolazione italiana, anche se la ministra ha voluto sottolineare di non aver dati scientifici che dimostrino che i trasporti rappresentino la principale ragione della crescita della curva dei contagi. Il ministero hamesso a punto strategie di sostegno ai trasporti, e questo lo apprezziamo, ma non si può minimamente pensare che queste azioni non debbano essere commisurate con altre importanti azioni che mirano al benessere ed alla salute dei portatori degli interessi diretti».

«Questo è un ennesimo attacco alle scuole che, da fanalino di coda a marzo, sono diventate il boomerang di tutte le falle del sistema - aggiunge il Coordinamento -: azioni pesanti, gestioni faticose, organizzazioni non di stretta competenza delle scuole, pur di fare rientrare tutti in sicurezza tra i banchi, ora devono anche soccombere ad una malagestio dei trasporti? No. Non ci stiamo più. I ragazzi hanno diritto di studiare, ma soprattutto hanno diritto di farlo con i loro compagni e con i loro docenti: non possiamo accettare che la scuola diventi una azienda con lavoratori turnisti, dove viene completamente a mancare il rapporto socio-educativo che è il fulcro della loro crescita». Per i presidenti del consiglio di istituto che rappresentano le famiglie «la scuola non è una azienda di produzione di cervelli. È il luogo in cui i cervelli lavorano accompagnati dalle emozioni. Non possiamo accettare che ancora una volta debba essere la scuola a dover pagare». 

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