Dolori, respiro corto e nebbia mentale: tutti i sintomi del long covid

Lunedì 11 Aprile 2022

Respiro corto e dolori. Mentre la curva dei contagi man mano scende, grazie anche all'arrivo della bella stagione, i sintomi del virus si allungano. E' quello che è stato definito: long covid. Accade sempre più spesso che nonostante il termine della malattia, chi ha preso il covid continui a sentirsi stanco anche distanza di molte settimane dall'essersi negativizzato. 

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I sintomi

Stanchezza, astenia, fatica nella concentrazione pare si riscontirno anche a un mese dal tampone negativo. E' ciò che l'Istituto superiore della sanità definisce long covid, appunto, tanto da meritare un approfondimento. L'Iss ha ottenuto infatti un finanziamento dal ministero alla Salute che servirà ad attivare dei centri clinici - coinvolti gli enti di tre regioni Puglia, Tosca e Friuli Venezia Giulia - che condividano le strategie per affrontare gli strascichi del covid. Sintomi che, secondo la Federazione degli internisti ospedalieri interesserebbero almeno il 15% dei guariti in base ad uno studio condotto in 19 regioni.

Se il sintomo prevalente resta la stanchezza (79,2%) il 62,5% invece ha difficoltà respiratorie finbo ad arrivare - per il 20,8% - alla cosiddetta “nebbia cerebrale“ (20,8%). Il 16 per cento circa (16,7%) accusa invece problemi neurologici.

Colpa delle nuove varianti 

«La variante Omicron 2 è in circolazione da poco. Ma stanno cominciando a uscire dei dati su come si comporta questo mutante di Sars-CoV-2 rispetto ai precedenti. Ho letto un paio di studi al riguardo che dicono tutti che sembra agire come Omicron 1, quindi come un'infezione delle vie aeree alte. Con una contagiosità più elevata, perché si replica non nei polmoni ma nella trachea, nella gola. Quindi più vicino alla "via d'uscita". La sintomatologia non sembra essere differente all'interno della famiglia Omicron». A tracciare il quadro all'Adnkronos Salute è Mario Clerici, docente di immunologia dell'università degli Studi di Milano e direttore scientifico della Fondazione Don Gnocchi, che avverte: diverso è il discorso per quanto riguarda il Long Covid.

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Sugli eventuali strascichi della malattia, puntualizza l'immunologo, «ancora non sappiamo molto. Anche per quanto riguarda la cosiddetta "nebbia mentale"» di cui si è parlato molto in relazione a Covid, «è troppo presto per dire se ci sia una differenza in era Omicron in questo senso. Sembra che le sequele siano sovrapponibili». Il rischio di long Covid resta praticamente lo stesso.

Un lavoro che fa il punto anche sull'evoluzione dei sintomi Covid è in pubblicazione su "The Lancet" ed è stato reso noto nei giorni scorsi come anticipazione dal Congresso europeo di microbiologia clinica e malattie infettive (Eccmid). Nello studio condotto in Gb dal King's College London, si è calcolato che i contagiati da Omicron potrebbero avere l'83% in meno di probabilità di sviluppare perdita dell'olfatto rispetto a chi ha preso Covid in era Delta. Il mal di gola risulta più comune in fase Omicron, con un rischio aumentato di svilupparlo del 55%. I pazienti Omicron sembrano avere anche il 24% in più di probabilità di sviluppare una voce rauca rispetto a quelli con Delta e la metà delle probabilità di mostrare almeno uno dei tre sintomi classici di Covid (febbre, perdita dell'olfatto e tosse persistente).

 

Ultimo aggiornamento: 12 Aprile, 08:11 © RIPRODUZIONE RISERVATA