Prove di dietrofront sul tfr ai consiglieri: si va verso l'abrogazione a settembre

Prove di dietrofront sul tfr ai consiglieri: si va verso l'abrogazione a settembre
di Vincenzo DAMIANI
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Venerdì 20 Agosto 2021, 05:00 - Ultimo aggiornamento: 14:36

C’è una ipotesi sul tavolo del centrosinistra in Consiglio regionale per uscire dalle polemiche ed evitare che a settembre il caso della reintroduzione dell’assegno di fine mandato si gonfi ulteriormente: abrogare la norma approvata all’unanimità sotto forma di anonimo emendamento durante l’ultima seduta prima della pausa estiva e riproporre la discussione in Aula alla luce del sole, fornendo chiarimenti a chi lo chiederà.

La proposta

La proposta è stata avanzata dal Pd Puglia al governatore Michele Emiliano che sta cercando di mediare con la sua maggioranza: il presidente spinge per eliminare nuovamente il Tfr dei consiglieri e riaprire il dibattito, in maniera pubblica. 
Linea portata avanti anche dal segretario regionale del Partito democratico, Marco Lacarra, ma adesso bisogna convincere i diretti interessati, i consiglieri regionali. Gli stessi che hanno approvato l’emendamento senza colpo ferire, tutti d’accordo, e che ora riflettono sul possibile passo indietro. C’è un altro aspetto che viene preso in considerazione: la consigliera del M5S, Antonella Laricchia, ha già presentato una proposta di legge per abrogare l’assegno di fine mandato, quindi prima o poi dovrà essere discussa. Politicamente quella di Laricchia è stata una mossa per mettere spalle al muro i suoi colleghi, chiamandoli ad esprimersi nuovamente ma questa volta con i riflettori dei media e gli occhi dei pugliesi puntati addosso. Ecco perché il centrosinistra potrebbe decidere autonomamente di eliminare il Tfr, tornando sui propri passi. Per il momento bocche cucite nella maggioranza, ieri il Nuovo Quotidiano di Puglia ha provato a contattare telefonicamente tutti i capigruppo di centrosinistra (Filippo Caracciolo per il Pd, Gianfranco Lopane per Con, Massimiliano Stellato per i Popolari) senza ricevere alcuna risposta. Nemmeno la presidente del Consiglio regionale, Loredana Capone, ha risposto al telefono e, ad oggi, ha preferito non prendere pubblicamente una posizione. 

M5s
L’unica che si è esposta è stata Grazia Di Bari del Movimento5Stelle che, mercoledì scorso, ha annunciato: «A settembre in Aula ci faremo portatori di una mozione per impegnare il presidente della Giunta a sollecitare il governo nazionale per l’abrogazione del trattamento di fine mandato a tutti livelli, a partire dai parlamentari, ai consiglieri regionali di altre regioni, ai sindaci. Se l’assegno di fine mandato è illegittimo in Puglia lo è per tutta l’Italia e per tutte le regioni. La legge deve essere uguale per tutti e non a seconda della regione in cui si vive». Insomma, il ragionamento è: se dobbiamo rinunciarci in Puglia allora lo devono fare tutti i consiglieri delle altre regioni e anche i parlamentari. Un’operazione non certo semplice da portare a termine e che richiederà tempi lunghi ma intanto la Puglia che fa? Di Bari insiste: «La legge deve essere uguale per tutti e non a seconda della regione in cui si vive. Non ci sottraiamo al dibattito – assicura - e siamo pronti a confrontarci in Aula sulle proposte presentate dai colleghi, che auspichiamo vengano discusse il prima possibile. Non accettiamo però attacchi strumentali visto tutto quello che abbiamo restituito col taglio dei nostri stipendi nella scorsa legislatura e che continuiamo a donare per progetti utili alla collettività».
A chiedere di abolire l’assegno di fine mandato sono in tanti: dai semplici cittadini che hanno protestato davanti alla sede del Consiglio, passando per i sindacati Cgil a Uil, sino a Confindustria Puglia, Confimi Puglia, e diversi esponenti politici, persino anche ex consiglieri regionali, come Elena Gentile. La reintroduzione dell’assegno peserà per almeno 3-4 milioni sul bilancio, però, chi vorrà incassare il proprio Tfr dovrà prima versare, retroattivamente, il contributo pari all’1% dello stipendio mensile. Il Tfr era stato cancellato a partire dal gennaio del 2013 dal Consiglio dopo che il governo Monti varò una manovra di spending review. Il decreto legge 174 del 2012 impose al parlamento e ai Consigli regionali italiani di abolire i vitalizi e tagliare gli stipendi, in quel momento l’Italia viveva un momento storico particolare, il diktat dell’Europa per evitare il default fu di ridurre spese e sprechi. Così furono eliminati i vitalizi parlamentari e quelli riservati ai consiglieri regionali, la Puglia si allineò e abolì nel novembre del 2012 i vitalizi e anche l’assegno di fine mandato.

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