L'analisi/Xylella, le due piazze e l'errore strategico che indebolisce l'intero settore agricolo

L'analisi/Xylella, le due piazze e l'errore strategico che indebolisce l'intero settore agricolo
La surreale mattinata leccese descrive in poche ore e in appena 800 metri un emblematico e nefasto caso di eterogenesi dei fini: "conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali", tutti in piazza per invocare misure urgenti, efficaci, risolutive a supporto dell'olivicoltura pugliese prostrata dalla xylella, e però la piazza si sdoppia, alcuni di qua e altri di là, un fronte ignora l'altro, binari paralleli che si lambiscono e nemmeno si sfiorano in una paradossale danza di trattori, stendardi e slogan. Tutti però alla fine più deboli, afoni, vulnerabili. Un'occasione persa? Risposta secca: sì. Eppure: Coldiretti in piazza Sant'Oronzo, Copagri, Cia, Confagricoltura, Legacoop in piazza Mazzini, stesse rivendicazioni, stesso urlo di dolore, stesse piattaforme, stesso campo di gioco (l'atteso decreto del ministro Gian Marco Centinaio). Cambia qualche sfumatura? Sì, per esempio Coldiretti usa il randello per criticare Michele Emiliano e l'assessore Leonardo Di Gioia (anche giustamente, sotto alcuni aspetti). Basta questa personalizzazione per frammentarsi? No. Il dubbio è allora lecito, corroborato dalla strenua e testarda resistenza dei due fronti nel non voler far confluire i due fiumi di imprenditori agricoli in un'unica, oceanica manifestazione: c'è dunque dell'altro dietro? Ci sono fili invisibili che s'intrecciano e che in parte sfuggono?

Prima di ipotizzare risposte, fissiamo una certezza: con divisioni del genere ne esce ancora una volta a pezzi l'olivicoltura pugliese, che ha già pagato il prezzo salato di ritardi, imposture, negazionismi nel contrasto alla xylella. L'eterogenesi dei fini, appunto: le due piazze volevano dare forza e voce alla battaglia, ma la "conseguenza non intenzionale" è stata opposta, perché la battaglia a colpi di distinguo e slogan s'è depotenziata, diluita, col rischio ora di sbiadire quasi del tutto. Proprio le associazioni agricole, non nuove a tavoli istituzionali a Bari come a Roma, dovrebbero saperlo: per difendere ragioni, produzioni, aziende si lotta col coltello tra i denti, perché nessuno fa sconti. E soprattutto perché alla torta delle risorse utili a supportare decreti e piani vogliono accostarsi tutti: non solo gli olivicoltori salentini, ma per esempio i produttori di latte sardi o le aziende della Val Padana. Presentarsi in ordine sparso, litigiosi, percorsi da tensioni è un pessimo biglietto da visita. Che innesca due effetti deflagranti. Il primo: far sorgere il dubbio, a Roma e nel sospettoso Nord, che in realtà questo pezzo di Sud voglia solo mungere aiuti a pioggia e che insomma la guerra interna sia solo per accaparrarsi fondi. Il secondo: smarrire una visione strategica e omogenea del problema e avere oltretutto un potere contrattuale evanescente, quasi nullo, poca cosa rispetto alla falange oplitica di produttori padani che - ricordate? - battevano il pugno sul tavolo di Roma o Bruxelles quando c'era da sgomitare per le quote latte. Forti e presenti come un partito, anche nella percezione dell'opinione pubblica. Ieri invece gli agricoltori pugliesi si sono guadagnati le telecamere dei tg nazionali anche perché stavano celebrando una bizzarra e incomprensibile divisione interna.

Ma d'altro canto, la vicenda xylella in questi anni è stata un capolavoro al contrario, un avvilente carosello di divisioni a più livelli: filo-scienza contro negazionisti (non è necessario ricordare chi abbia avuto ragione in modo lampante); supporter a oltranza dell'inchiesta della Procura di Lecce (quella che ha azzoppato il Piano Silletti) contro sostenitori delle misure di contenimento; Regione contro governo (che fosse di centrosinistra o gialloverde); persino popolo contro (presunte) élite; sindaci contro un po' tutti, in base al momento, agli umori degli elettori e al vento del consenso, visto che ieri nelle due piazze c'erano molti amministratori salentini in passato invece utili sponde dei negazionisti di ogni risma, un po' come accaduto dalle parti della Regione. Quella Regione dove le fratture, anche qui e anche solo sottotraccia, sembrano ancora persistere. L'amministrazione Emiliano, lo sappiamo bene, approcciò non nel migliore dei modi il dossier xylella, ma anche l'altroieri c'è stato quantomeno qualche errore di comunicazione interna: Di Gioia commentava con soddisfazione il decreto del ministro, mentre nelle stesse ore Emiliano avvertiva che «la mobilitazione continua».

Complessivamente, colpisce la collettiva torsione del dibattito: adesso tutti ferventi e rigorosi sostenitori dei piani di contenimento del batterio, che negli anni ha divorato chilometri fino ad affacciarsi alle porte del Barese. Proprio questo generale rinsavimento doveva essere per gli agricoltori un motivo in più d'unità. E invece nulla. E allora si torna alla domanda iniziale: perché dividersi? Non può bastare la variabile politica: Coldiretti vorrebbe la defenestrazione di Di Gioia e incalza a muso duro Emiliano, le altre associazioni invocano genericamente un maggior impegno di tutte le istituzioni. Ma schiacciare la lettura della spaccatura solo su "anti-Emiliano contro pro-Emiliano" è operazione troppo rigida e ingenerosa nei confronti del variegato mondo agricolo e di una questione così complessa. Potrebbe allora insinuarsi un'altra chiave: nord contro sud. La sensazione è che tra le file di Coldiretti ci sia un maggior tasso di salentinità, e che viceversa il cartello delle altre associazioni sia a trazione nord Brindisino-Barese. Non è differenza di poco conto, perché profondamente diverse sono le storie e le istanze territoriali in rapporto alla xylella: il Salento deve fare i conti con la desertificazione dell'olivicoltura e con una complessa operazione di ricostruzione del settore, e forse anche da qui (cioè dagli errori del recente passato) discende l'astio verso la Regione; da Ostuni in su invece si lotta ancora corpo a corpo col batterio, per limitarlo e imbrigliarlo e così salvare gli ulivi. Il che non sposta di un millimetro il punto focale: marciare divisi è un errore madornale. Che offusca le visioni "sistemiche" a difesa dell'intera Puglia e che - come nella hegeliana "notte nera delle vacche nere" - tutto confonde, impedendo di portare avanti rivendicazioni nel merito. E con metodo.
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Domenica 10 Marzo 2019 - Ultimo aggiornamento: 19:45