«Un mese di lavoro pagato 92 euro»: denunciò lo sfruttamento nei call center, Mattarella la nomina Cavaliere

Martedì 29 Dicembre 2020 di Paola ANCORA

Esiste un “giudice” a Berlino. Esiste ancora, nel mondo frammentato del lavoro senza diritti e della precarietà, chi trova il coraggio di ribellarsi e di rivendicare dignità, per sé e per gli altri. Esiste ancora chi pensa che le cose non solo possano, ma debbano cambiare. Michela Piccione è una di queste persone. «Un mese di lavoro nel call center è pagato 92 euro» denunciò nel 2017. E, oggi, il Capo dello Stato Sergio Mattarella l'ha nominata Cavaliere del Lavoro: «Non potevo crederci, pensavo a uno scherzo» racconta Michela, incredula.

Fece scalpore, quella voce femminile, quella denuncia ferma in un ambiente dove le voci - al telefono, dietro gli schermi dei computer - sono centinaia. Tutte incatenate al bisogno, tutte restie a rompere il silenzio e rinunciare, così, a quei pochi denari in un territorio dove se per 92 euro non lavori tu, ci sarà un altro pronto a farlo. Il bisogno, da queste parti, si moltiplica, un giorno dopo l'altro. A Taranto, nella provincia e oltre i suoi confini, la storia di Michela è corsa di bocca in bocca. Eppure le porte dei Palazzi che contano sono rimaste chiuse: «Non mi sono mai fermata - prosegue -: ho continuato a scrivere ai ministri, chiedendo un incontro, alla consigliera di parità regionale, che mi ha risposto e avrebbe dovuto darmi un appuntamento, ma non lo ha mai fatto».

Non tutti, però, sono rimasti sordi alle richieste di questa lavoratrice: il presidente Mattarella ha ascoltato, letto. E ha scelto di conferire a una precaria, sfruttata donna del Sud e alla sua battaglia di dignità il riconoscimento di Cavaliere: un segnale, non solo per Michela. Un gesto simbolico che, magari, servirà a dare coraggio alle tante altre Michela nascoste dietro lo schermo di un computer, dietro una macchina da cucire o al sole dei campi pugliesi, pagate quattro soldi e convinte che nessuno darebbe mai loro ascolto. Ecco, quel riconoscimento significa che qualcuno che ascolta c'è ancora: quindi abbiate fiducia, abbiate coraggio. «Il mio obiettivo - continua Michela - è quello di far introdurre una legge contro il caporalato nel mondo del call center. E questo obiettivo si può raggiungere se si denunciano le condizioni di sfruttamento. Spero di dare coraggio a tutte coloro sono nelle mie stesse condizioni. Quando l'abbiamo fatto noi, con le altre quattro compagne, eravamo arrivate a sentirci umiliate».

A sostenere la battaglia di Michela sin dall'inizio è stato il segretario della Slc Cgil di Taranto Andrea Lumino: «Lui è stato la mia spalla e mi ha dato la forza necessaria. Non mi ha mai fatto sentire sola. Insieme siamo riusciti a ottenere una paga decente». E il segretario rivendica oggi il risultato della lotta sindacale portata avanti da Michela con altre quattro operatrici: «Il passaggio da operatrice telefonica “invisibile”, sottopagata e costretta a fare la colletta per acquistare persino la carta igienica per andare in bagno, a “Cavaliere del Lavoro” non è una favola ma un episodio di vita reale, voluto e cercato. Da anni conduciamo questa battaglia, contro committenti che speculano, istituzioni dormienti che latitano, senso di frustrazione per la fame di lavoro e di ricerca del minimo guadagno. Questa volta la “favola” l’abbiamo scritta noi».

Anche la segreteria territoriale della Cgil di Taranto ha espresso il proprio apprezzamento: «Va restituita una dimensione collettiva alla tutela del lavoro e al lavoro il significato che spesso, a causa del ricatto occupazionale, viene compromesso dalla paura e probabilmente dalla sfiducia nelle istituzioni. Quella sfiducia che, con il riconoscimento onorifico di Cavaliere del lavoro a Michela, il presidente Mattarella ha inteso dissipare nel richiamo alto all’articolo 1 della nostra Costituzione».

Ultimo aggiornamento: 30 Dicembre, 14:22 © RIPRODUZIONE RISERVATA