Decontribuzione Sud, dialogo con l'Europa per la conferma. Carfagna: «Una boccata d'ossigeno per le aziende»

Decontribuzione Sud, dialogo con l'Europa per la conferma. Carfagna: «Una boccata d'ossigeno per le aziende»
di Alessio PIGNATELLI
4 Minuti di Lettura
Giovedì 19 Maggio 2022, 05:00

Una misura che ha consentito di tappare le falle ma su cui pendono grossi interrogativi. La decontribuzione Sud è al centro dell’agenda politica tant’è che la ministra Carfagna, nel question time di ieri, ha spiegato la volontà di rendere stabile un provvedimento che consente un esonero del 30% della contribuzione previdenziale a carico del datore di lavoro fino al 2025 e, nei successivi bienni, del 20 e del 10%. Un’agevolazione che si interseca con altre misure che premiano maggiormente la nascita di Partite Iva o imprese individuali creando una sorta di paradosso. O, quanto meno, un doppio binario. Per esempio, c’è “Resto al Sud” che si incrocia con obiettivi diversi restituendo un quadro non esaltante anche a causa del Cigno nero che ha colpito l’economia: in Puglia, secondo le elaborazioni dell’Osservatorio economico Aforisma, le assunzioni a tempo indeterminato lo scorso anno sono state 62.955. Nel 2020, annus horribilis condizionato dal Covid, 59.273. Nel 2019 furono 87.720. Altre epoche, chiaramente. Guardando a tutto il Mezzogiorno, i dati Inps dicono che si è dato lavoro a 1,4 milioni di persone da gennaio 2021 a febbraio 2022.

Carfagna: una boccata d'ossigeno

«La decontribuzione ha rappresentato una boccata d’ossigeno per le aziende meridionali - ha sostenuto la ministra per il Sud e la Coesione territoriale, Mara Carfagna - ha consentito di contenere nelle aree più fragili gli effetti negativi della crisi economica sull’occupazione. Sin dal mio insediamento mi sono trovata a lavorare per sventare il rischio di decadenza della decontribuzione Sud. Siamo riusciti a ottenere la riconferma per l’anno 2021 e poi per il primo semestre 2022. Stiamo ora lavorando, e di questo ho avuto modo di parlare anche con la Commissaria Europea Ferreira qualche giorno fa, per agganciare la misura al nuovo e recente quadro sugli aiuti di stato introdotto per il secondo semestre 2022 e finalizzato a sostenere le imprese colpite dalle conseguenze dello scoppio della guerra in Ucraina».

Lo sgravio contributivo per i lavoratori di tutti i settori produttivi - tranne lavoro domestico e agricoltura - è stato introdotto nel 2020 per poi essere prorogato fino a giugno di quest’anno a seguito dell’ok della commissione Europea. Come raccontato dalla ministra Carfagna, si sta lavorando per dare alla decontribuzione una veste stabile e un aggancio strutturale ai trattati europei e non più ai quadri temporanei. Una misura che si interseca forse non proprio armoniosamente con “Resto al Sud” che ha obiettivi differenti. I fondi disponibili ammontano a 1 miliardo e 250 milioni di euro. Non ci sono bandi, scadenze o graduatorie: le domande vengono valutate in base all’ordine cronologico di arrivo e sono escluse le attività agricole. Resto al Sud copre fino al 100% delle spese, con un finanziamento massimo di 50mila euro per ogni richiedente, che può arrivare fino a 200mila euro nel caso di società composte da quattro soci.

«L’analisi - spiega Davide Stasi, data analyst e direttore dell’Osservatorio economico Aforisma - si riferisce ai lavoratori dipendenti del settore privato, esclusi i lavoratori domestici e gli operai agricoli. L’agevolazione della decontribuzione, introdotta dal Governo, al fine di incentivare l’occupazione a tempo indeterminato avrebbe avuto maggiore successo se non fossero state introdotte altre misure che incentivano invece la nascita di nuove attività imprenditoriali e libero professionali».

Sul Pnrr «obiettivo pienamente rispettato»

In questo quadro, diventa determinante vedere gli effetti concreti del Piano nazionale di ripresa e resilienza al Sud. «Ad oggi la stima delle risorse destinate al Mezzogiorno ammonta a 86 miliardi, pari al 40,8%. Allo stato, l’obiettivo è pienamente rispettato - ha chiosato la ministra Carfagna - anche le Zes sono pienamente operative e il 40% è un obiettivo che possiamo finora ritenere centrato, a garanzia del quale è predisposto un monitoraggio ex ante e ex post, una interlocuzione costante con le Amministrazioni interessate, un affiancamento e l’eventuale attivazione di poteri sostitutivi in caso di inadempimento».

© RIPRODUZIONE RISERVATA